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17. 06. 2021 22:01

Milano, la protesta degli ambulanti: «Qui moriamo di fame. Fontana ci ascolti»

Gli ambulanti protestano sotto il palazzo della Regione: il racconto della protesta

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«Abbiamo il diritto di lavorare o almeno di essere aiutati: qui moriamo di fame, Fontana ci ascolti». Questo il messaggio collettivo emerso oggi pomeriggio davanti al Palazzo della Regione di Milano, dove l’APECA – l’Associazione del commercio ambulante aderente a Confcommercio Milano – ha manifestato attraverso un flash mob durato circa tre ore, a partire dalle 15.30.

La protesta.  Gli ambulanti – “armati” di striscioni, fischietti e trombette – rivendicano il diritto al lavoro, sul quale si fonda la nostra Costituzione: «Chiediamo di essere ricevuti da Fontana perché queste persone, che non lavorano da 8 mesi, hanno bisogno di finanziamenti. Chiediamo aiuto, ma qui i politici sono tutti rinchiusi nei palazzi e non ci aiutano», afferma Giacomo Errico, Presidente dell’Associazione.

«O almeno – prosegue – ci facciano lavorare. Se a Milano si svolgono 96 mercati rionali ogni settimana, non capisco perché noi non possiamo esercitare: anche noi possiamo garantire la sicurezza». Insomma, gli ambulanti sono stufi di rimanere a casa, oltretutto senza più fruire di quegli indennizzi che almeno fino allo scorso maggio erano riusciti ad incassare. Poca roba a loro dire, ma che perlomeno permetteva loro di coprire una buona parte delle spese.

L’esasperazione prende voce attraverso i tantissimi manifestanti, a partire dagli organizzatori di fiere e sagre alimentari fino ai “paninari”, quelli abitualmente – almeno prima del lock down – presenti fuori dagli eventi musicali e sportivi. «È dalla partita di Champions League di febbraio Atalanta-Valencia che sono a casa, dall’inizio del 2020 ho lavorato solo sedici giorni: come faccio a dare da mangiare ai miei figli?», racconta uno di questi.

Il disagio è forte e porta gli ambulanti a formulare anche tesi più cervellotiche. Una cosa però è certa: questa è solo la prima avvisaglia di una lotta contro le istituzioni nazionali e regionali, che di settimana in settimana con i costanti provvedimenti stanno limitando – o addirittura arrestando – le attività locali in maniera sempre più stringente.

 

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