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07. 05. 2021 18:50

La Milano dei furbetti: viaggio tra i mille modi «sommersi» per trasgredire le regole anti-Covid

Il domino delle feste in casa e delle cene clandestine al ristorante muove tendenze e furbizie

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Tutto chiuso. Anzi, no. Chiuso, ma aperto. A qualche intimi. Oppure a tutti. A seconda di come butta. C’è un popolo della notte (ma anche del giorno) che non si ferma di fronte alle restrizioni anti-Covid. Sono gli irriducibili che approfittano a loro volta di ristoratori ribelli o, più semplicemente, furbetti, che formalmente chiudono le serrande, ma poi le riaprono dal retro oppure con qualche particolare password regalata ai clienti più affezionati.

In questo gioco dell’oca gli ostacoli dei controlli si aggirano spesso con qualche accorgimento: per accedere nei ristoranti degli hotel, ufficialmente aperti solo ai clienti che vi soggiornano, si fa una sorta di check-in all’ingresso. E per non dare nell’occhio e incappare in un posto di blocco, si usa il taxi. Anche se – confessano gli stessi conducenti – qualcuno viene pizzicato anche con questo stratagemma. I livelli della trasgressione, ad ogni modo, sono differenti.

Bar. Per quanto riguarda i locali più comuni come il classico bar del cappuccio e brioche ci sono due linee di violazione: quella dei titolari “provati” dalle restrizioni al punto da tenere aperto anche il servizio al banco, a costo di rischiare la sanzione e la chiusura per cinque giorni, e quella degli scaltri che assicurano solo l’asporto (come previsto dalle misure in vigore), ma negli angoli più nascosti del bar fanno servizio al tavolo per qualche affezionato.

Aperitivo. Per quanto riguarda gli irriducibili dell’aperitivo, si corre soprattutto nei cocktail bar all’interno degli alberghi. Si apre un vero e proprio mondo fatto di finti appuntamenti con presunti ospiti, meeting di lavoro con gente che lavora dentro gli stessi hotel oppure passaggi da porte secondarie. I controlli si concentrano meno su queste realtà dove, effettivamente, la linea di confine tra avventori “regolari” e “intrusi” è piuttosto sottile e di difficile individuazione.

L’apertura di bar e ristoranti dentro le grandi strutture alberghiere, soprattutto quelle da quattro o cinque stelle, rappresenta una “manna” per le escort che – stando alle testimonianze di alcune dirette interessate – non conoscono crisi in questo periodo, particolarmente favorevole anche per i business men di passaggio a Milano e che proprio dentro il ristorante del proprio hotel cercano compagnia per la serata.

E poi ci sono gli amici degli amici, magari quelli che intrattengono rapporti personali con chef, maitre, bartender e altri dipendenti: per loro il via libera, con i dovuti accorgimenti, è molto più semplice. Senza dimenticare motel e B&B, che costano meno e diventano meta abbordabile di adolescenti in cerca di una location per qualche festa con cibo e beverage annesso.

Cena. Sulla cena, invece, c’è chi abbassa semplicemente le saracinesche, raccomandando discrezione e un po’ di silenzio per non dare nell’occhio e “nell’orecchio”. Si entra su raccomandazione, con qualche parola d’ordine.

Ed è una pratica diffusa tra chi ormai si fregia dell’etichetta di “ristoratore ribelle” e chi ha capito da tempo che con la consegna a domicilio non si va troppo lontani. I casi, già finiti nel mirino di Questura e Carabinieri, si moltiplicano settimana dopo settimana. Segno che il punto di esasperazione, ma anche di disinvolto menefreghismo, ha raggiunto un livello di guardia. Il tutto sognando la zona bianca. Già, perché anche con il giallo, che consentirebbe solo l’apertura a pranzo, il “brivido” della cena clandestina non ha prezzo.

Il racconto di un lettore: «Ceno fuori grazie agli amici»

La cena fuori me la sono sempre concessa, basta cercarsela. Marco, nome di fantasia per mantenere l’anonimato, è manager di un gruppo edile con sede a Milano. Ma sembra anche una guida parlante ai migliori ristoranti della città. Proprio grazie ad amicizie e conoscenze non ha mai avuto grandi problemi a trovare il locale che lo ospitasse. A Mi-Tomorrow racconta uno spaccato di questo mondo sommerso che si muove nelle ore del coprifuoco.

Da quando non si concede una cena al ristorante?
«L’ultima volta è stata sabato scorso».

I locali sono chiusi per la cena dalla fine dello scorso ottobre…
«Lo so bene, mi tengo informato e conosco le normative, pur trovandole assurde».

Giudizi a parte, frequenta sempre gli stessi ristoranti?
«Diciamo che mi sono creato una piccola lista di 7-8 realtà: posso scegliere».

Esce spesso?
«Una o due volte a settimana».

Da solo?
«Dipende: a volte approfitto di proseguire un incontro di lavoro anche a cena».

Nessun controllo?
«Dentro i ristoranti mai».

E per strada dopo le 22.00?
«Una volta, ma ho spiegato che stavo rincasando tardi dall’ufficio».

Gira sempre con la sua auto?
«Ho l’autista, ma questo conta poco. Ogni tanto prendo il taxi, ma più per non dovermi preoccupare anche di bere un bicchiere in più».

Che tipo di persone incontra in queste cene clandestine?
«C’è davvero di tutto, nulla di troppo diverso da quanto avviene normalmente: coppie, amici, gruppi di lavoro, stranieri, accompagnatrici nei posti più di lusso».

Quali?
«Dentro gli hotel, dove si lascia sempre il documento in reception, non è raro trovarsi in sale piene».

Ma come fa ad accedere?
«Ho molti amici e sono da sempre un buon cliente».

Nessun timore per possibili contagi?
«Faccio un lavoro che mi porta comunque a incontrare persone ogni giorno: il pericolo non è solo al ristorante».

Ma lì ci si abbassa la mascherina…
«Succedeva anche a pranzo nel mese di febbraio o prima di Natale quando eravamo in zona gialla. Ancora non ho capito dove stia la differenza».

Se avesse un ristorante, aprirebbe ai clienti come lei?
«Non ho mai pensato ad investire in un’attività del genere, ma magari mi troverei in una condizione talmente mortificante da provare a sfidare le regole e da garantire un piccolo sfizio ai miei clienti»

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