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01. 12. 2020 12:17

Milano, l’altra faccia della crisi: basta silenzi sui micro reati

In trend positivo, ma con una strada ancora lunga da percorrere - l’idea di un osservatorio che offra una mappatura costante su crimini troppo spesso taciuti o non denunciati: ecco cosa può realmente cambiare

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Per diverso tempo maglia nera per numero di reati, Milano registra oggi un calo di crimini e micro reati rispetto al passato. Lo scorso anno, ad esempio, i reati hanno osservato una diminuzione del 4,76% rispetto al 2018.

Milano, basta silenzi sui micro reati

A confermarlo sono i dati forniti dalla Prefettura: nel 2019, i furti sono stati in tutto 66.607. Un dato che sembra poco confortante, ma va considerato che i furti in appartamento sono calati del 21,43% rispetto all’anno precedente. Si è registrato anche un -22,97% sugli scippi, nonostante si siano verificati oltre 4mila eventi potenziali “catalizzatori di micro criminalità”. A Milano sono diminuite anche le violenze sessuali, passate da 269 a 223 in un anno (-17%).

Più frodi informatiche

Furti in calo dunque, sebbene a crescere siano le frodi informatiche e i reati legati agli stupefacenti. Le truffe informatiche sono state il 16,54% in più rispetto al 2018 e il 116,66% in più rispetto al 2014. Per quanto riguarda il traffico di droga, arresti e denunce sono aumentati dell’8,27% dal 2018 e addirittura del 68,58% dal 2014. E anche se il quadro che ne emerge è complessivamente in miglioramento, la strada è ancora lunga.

Secondo i dati Istat rielaborati dal Sole 24 Ore, Milano si classifica in fondo alla classifica in materia di sicurezza: è all’85° posto in Italia su 107 province per furti in appartamento (430,5 denunce ogni 100.000 abitanti). Al 93° per reati legati agli stupefacenti (85,7 denunce ogni 100.000 abitanti), al 97° per furti di automobili (277,9 denunce ogni 100.000 abitanti), 104° per violenze sessuali (14,8 denunce ogni 100.000 abitanti). Al 105° posto per estorsioni (26,1 denunce ogni 100.000 abitanti), al 106° per rapine e frodi informatiche (rispettivamente 101,2 e 523 denunce ogni 100.000 abitanti).

Durante il lockdown

Per quanto riguarda più nello specifico la micro criminalità, il numero di denunce a Milano ha toccato le 228.000 nel 2019. Una cifra da considerare al ribasso, perché non tiene conto di una serie di micro-reati che non vengono trasferiti alle autorità di pubblica sicurezza. Guardando al 2020, poi, non si può non considerare come abbiano influito i mesi del lockdown.

«Durante la fase più acuta dell’emergenza sanitaria, ovviamente, c’è stato un calo di oltre il 60% dei reati di proprietà e contro la persona, dal momento che non si poteva uscire di casa – spiega Giacomo Salvanelli, fondatore di Mine Crime –, mentre nella fase immediatamente a cavallo tra fine e post lockdown c’è stata un’impennata di frodi e truffe digitali (+20%), di reati di spaccio (circa il +6%) e di racket, usura ed estorsione: qui la percentuale è ancora ignota perché non c’è la tendenza alla denuncia. Ma la previsione statistica per il prossimo triennio è pesante. L’incertezza economica, la riduzione delle risorse economiche individuali e la disoccupazione porteranno ad un aumento previsto di circa il 9% della micro criminalità».

micro reati
micro reati

L’idea: un osservatorio milanese per mappare gli illeciti urbani

Un osservatorio sulla micro criminalità milanese per mappare i dati sugli illeciti urbani e utilizzarli nell’analisi del rischio per istituzioni e aziende. E alzare quindi il livello di sicurezza della città.

È l’idea di Mine Crime, la startup meneghina fondata da Giacomo Salvanelli lo scorso settembre che vuole porsi come supporto alle forze dell’ordine – e non come alternativa ad esse -, con l’obiettivo di proporre benefici per privati cittadini, commercianti e imprese. Mine Crime, ora attiva su Milano, punta a estendersi al territorio nazionale.

Il primo problema a cui vuole ovviare la startup riguarda l’assenza di dati sui micro crimini che avvengono all’interno delle città e dei quartieri «perché spesso non vengono neanche denunciati proprio per le tempistiche e le dinamiche burocratiche abbastanza lunghe», come spiega Salvanelli. La seconda questione da affrontare riguarda il ruolo del cittadino nella salvaguardia dei quartieri, al momento non attivo «nonostante la moltitudine di progetti dedicati all’osservazione degli illeciti».

Lo scopo futuro di Mine Crime è quello di diventare una piattaforma di segnalazione di episodi legati alla microcriminalità e una società di consulenza «che attraverso questi dati raccolti, nei prossimi anni, possa svolgere analisi di rischio per altre aziende – aggiunge il fondatore della startup –. Per farlo, stiamo costruendo una rete, una community, formata ad oggi da oltre 100 commercianti e realtà istituzionali associative nell’area di Milano».

All’interno della community, ci si potrà anche confrontare con esperti di sicurezza e ricevere aggiornamenti sul tema attraverso la partecipazione a webinar e ad altre attività di formazione.

5 domande a… Giacomo Salvanelli, Mini Crime

«Più dati su scippi, rapine, furti e spacci»

Per micro criminalità locale si intendono tutti quei reati tipicamente urbani come scippi, rapine, furti e spaccio, spesso influenzati dal contesto in cui avvengono. Ma i dati sul tema non sempre vengono riportati alle autorità e vanno quindi a confluire nel “sommerso”. L’obiettivo della realtà milanese Mine Crime è riportare alla luce proprio quei dati, come sottolinea il fondatore della startup Giacomo Salvanelli.

Giacomo Salvanelli
Giacomo Salvanelli

Come nasce Mine Crime?
«Il progetto nasce a metà 2019 con l’obiettivo di creare uno strumento che le PA, le aziende e i cittadini potessero utilizzare per accedere ai dati “sommersi” sulla micro-criminalità urbana. Sfruttando partnership istituzionali e una tecnologia proprietaria, vogliamo affiancare le autorità per la pubblica sicurezza nella raccolta di dati sulla micro criminalità. Infatti non sempre i cittadini denunciano, preferendo segnalare l’accaduto su altre piattaforme non istituzionali, sia online che offline».

Come si colloca Milano in fatto di sicurezza e micro criminalità?
«Nel corso degli ultimi anni si è evidenziato un calo dei micro crimini a Milano. Ma, in controtendenza rispetto alla media nazionale, si mette in luce un incremento nei reati di spaccio, estorsione, usura e truffa. Milano, statisticamente, è una tra le città Italiane più colpite dalla micro criminalità. Tuttavia, di quest’ultima si nota una distribuzione a macchia di leopardo, lasciando intendere l’esistenza di condizioni urbane impattanti diverse da quartiere a quartiere».

Quali obiettivi vi siete posti?
«Principalmente due. Intanto offrire una piattaforma digitale dove poter accedere a una parte consistente di dati sui crimini segnalati, evitando la “sommersione dell’illecito”. In secondo luogo vorremmo attivare uno spazio di confronto, una advisory community, con cui supportare le diverse categorie della cittadinanza in materia di gestione di rischio e sicurezza».

Quali potrebbero essere i benefici per commercianti e imprese?
«Le imprese potrebbero accedere a dati e indicatori compositi con cui potenziare e proteggere le proprie attività di business, prevedendo i principali rischi e minacce. Inoltre avrebbero accesso a servizi in materia di security advisory saltando di netto l’intermediazione del mercato. Le PA avrebbero accesso a un osservatorio con cui monitorare la sicurezza urbana in tempo reale, facilitando le azioni in campo sociale-urbano».

Da cosa deriva la scelta di partire da Milano?
«Milano è sempre stata il fulcro del progresso e dell’innovazione, per questo vogliamo partire da qui. La nostra vision è quella di rivoluzionare il concetto di sicurezza urbana partecipata, ponendo al centro quella che resta anche oggi, nonostante le difficoltà, la capitale dell’innovazione italiana».

228.000

il numero di denunce a Milano nel 2019 sulla micro criminalità, una cifra che tuttavia non tiene conto di quei micro reati (o tentativi d’illecito) che spesso non vengono riportati alle autorità per la pubblica sicurezza

Come contribuire?

Il cittadino, in un’ottica di co-gestione degli spazi urbani, ha un ruolo chiave. Più precisamente dovrebbe partecipare al cambiamento dei quartieri, monitorandone il funzionamento e le criticità

Occorre dialogare e interagire in maniera sempre più rapida, prossimale e frequente con le autorità, le imprese sul territorio e le rappresentanze di quartiere al fine di capire quando, come e cosa fare per migliorare le aree urbane in cui vive

Un cittadino, in caso di illecito, deve sempre e comunque denunciare l’accaduto, anche quando questo è un semplice tentativo: in talia si stima che i reati denunciati corrispondano a meno del 60%

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