liliana segre
liliana segre

L’appuntamento è per domani, a partire dalle 17.30, in piazza Mercanti. Alle 18.00 ci si muoverà in direzione di piazza del Duomo per poi attraversare la Galleria Vittorio Emanuele II e fermarsi in piazza Scala, davanti a Palazzo Marino. A concludere l’appuntamento sarà la senatrice a vita Liliana Segre: proprio per esprimerle solidarietà è stata pensata dal sindaco di Milano, Giuseppe Sala, assieme al sindaco di Pesaro e presidente ALI-Autonomie Locali italiane, Matteo Ricci, la manifestazione “L’odio non ha futuro”.

 

Il valore di questa iniziativa è però più ampio in quanto si propone di essere per la memoria, contro l’odio e il razzismo. Tant’è che i due sindaci hanno lanciato la “Rete delle città per la memoria, contro l’odio e il razzismo” e hanno invitano tutti i sindaci a partecipare per dare un carattere nazionale all’iniziativa. E’ stata scelta come data il 10 dicembre perché ricorre il 71esimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani,

I promotori. Oltre al Comune di Milano la marcia è stata organizzata dall’ Associazione nazionale comuni italiani (ANCI), da Autonomie locali italiane (ALI) e dall’Unione province italiane (UPI) per testimoniare la vicinanza delle Amministrazioni di piccoli, medi e grandi comuni alla senatrice a vita Liliana Segre.

«Milano è la città di Liliana Segre, qui è nata, da qui è partita e qui è tornata. Saremo in tantissimi a manifestare la nostra amicizia, stima e vicinanza a lei che è per noi la memoria, la verità e la forza di una storia che non sarà mai dimenticata. Milano e i milanesi non saranno mai indifferenti: condanneremo sempre ogni parola e ogni atto di odio e di razzismo», ha detto Giuseppe Sala.

Una risposta forte è arrivata dai sindaci di tutta l’Italia, sono ben 400 quelli che hanno aderito e verranno domani pomeriggio in città con la fascia tricolore. Oltre a quello di Pesaro c’è da segnalare Antonio Decaro (Bari), Valeria Mancinelli (Ancona), Michele De Pascale (Ravenna), Chiara Appendino (Torino), Leoluca Orlando (Palermo), Dario Nardella (Firenze) e Giorgio Gori (Bergamo) e Claudio Scajola (Imperia).

Sindaci di centrosinistra ma non solo, il leader della Lega Matteo Salvini ha annunciato il via libera: si attendono, quindi, anche i primi cittadini del Carroccio. Per la riuscita della manifestazione sarà determinante la partecipazione popolare. Secondo le stime degli ultimi giorni saranno circa cinquemila i cittadini che si uniranno ai sindaci e seguiranno la conclusione in piazza della Scala con gli interventi del sindaco di Milano e della senatrice Segre.

L’impegno dei sindaci non terminerà con la marcia. ALI-Autonomie Locali Italiane sta inviando a tutti i comuni un odg da far approvare in consiglio comunale che impegna le amministrazioni a sostenere il percorso della Commissione istituita dal Senato della Repubblica e a coltivare la memoria dell’antifascismo e della lotta contro tutti i totalitarismi, dei crimini compiuti nelle guerre coloniali, delle leggi razziali, della persecuzione degli ebrei e dalla Shoah.

Una senatrice a vita sotto scorta

Liliana Segre è nata a Milano nel 1930 in una famiglia ebraica. Arrestata nel 1943, il 30 gennaio 1944 venne deportata dal binario 21 della stazione di Milano Centrale al campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau e venne liberata dalle Forze armate statunitensi il primo maggio 1945 dal campo di Malchow, un sottocampo del campo di concentramento di Ravensbrück dove era stata tradotta.

Nei campi di concentramento ha perso tutta la famiglia che, assieme a lei, era stata deportata. Per molto tempo non ha voluto parlare della sua esperienza, poi a partire dal ’97 ha deciso di offrire la sua testimonianza. Nel 2018 è stata nominata senatrice a vita dal Presidente della Repubblica Mattarella “per avere illustrato la Patria con altissimi meriti nel campo sociale”, nel 2019 sono iniziate le minacce di morte e gli insulti sul web al punto che il prefetto di Milano Renato Saccone, durante il comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza, le ha assegnato una scorta.

Milo Hasbani
Milo Hasbani

«Qui un’isola felice, ma siamo in allerta»
Hasbani (Comunità Ebraica di Milano): «C’è una rinascita di antisemitismo»

E’ nato a Beirut, è arrivato a Milano nel 1963, dallo scorso maggio è presidente della Comunità ebraica di Milano dopo vent’anni di appartenenza. Milo Hasbani racconta a Mi-Tomorrow cosa significhi per gli ebrei che vivono in città la manifestazione che si svolgerà domani.

E’ stato coinvolto dal sindaco nell’iniziativa?
«No, ne sono venuto a conoscenza grazie ai media».

Come la giudica?
«E’ una bellissima iniziativa, arriva in un momento in cui c’è una rinascita di antisemitismo».

E’ nata in seguito alla vicenda della senatrice Segre.
«Tutti conosciamo la storia di Liliana Segre, è una persona tranquilla che ha deciso di raccontare la sua storia dopo tanti anni, trovo che sia triste dover accettare la protezione della polizia: non se l’aspettava, come non si aspettava di ricevere minacce di morte».

Quanti sono gli ebrei in città?
«Gli iscritti alla comunità sono 5.300, stimiamo che siano circa 1.500 i non iscritti».

Com’è il loro rapporto con Milano?
«Di grande partecipazione alla vita della città, siamo tutti molto integrati».

In questo momento c’è paura nella comunità?
«No, direi piuttosto che si vive un’allerta: è dovuto anche al clima politico, ci sono frange di estremismo neonazista che partiti di destra e sinistra dovrebbero condannare e combattere uniti».

Esiste un antisemitismo anche nell’estrema sinistra?
«Sì, esiste sia all’estrema destra che all’estrema sinistra».

Comunque non avvertite pericoli?
«Quando ci incontriamo con rappresentanti di altre comunità d’Europa io dico che Milano è un’isola felice, in Francia o in altri paesi la situazione è molto diversa».

Questo perché l’antisemitismo è estraneo alla mentalità milanese?
«Non fa parte della mentalità milanese anzi la cittadinanza partecipa sempre numerosa e con molto interesse agli eventi culturali organizzati dalla comunità».

Quanto conta la questione Israele nei rapporti con la cittadinanza?
«Premesso che la questione israeliana ci tocca da vicino, noi non entriamo nella politica, ma Israele è sempre nel nostro cuore e nei nostri pensieri».

Come sono i rapporti con la comunità musulmana?
«Abbiamo buoni rapporti con la parte moderata, penso all’iman Pallavicini: ci vediamo, ci confrontiamo, c’è un rispetto reciproco, abbiamo anche cose in comune come la questione della macellazione della carne».

Conosce la senatrice Segre?
«Certo, la vedo spesso, partecipa alle nostre manifestazioni, è molto impegnata a raccontare la sua esperienza nelle scuole».

Come vive questa nuova situazione?
«E’ dispiaciuta, soprattutto non riesce a capire come sia possibile che una persona come lei sia minacciata di morte».

Ciò nonostante è sempre combattiva.
«Molto, è una persona da ammirare».

Domani parteciperà alla manifestazione?
«Sì, ci sarò. Con un auspicio».

Quale?
«Mi auguro di vedere non solo fasce tricolori, ma anche tanti cittadini».

Domani parte da Milano un messaggio per tutta l’Italia?
«E’ nella sua storia, Milano ha sempre dato messaggi molto forti, più di altre città».

Casellati: «Segre un simbolo per tutti noi»

Anche la presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, insieme proprio a Liliana Segre, ha voluto visitare nei giorni scorsi il Memoriale della Shoah di Milano, nella zona sottostante il piano dei binari della

Stazione Centrale. Da qui, dal binario 21, Segre, tra i fondatori del Memoriale, venne deportata ad Auschwitz quando aveva 14 anni. «Liliana Segre è un simbolo per tutti noi, un emblema per quello che è stata, e per quello che rappresenta la sua storia», ha spiegato la seconda carica dello Stato.

A proposito del Memoriale dello Shoah, Casellati ha aggiunto: «E’ un luogo di grande riflessione e soprattutto di formazione per i giovani, e qui si preserva la memoria di quella che è stata una delle pagine più buie della nostra storia. C’è scritto indifferenza, l’indifferenza è il non sentimento, il voltarsi dall’altra parte, l’ignorare le ragioni degli altri. Io mi auguro che proprio qui dentro si maturi quella consapevolezza necessaria per tutti noi di solidarietà e fratellanza che può nascere soltanto considerando tutte quelle aberrazioni che sono successe e non dovranno più succedere».


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