colosseo
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Dal prossimo anno Milano avrà il suo Colosseo. O meglio, riavrà l’anfiteatro perduto secondo un progetto di archeologia verde che, nelle ambizioni di chi lo ha immaginato e nei primi riscontri ricevuti, risulta essere tra i più interessanti relativi alla futuro della città.

IL PROGETTO • Già dal II secolo sorgeva in prossimità della porta Ticinensis il terzo anfiteatro romano per dimensioni dell’impero, dopo quelli di Roma e Capua, devastato e distrutto dai Goti un paio di secoli più tardi. Ma grazie a un’idea della Soprintendenza Archeologica delle Belle Arti e del Paesaggio e di Antonella Ranaldi, soprintendente ai Beni Culturali, si potrà riconsegnarlo alla città in una modalità innovativa e poetica.

Centinaia di piante saranno messe a dimora in modo da ricalcarne perfettamente la struttura architettonica. Archeologia verde, si diceva: un tema, quello della sintesi tra vegetazione e ruderi, presente nella storia fin dal Quattrocento e lampante nella Città Eterna a cui questo progetto strizza l’occhio. L’intero parco archeologico diventerà così un vero e proprio anfiteatro naturale.

TEMPISTICHE • Dopo due anni di studi e di lavoro da dietro le quinte, si dovrebbe cominciare in questi giorni con la pulitura dell’area su via Conca del Naviglio – attualmente abbandonata e infestata da vegetazione spontanea – e di quella su via Arena dove fino a gennaio aveva sede il Vivaio Riva: qui verranno anche abbattuti i prefabbricati in cemento presenti. Con l’integrazione di queste due aree al retrostante parco archeologico l’area verde risulterà quindi ampliata dai 12.500 metri quadri attuali ai 22.300.

Ma non è finita qui perché il progetto più a larga scala prevede anche una successiva connessione con il Parco delle Basiliche e con la sua Basilica di San Lorenzo, presso il cui sacello di Sant’Aquilino è possibile vedere i resti in pietra dei blocchi di rivestimento dell’anfiteatro utilizzati per le fondazioni. A lavori ultimati, dunque, cittadini e turisti potranno godere di un nuovo parco urbano da circa 100.000 metri e di una passeggiata da sogno tra la Milano romana e paleocristiana.

A febbraio 2019 dovrebbero invece cominciare gli scavi, affidati a una ditta specializzata, sulle porzioni ancora inesplorate dell’anfiteatro: a seguito di una mappatura precisa e dettagliata dei risultati, sarà possibile mettere a dimora il verde di contorno o completamento dei resti delle fondazioni.

FUNZIONI • Verde che sarà posizionato sul perimetro dell’ellisse, dove saranno piantate due file di cipressi (102 in tutto), mentre siepi di bosso, ligustro e mirto in vaso seguiranno il disegno dei sette radiali a sostegno delle gradinate secondo anticipazioni fornite dalla stessa soprintendente. La stessa scelta delle piante ha seguito un criterio filologico e ha tratto spunto dagli antichi viridari. L’area centrale verrà invece mantenuta libera, in vista di un futuro impiego per spettacoli all’aperto.

L’idea di partenza è stata subito presentata al Comune di Milano, che si è dimostrato da subito entusiasta tanto da consegnare in comodato d’uso gratuito l’intero parco per tutta la durata dei lavori. Il progetto sarà realizzato grazie a un finanziamento privato, una sponsorizzazione tecnica da 1.250.000 euro a cui contribuisce la pubblicità installata su un cartellone di via De Amicis.

402 d.C.

i Visigoti devastano Milano

2019

cominciano gli scavi

22.300

i metri quadri del futuro parco archeologico

100.000

i metri quadri della futura passeggiata

1.250.000

il costo in euro dell’intervento

Sì a fioriere, no a pedane

Nuove regole per il decoro nel centro città

Portare ordine e decoro in centro storico uniformando gli spazi esterni occupati da tavolini, tende, sedie, chioschi e altre strutture: questo l’obiettivo di un documento comunale, concertato con la Soprintendenza, il Municipio 1 e Confcommercio e a cui i commercianti dovranno adeguarsi entro il 2021. Gli interessati? Quelli di piazza Duomo, corso Vittorio Emanuale II, via Cattaneo, via Pellico, via Foscolo, via Berchet, via San Raffaele, via Santa Radegonda, via Ragazzi del ’99, via Agnello, via Hoepli, via San Paolo, piazza Liberty, via San Pietro all’Orto, piazza San Carlo, via Beccaria, via Passarella, via Pattari e via Marconi. Ecco alcune delle regole: tavoli e sedie dovranno avere un design lineare e colori armonizzati al contesto monumentale di riferimento nelle tonalità del marrone, beige, avorio, bianco e grigio. E ancora sì a fioriere, no categorico a pedane, tappeti, zerbini, gazebo. YB

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Ma la Milano perduta è molto altro: 10 casi

Abbiamo selezionato dieci simboli della storia di Milano e dei suoi quartieri: simboli che non ci sono più e che difficilmente rivedremo esattamente come le fotografie d’epoca testimoniano. Ma il caso dell’anfiteatro verde insegna: a Milano le idee non mancano e c’è sempre modo e speranza di dare un futuro a ciò che è stato.

NAVIGLI

Se ne parla ormai da anni ed è uno dei progetti più ambiziosi della Milano del futuro: la riapertura dei Navigli interrati nel corso del Novecento. O meglio, la realizzazione di nuovi canali sui tracciati dei vecchi. Più che di costi si dovrebbe parlare di investimenti, perché le analisi parlano di un chiaro indotto in termini economici, occupazionali, sociali e ambientali che ripagheranno Milano di quanto speso

VIA LAGHETTO

Nel 1388 Gian Galeazzo Visconti fece scavare un laghetto artificiale, destinato a far attraccare i barconi contenenti i marmi necessari alla costruzione del Duomo. Ma il primario dell’Ospedale Maggiore, allargatosi al punto di lambirne le acque, lo prosciugò per così dire con un colpo di spugna a cui seguirono quarant’anni di questioni legali. Oggi, in via Laghetto, nemmeno una fontana o una vasca ricordano il Laghetto

FONTANA SCOMPARSA

La De Angeli-Frua, azienda tessile italiana nata nel 1896 e attiva in zona Maddalena (oggi piazza De Angeli e dintorni), fece realizzare alla sapiente mano di Egidio Buoninsegna una fontana, inaugurata nel 1921 e poi scomparsa. Nel 1962 si optò infatti per un temporaneo spostamento della fontana per consentire la realizzazione della prima linea metropolitana. Da quel momento se ne sono perse le tracce

BASTIONI

Abbattuti a partire dalla fine dell’800 e nei decenni seguenti, quasi in contemporanea con la chiusura dei Navigli, con i bastioni quasi scomparsi Milano ha perso le sue splendide passeggiate alberate (tali erano diventati dopo la smilitarizzazione) e un pizzico di romanticismo. I pochi tratti superstiti, come in Porta Venezia, non vengono conservati e valorizzati con l’attenzione e la cura che meritano

SALA DELLE CARIATIDI

Danneggiata dalle bombe della Seconda Guerra Mondiale e dalla negligenza delle autorità successivamente a capo di Milano (che non coprirono per anni la struttura scoperchiata dal crollo del soffitto), la splendida Sala delle Cariatidi appare ancora oggi un monito di cosa può fare la violenza umana. Il dibattito su una sua eventuale ricostruzione in stile è però fermo al palo

IL MERCATO

Il bellissimo Verziere, lunga via-piazza alberata dove si svolgeva un settimanale mercato di verdure tra case popolari dal sapore bohemien, è stato prima unito a via Larga, poi a corso di Porta Vittoria. Lasciando all’alta colonna del Redentore, nell’attuale largo Augusto interessato dai lavori per la linea blu della metropolitana, l’ingrato compito di fungere da semplice spartitraffico

GIAZZERA DI CALVAIRATE

Il centro del borgo rurale Calvairate si trovava nell’odierno piazzale Martini con la sua cinquecentesca chiesa e la sua giazzera, la più grande riserva di ghiaccio di tutta Milano (larga 8 metri e lunga 80) da rivendere poi a commercianti, ristoranti, alberghi e cittadini in un’epoca ancora priva di frigoriferi. Chiesa e giazzera, come tutto il quartiere, furono abbattute con il piano regolatore di Beruto di fine Ottocento

BAGNI DIANA

Furono la prima piscina pubblica (di lusso) di Milano, realizzati nel 1842 dall’architetto Andrea Pizzala in quel di Porta Venezia. Furono addirittura filmati nel 1896, agli albori del cinema, da Giuseppe Filippi per conto dei fratelli Lumière, eppure abbattuti nel 1908 per fare posto all’omonimo hotel. Di questo prezioso spazio per lo svago dei milanesi non c’è dunque più traccia

BOTTONUTO E PASQUIROLO

Il centro di Milano? Fino agli anni ’20 del Novecento era fatto di taverne, bettole, alberghetti, strette viuzze e palazzi popolari. Gli speculatori premevano però per un deciso cambio di passo e fu così che la città perse due dei suoi quartieri più particolari: il Pasquirolo e il Bottonuto. Oggi di loro nessuno parla più e nulla ne è conservato, se non qualche foto d’epoca in bianco e nero

IL LAGO DI LAMBRATE

Chi mai potrebbe immaginare, a pochi passi dall’odierna stazione ferroviaria di Lambrate, un lago usato all’inizio del Novecento come luogo di svago? Eppure c’era, dove oggi si trova il giardino sul lato meridionale di piazzale Udine. Il Miralago fu prosciugato nei primi anni ’50 a causa dell’allargamento inarrestabile della città. Un peccato, perché altre città (come Berlino) hanno fatto dei laghi urbani un vanto


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