plastic free
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Milano plastic free: no, lo storico locale ora in via Gargano non ha nulla da temere. Non si parla di movida, ma di contrasto all’inquinamento da plastica e di buone pratiche da mettere in campo per un futuro più sostenibile.

Milano prova a guidare il cambiamento: il Comune, assieme a Legambiente e Confcommercio, ha lanciato a gennaio il progetto Plastic free, che vuole sensibilizzare cittadini ed esercenti contro la plastica monouso.

Si è partiti dai distretti commerciali di Isola e Niguarda, dove sono circa duecento gli esercizi commerciali potenzialmente coinvolti tra via Borsieri, via Thaon de Revel, via Ornato e via Graziano Imperatore, ma l’obiettivo è di estendere l’iniziativa a tutta la città.

C’è, d’altronde, tanto da fare, all’ombra della Madonnina come nel resto d’Italia e del mondo. Chiariamo, la plastica non è il male assoluto: lo sono, invece, l’abuso d’imballaggi, spesso inutili, che porta con sé problemi connessi a rifiuti e, appunto, inquinamento, la gestione del prodotto una volta esaurito il suo ciclo di vita e anche alcune pessime abitudini delle persone.

I numeri sono da tempo allarmanti e impongono una riflessione: secondo un rapporto del Wwf, su 396 milioni di tonnellate di plastica prodotte ogni anno nel mondo (una sessantina in Europa), cento vengono disperse in natura a causa della cattiva gestione della filiera.

L’associazione ambientalista evidenzia come, con un approccio più ragionato lungo tutto il ciclo di vita della plastica, si potrebbero ridurre del 57% i rifiuti nell’arco di un solo decennio.

L’Europa, dopo un lungo negoziato, ha deciso lo stop dal 2021 per la plastica monouso, che costituisce almeno il 70% dei rifiuti marini e la cui messa al bando, per il Wwf, sottrarrebbe da sola il 40% dei rifiuti plastici: vietati prodotti come posate, piatti, cannucce e cotton fioc non biodegradabili (già off limits in Italia dallo scorso gennaio), ma anche scatole per hamburger e contenitori alimentari per frutta e verdura, dessert o gelati.

Tra gli obiettivi vincolanti della direttiva anche il 25% di plastica riciclata dal 2025, anno in cui gli Stati membri dovranno raccogliere il 90% di bottiglie in plastica monouso. L’Italia per una volta è in prima linea, con il tema che figura tra le priorità del ministro dell’Ambiente Sergio Costa: la bozza del ddl “salva mare” prevede il divieto, già dal 1° gennaio 2020, dell’immissione sul mercato di prodotti in plastica monouso.

Ci si muove a tutti i livelli: proprio a Milano, alla Cascina Cuccagna, FederBio e Assobioplastiche hanno siglato un protocollo d’intesa per favorire l’impiego di bioteli in agricoltura. L’accordo prevede l’avvio della sperimentazione di bioplastiche biodegradabili e compostabili per la pacciamatura nelle coltivazioni biologiche. L’Italia, insomma, c’è e il cammino è iniziato: ora, però, a detta di tutti, serve un deciso cambio di passo.

L’anticipazione
Convegno Nazionale il 5 aprile
Sarà Milano a ospitare il 5 aprile la prima conferenza nazionale sul futuro delle plastiche, organizzata da Federazione gomma plastica e Unionplast: un’occasione d’incontro e confronto per definire un percorso che coniughi crescita economica, innovazione e sostenibilità ambientale e sociale. Il settore conta in Italia oltre undicimila imprese per un fatturato di oltre 30 miliardi di euro.

L’alternativa che arriva dagli States
Massimo Massarotto racconta la proposta di Apepak
Educazione ambientale, modifica di abitudini consolidate, sviluppo di sistemi e cultura del riuso: questi gli ingredienti principali nella lotta all’inquinamento da plastica.

Innovazione e creatività il tocco in più: una bella esperienza sta prendendo piede, in questo senso, sull’asse Usa-Italia: Apepak (apepak.it) è un involucro naturale, composto da cotone biologico, cera d’api, resina di pino e olio di jojoba, da usare in cucina al posto della plastica e degli involucri usa e getta in carta e alluminio per sigillare gli avanzi, avvolgere frutta e verdura, far lievitare un impasto.

L’idea è venuta a Massimo Massarotto, imprenditore in ambito design, originario di Castelfranco Veneto ma americano d’adozione, e alla fidanzata Molly.

Com’è nata l’idea?
«Tutto è partito circa un anno e mezzo fa: con scarti di tessuto e alcuni ingredienti abbiamo realizzato in casa le prime pezze da regalare a Natale ai nostri familiari per introdurre una piccola nuova abitudine nella loro vita. La risposta è stata entusiasta e abbiamo pensato che fosse importante condividere la cosa con un pubblico più ampio».

Novità assoluta?
«Non abbiamo, in realtà, inventato nulla di nuovo: qui in America prodotti analoghi esistono e sono usati da anni. Apepak è solo uno strumento per migliorare il nostro rapporto con la natura: il vero cambiamento è deciso dal potere d’acquisto delle comunità. Se diffondiamo nel presente un’abitudine sana, cambiamo il futuro del mondo intorno a noi».

Perché proprio la cera d’api?
«È un prodotto eccezionale: antisettico, traspirante, malleabile, longevo. Noi lo garantiamo fino a cento usi, ma, in realtà, Apepak, con la dovuta cura, può durare molto di più. Basta lavarlo in acqua fredda e strofinarlo leggermente con spugna e sapone naturale ed è pronto per un nuovo utilizzo. L’involucro è piacevole al tatto e si modella facilmente, sigillandosi sui bordi con una leggera pressione e il calore delle mani».

Apepak è anche un prodotto etico: in che senso?
«Abbiamo assegnato la produzione alla cooperativa sociale Sonda di Castelfranco Veneto, che ha una sezione dedicata al reinserimento lavorativo di persone svantaggiate: oggi nel laboratorio di San Vito di Altivole sono coinvolte quattro persone con alle spalle storie di dipendenza da alcool e droghe, che, con l’ausilio di tre operatori, seguono tutte la fasi di Apepak, dal taglio del tessuto al trattamento con cera d’api, fino al confezionamento».

Quanto costa?
«Il Duo gigante (involucri da 40×40 cm) costa 17 euro, il Duo grande (30×30) 16 euro, il Duo medio (25×25) 15 euro. C’è, poi, il Trio da 22 euro, che contiene un involucro gigante, uno grande e uno medio. Spedizione gratuita per ordini sopra i 50 euro e formula soddisfatti o rimborsati».

I NUMERI

60 milioni,
Il consumo di plastica (in tonnellate) in Europa

31%,
La quota di effettivo riciclo

208,
I litri per persona di acqua consumata in Italia in bottiglie di plastica

35.000,
Il consumo di plastica (in tonnellate) a Milano

(Fonti: Wwf, Legambiente, Irsa-Cnr, Amsa)

CINQUE VALIDE ALTERNATIVE
TRA MATERIALI E COMPORTAMENTI VIRTUOSI

Natura insegna
Resine e cera d’api, alghe e fibre di legno, persino caseina (la principale proteina del latte) e chitina, polisaccaride che si estrae dal guscio dei crostacei: tante le alternative green già sul mercato

Negozi Top
Evitare inutili imballaggi e optare per lo sfuso, dai detersivi al cibo, sia in fase d’acquisto che per la conservazione. La Milano “alla spina” ha tante proposte: da Mamma Natura (mammanatura.eu) in via Carnia a Negozio Leggero (negozioleggero.it) in via Anfossi, passando per Effecorta (effecorta.it) in via Faccio. A Sesto San Giovanni c’è Biosballo (biosballo.it)

Sì vetro
Usare bottiglie di vetro per l’acqua, approvvigionandosi magari nelle 22 casette dell’acqua installate in città (decine anche nell’hinterland): la mappa sul sito milanoblu.com

No buste
Shopping bag di stoffa o di iuta sono preziose alleate quando si va a fare la spesa

Thermos e borracce
L’usa e getta ha sempre un’alternativa. Un esempio? Thermos per il caffè e borraccia per l’acqua al posto di bicchierini e bottigliette dei distributori automatici


www.mitomorrow.it