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05. 12. 2020 10:28

Tra le polemiche il Giro d’Italia arriva a Milano. Il campione Nizzolo: «Per me è un pezzo di cuore»

Il Giro arriva a Milano: intervista esclusiva al campione italiano ed europeo Giacomo Nizzolo

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Milano gli ha dato i natali, la Brianza lo ha fatto diventare un ciclista. E non uno qualsiasi. Un professionista, un campione, un vincitore

Che negli ultimi mesi è riuscito a vincere il titolo italiano (lo aveva già fatto nel 2016) e quello europeo, diventando il simbolo della forza che il ciclismo italiano continua a sprigionare a livello mondiale. Giacomo Nizzolo, classe 1989, velocista del team Ntt Pro Cycling, il Giro lo sta guardando in tv. Ma a Milano, domenica 25, sarà sul traguardo.

giacomo nizzolo

Giacomo, è un anno da incorniciare al di là del coronavirus: campione italiano e campione europeo.
«Era un anno su cui puntavo molto: arrivavo da stagioni difficili. La preparazione invernale era stata molto buona, senza intoppi, speravo in qualche risultato importante. Certo, una doppietta come questa è da sogno».

La tua stagione è finita al Tour o possiamo ancora vederti in gara dopo il Giro?
«Abbiamo deciso insieme al team che dopo l’infortunio al Tour la mia stagione sarebbe finita. Quindi tornerò in gara solo nel 2021. Ora un po’ di riposo, poi di nuovo sotto con la preparazione».

Il Giro non sarebbe stato comunque nel tuo programma?
«No, il programma prevedeva il Tour e dopo la classiche del Nord. Poi l’infortunio ha anticipato un po’ tutto».

«A Milano scelte importanti sulla mobilità. Per me è un pezzo di cuore»

La corsa rosa in ottobre. Giusto così?
«Credo fosse l’unica opzione. L’organizzazione sta gestendo nel migliore dei modi. Al tempo, poi, non si comanda. E nemmeno al clima. Quindi i corridori stanno soffrendo un po’ di freddo e di pioggia. Ma fa parte del gioco».

Milano sarà ancora il palcoscenico della Maglia Rosa e del Trofeo Senza Fine. Cosa ti lega a Milano?
«Milano è la mia città, non solo perché qui sono nato e ho vissuto i primi anni della mia vita. Milano ha qualcosa di speciale. Quando torno e passo da qui la sento mia. Siamo legati in maniera viscerale, la sento come luogo a me caro, davvero».

Sei cresciuto in Brianza. Ti senti più milanese o più brianzolo?
«La Brianza ha giocato un ruolo chiave nella mia crescita. Dal punto di vista ciclistico, poi, sono nato lì. Ci sono percorsi adatti ad allenarsi e crescere. Però Milano è Milano, è un pezzo di cuore».

Come mai ci sono pochi professionisti milanesi?
«Perché non è facile svolgere attività ciclistica in città, quindi le società e le federazioni non investono molto. Ma è normale, succede spesso nelle metropoli».

Come vedi il settore giovanile del ciclismo a Milano e in provincia?
«In assoluta salute. Sicuramente è un momento difficile, ma da quello che vedo le società e le istituzioni stanno puntando sul ciclismo giovanile».

Cosa credi serva alla Milano del futuro per essere sempre più credibile come città a misura di ciclista?
«Ho notato che si è investito molto sulle ciclabili. Penso che Milano stia facendo scelte importanti sui temi della mobilità e dell’ecologia. Sta puntando sui mezzi pubblici e sulle bici. È già un esempio per tante altre città in tutto il mondo».

Strade chiuse a Milano

Il prefetto ha chiesto ai milanesi di evitare di scendere in strada a causa della delicata situazione epidemiologica. Inoltre le strade attraversate dalla gara saranno chiuse alla circolazione dalle 9 alle 18. Per saperne di più clicca qui.

 

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