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27. 11. 2020 14:45

Da Milano a New York: il punto di vista sull’Election Day

Tre nostri ex concittadini, ormai stabili nella Mela, ci introducono alla notte delle notti: Trump o Biden?

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Il grande giorno è arrivato. Gli Stati Uniti tornano al voto, quattro anni dopo la notte che ha scioccato il Paese e il mondo intero, quando Donald Trump vinse a sorpresa le elezioni contro Hillary Clinton, smentendo tutti I sondaggi.

Biden o Trump? L’attesa è finita

Da quell’8 novembre 2016 di acqua sotto i ponti, nel Paese dei sogni e delle libertà, ne è passata eccome. Il boom economico vissuto durante i primi tre anni dell’amministrazione Trump, con tassi di disoccupazione ai minimi storici (3,5%) e una serie di politiche fatte di tagli alla burocrazia e aumento dei fondi pensionistici, è stato spazzato via dalla crisi della pandemia e da Covid-19.
Una crisi che ha provocato ad ora 9 milioni di contagi e 220mila decessi nel Paese, complice una gestione miope e disomogenea della pandemia da parte del Presidente e l’assenza di una strategia complessiva della sua amministrazione.
Mc Donald. Un Trump che, però, si presenta combattivo come non mai. Superata a tempi di record la battaglia contro il coronavirus, a cui è risultato positivo lo scorso 2 ottobre e da cui si è ripreso in meno di due settimane, il presidente è tornato all’attacco collezionando comizi su comizi, richiamando decine di migliaia di sostenitori a suo supporto (nessuno o quasi di questi indossando la mascherina, né tantomeno rispettando il distanziamento fisico) e consolidando la sua base elettorale.
Così disprezzato dall’America delle coste, quella di New York e di Los Angeles, Trump continua a essere idolatrato dall’America di mezzo, quella del Midwest e degli stati del cosiddetto “ex muro blu” – Wisconsin, Michigan e Pennsylvania – che un tempo votarono Democratico (per l’appunto, blu) ma che nel 2016 si fidarono di Trump e delle sue promesse conservatrici tutte focalizzate sull’America First.
Vecchio Joe. Dall’altra parte, c’è chi vuole portare indietro le lancette a quattro anni fa e ricominciare da capo: Joe Biden. Ex vice presidente di Barack Obama, 77 anni, il vecchio Joe si sta presentando alle elezioni di questa notte con l’immagine del “nonno d’America” che vuole arginare le stranezze, gli estremismi, le esagerazioni e le volgarità istituzionali del “mostro Trump”.
Biden non ha una sua base elettorale, non scalda i cuori come faceva Barack Obama, ha meno carisma di Bill ed è meno studioso della politica di Hillary Clinton. Ma, dato per spacciato alle primarie e alle elezioni generali, si presenta al voto in vantaggio in quasi tutti i sondaggi, resiliente come non mai, mostrando un volto normale e pacato e presentandosi con un’agenda progressista ma equilibrata, volta al caro compromesso bipartisan vecchio stampo.
Milano ovunque. Due Americhe diverse, lontane, divise, che si scontrano. Uno, Donald Trump, che fa di tutto per farle scollare consolidando la sua parte. L’altro, Joe Biden, che si presenta come quello che vuole unirle.
Nel mezzo 328 milioni di americani (più di 90 hanno già votato), tra cui alcuni di “noi”: i milanesi. Che, partiti da immigrati – quelli che Trump sta tentando di ostacolare con un’agenda aggressiva anche nei confronti dei regolari possessori di visto – sono diventati parte del Paese. E adesso dicono la loro.

MILANESI OLTREOCEANO 

 GLAUCO MAGGI GIORNALISTA election day usa trump biden

«Trump ha mantenuto le promesse»

Quattro anni di Trump, un giudizio?
«È positivo, ha mantenuto le promesse. “Distruggerò l’ISIS” e lo ha fatto. “Negherò il nucleare all’Iran” e ha cancellato il patto di Obama che dava a Teheran la bomba in 10 anni. “Mi batterò pro Israele” e ha portato l’ambasciata USA a Gerusalemme. Il suo Patto per la Prosperità per israeliani e palestinesi ha indotto quattro Paesi a maggioranza islamica, Emirati, Bahrein, Kosovo e Sudan, a far pace con Israele. “Creerò posti di lavoro” e prima del Covid ha centrato il record di bassa disoccupazione con minimi per neri e donne. Non è capito? È descritto senza obiettività dai media e odiato per l’antiamericanismo che svetta se i repubblicani sono al potere».
E sulle politiche riservate agli immigrati?
«Trump vuole un’America “normale” con confini efficaci, quelli ovunque ci sia uno Stato. Con il muro (parziale) e gli accordi con il Messico, frena l’arrivo dei clandestini che oggi sono 11 milioni. Per l’immigrazione legale, oltre agli esuli aventi diritto secondo le norme umanitarie, Trump privilegia la “qualità” degli ingressi sotto i due aspetti del merito personale e della sicurezza nazionale. È banalmente ciò che ci aspettiamo da ogni governo e che vediamo ovunque. Venni qui 20 anni fa seguendo le leggi USA: con Clinton e Bush (visto da giornalista), con Obama (carta verde), con Trump (cittadino nel 2018) ho percorso la trafila di milioni di immigrati in regola. E ho giurato con 156 aspiranti americani da 55 Paesi, un momento solenne».

GERMANA GIORDANO AVVOCATESSAelection day usa trump biden

«Melania e Jill: non c’è paragone»

 
Quattro anni di Trump, un giudizio?
«Penso ad un’unica parola: fallimento. Mentre da gennaio 2020 ad oggi la definizione più adeguata è quella di “assassini”. Il fallimento più eclatante è stato quella di aver fatto morire, oltre all’American Dream, oltre 230.000 vite. E il tutto a causa della pazzia e dell’onnipotenza di un presidente che ancora oggi, al posto di tentare di salvare il salvabile, organizza comizi che sono super focolai. Trump ha ereditato il frutto del lavoro dell’amministrazione del nostro migliore presidente, Barack Obama, distruggendo tutto. Speriamo nel miracolo».
Melania Trump e Jill Biden. Due donne agli antipodi: cosa ne pensa?
«L’ultima first lady di cui mi ricordo è Michelle Obama. Jill Biden sarà la miglior sostituta di Michelle, avendo completato il suo training di otto anni al suo fianco. Non si possono paragonare due modelli come la ex modella Melania e l’insegnante Jill, che non hanno niente in comune, se non un titolo. O almeno lo spero!».

GIANCARLO BRUNO BANCHIEREelection day usa trump biden

«Cosa succederà se vince Biden»

 
Quattro anni di Trump, un giudizio?
«Nonostante le cadute di stile, alcune scelte politiche poco condivisibili e la goffaggine di molti atteggiamenti, soprattutto la sbagliata gestione dell’epidemia, l’amministrazione Trump ha avuto meriti in ambito di riforma fiscale e di direzioni geopolitiche talvolta muscolose, ma corrette. Perché? È un novizio della politica, Trump ha uno stile decisionale basato sull’istinto e sul gut feeling. Molto divisivo, ma anche forte e determinato. La mancanza di dubbi, anche quando sarebbero utili, è spesso ottima».
Come reagirebbe l’economia americana ad un’amministrazione Biden?
«Molto dipende se i democratici vincono il Senato, nel qual caso Biden potrebbe permettersi un programma molto ambizioso. Sanità, istruzione, cambiamento climatico, tasse (sia corporate che individui) con molte pressioni dall’estrema sinistra, con impatto potenzialmente pesante sulla crescita».

La curiosità a stelle e strisce: “Milano, Texas”

Ebbene sì, Milano non è solamente in Lombardia. Nell’intersezione tra la U.S. Route 70 e l’interstatale 36, nel profondo sud del Paese, sorge Milano… Texas!
Sviluppatasi dal 1874, quando l’azienda International-Great Northern Railroad Company fondò la sua fabbrica nelle vicinanze, la cittadina divenne interscambio di merci e persone grazie al passaggio della ferrovia.
election day usa trump biden
Leggenda vuole che la chiamarono così perché aveva un clima simile a quello della nostra Milano, cosa non sempre vera. Fatto sta che quel nome le venne dato e quel nome si tiene ancora. Nella Milano del Texas, distante due ore e mezza da Dallas, ci vivono in 421 secondo il censimento del 2019.
Quattro anni fa votò in massa Donald Trump, come il resto della contea in cui Milano si trova, Milam, dove il partito repubblicano prese il 73,45%.
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