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26. 11. 2020 07:33

Milano, istantanee dal Niguarda: viaggio tra le corsie di un ospedale al collasso

Il Niguarda rappresenta la prima linea milanese nella battaglia contro il Covid: ecco la situazione al suo interno

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In questa estenuante guerra contro il virus l’ospedale Niguarda rappresenta la prima linea del fronte, una di quelle maggiormente esposte agli attacchi. Nonostante i video sui social di reparti vuoti, qui la situazione è a dir poco critica. «Non eravamo eroi a marzo, ma non siamo impostori adesso», si sfoga Donatella Bambacini, coordinatore infermieristico di Malattie infettive durante un’intervista al Corriere.

Tra le corsie. Blocco Nord. Al terzo piano c’è il reparto di Malattie Infettive, 29 posti letti attrezzati con un’anticamera a pressione negativa che risucchia l’aria della stanza e la sostituisce completamente sei volte ogni ora. Questo è l’unico reparto Covid a non aver mai chiuso tra la prima e la seconda ondata. Qui a Luglio c’erano 10 pazienti, ora più di 100.

Nel giro di poche settimane il Covid ha obbligato la direzione del Niguarda a convertire ben 13 reparti: 340 malati, di cui 29 in terapia intensiva. Lo scenario più suggestivo è quello del primo piano, il reparto di Medicina interna. I pazienti sono suddivise come se fossero le aree di rischio dell’Italia: gialle, arancioni, rossi. I colori indicano i litri di ossigeno di cui hanno bisogno per non soffocare.

policlinico trapianto polmoni

Li vedi lì sui letti d’ospedale tra tubicini e quei caschi di plastica tristemente noti che pompano aria a tutta velocità come se fossero bambini con la testa fuori dal finestrino dell’auto in una giornata estiva. Ma non c’è nulla di piacevole in tutto ciò: quel casco è la loro unica speranza di vita.

«Questa polmonite da Covid ha avuto un 16-17% di mortalità fuori dalle terapie intensive, il doppio in quei reparti – racconta Paolo Tarsia, direttore di Pneumologia -. Sono percentuali poco più alte di quelle delle “normali” polmoniti molto gravi da richiedere ricovero ospedaliero. L’eccezionalità è data dal numero dei casi, oltre trecento tutte insieme. Oggi ci sono pazienti che apparentemente stanno bene ma hanno Tac polmonari molto compromesse. E di solito in poche ore la situazione precipita».

 

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