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27. 09. 2021 06:45

Come EduChiAmo? Viaggio nei nidi e nelle materne che rischiano di essere dimezzati

Dalla crisi dei servizi 0-6, un comitato che ha già superato le 4mila adesioni

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La scuola dell’obbligo sta nel complesso fronteggiando bene la crisi sanitaria con la didattica a distanza. Un discorso completamente diverso va fatto per i cosiddetti servizi 0-6, ovvero i nidi e le materne, che in alcune zone come la Lombardia (in particolare per gli asili nido) sono gestiti dai privati al 70%, in parte convenzionati con il Comune. Per queste strutture al momento non c’è alcun aiuto da parte di Governo e Regioni, se non l’avvio della cassa integrazione per il personale. Per le altre spese fisse, come gli affitti, il decreto “Cura Italia” non le ha considerate.

 

 

Viaggio nei nidi e nelle materne che rischiano di essere dimezzati

Secondo Assonidi, in mancanza di aiuti il 40% delle strutture rischia di chiudere, ma altre stime prevedono addirittura che si arrivi all’80%. Abbiamo interpellato alcuni gestori dei nidi privati di Milano, partendo da Cinzia D’Alessandro, titolare della Locomotiva di Momo di via Anfossi, con 45 bambini iscritti al nido e 50 alla scuola d’infanzia, promotrice del Comitato Edu Chi Amo, che sta raccogliendo le adesioni di migliaia di realtà in tutta Italia.

Continuate a far pagare le rette?
«Per aprile abbiamo chiesto ai genitori di sostenerci con il 50%, senza cui non ce la faremmo ad andare avanti. Alcune famiglie hanno risposto in maniera solidale, altre no, in parte perché l’anno prossimo manderanno i figli in altre scuole materne, in altri casi perché si trovano in difficoltà».

Rischiate di chiudere?
«Dipende dallo scenario futuro. Ad oggi ci stiamo facendo carico di anticipare gli stipendi per gli educatori e per gli insegnanti, ma abbiamo costi di gestione elevati per l’affitto e per le spese condominiali. Sull’affitto stiamo negoziando con la proprietà. Tutto dipende da quando si riaprirà».

Quando è nato il comitato Edu Chi Amo?
«Dopo aver visto che il decreto del 17 marzo non comprendeva la nostra categoria. Insieme ad alcune altre realtà della Lombardia abbiamo unito le forze per raccogliere i bisogni di tante altre strutture. In un post su Facebook abbiamo elencando le nostre richieste al Governo. Nel giro di pochissimo tempo siamo stati subissati da centinaia di mail da tutta Italia: in tre giorni abbiamo nominato dei rappresentanti per ogni regione, creato un blog dove le strutture, i genitori, le educatrici, le cuoche degli asili potevano iscriversi. Finora ci sono più di 4mila adesioni».

Qual è il prossimo passo?
«Insistere sia con le Regioni che con il Governo affinché i nidi e le materne private rientrino nel prossimo decreto come categorie da aiutare, come è stato fatto ad esempio con bar e ristoranti. Inoltre chiediamo che il bonus baby sitter dell’INPS, che in questo momento le famiglie stanno utilizzando in piccolissima parte, possa essere, a scelta dei genitori, convertito nelle rette per aiutare i nidi e le scuole private. Quando si riaprirà, le famiglie come faranno senza i servizi per i bambini dagli 0 ai 6 anni? Chiediamo, inoltre, lo sgravio fiscale per chi ha già pagato le rette o chi sta continuando a sostenerci e un aiuto per il pagamento degli affitti. Alla Regione Lombardia mostreremo l’esempio della Regione Piemonte, che fin da da subito ha stanziato 15 milioni per aiutare i privati, dando 400 euro per ogni bambino iscritto».

Assonidi ha detto che i privati a rischio sono il 40%. Cosa ne pensa?
«Io sono socia di Assonidi, ma secondo me sono almeno il doppio. Si tratta di piccole e medie imprese che in questo modo non possono rimanere in piedi».

Pochi iscritti, tanti iscritti: cosa cambia?

A proposito di piccole aziende, Claudia Esposito è titolare del nido Il mondo di Oz di via Cechov con 16 posti, mentre Gabriella Cataldo gestisce Il folletto Birichino di via Felice Casati con 17 iscritti, sei dei quali in convenzione con il Comune.

I piccoli nidi

Claudia esposito
Claudia esposito

«Quando la situazione era ancora incerta il 3 marzo abbiamo emesso le fatture per le rette, scontate del 10% per la settimana di chiusura di febbraio – spiega la titolare del Mondo di Oz –. Da aprile siamo scoperti perché abbiamo sospeso le rette. Per fortuna in questi tre anni dall’apertura siamo state brave a risparmiare, però abbiamo pagamenti sospesi come l’affitto, il servizio catering, il commercialista».

Aiuti. Gabriella Cataldo racconta: «Visto che non si è aperto neanche dopo Pasqua come pensavamo all’inizio, abbiamo chiesto ai genitori di darci comunque una mano, perché per tutte le spese ci servono almeno 3.000 euro al mese. Con il bonus nido l’INPS rimborserà le famiglie come minimo per 137 euro, quindi abbiamo chiesto di anticiparci una quota che poi tornerà loro. Qualcuno ci aiuterà, ma per chi non può capiamo benissimo la situazione».

Gabriella Cataldo
Gabriella Cataldo

«Colpo di grazia». Entrambi i nidi hanno ottenuto la cassa integrazione per i loro dipendenti, ma «a settembre riapriremo con la consapevolezza di avere dei debiti accumulati pesanti e, se non arriva un aiuto concreto da parte delle istituzioni, prima o poi chiuderemo per mancanza di liquidità – sottolinea la Esposito –. Al ministro Azzolina vorremmo chiedere anche maggiore flessibilità, perché per i nidi l’anno scolastico non finisce all’inizio di giugno, ma di solito rimaniamo aperti anche ad agosto.

Turni. Potremmo organizzarci sul fronte del distanziamento sociale, affinché i genitori non entrino in contatto gli uni con gli altri quando portano e vengono a prendere i bambini». Prosegue la titolare de Il Folletto Birichino: «Come probabilmente accadrà con le scuole, alla riapertura anche i nidi non potranno avere lo stesso numero di bambini sulla stessa superficie: bisognerà fare turni durante la giornata, oppure prendere meno bambini per la giornata intera. Per una piccola realtà come la nostra, sarebbe il colpo di grazia».

La grande struttura

AnnaChiara Zecchel - network nidi, materne ed elementari
AnnaChiara Zecchel – network nidi, materne ed elementari

Happy Child. Diverso, ma non privo di criticità, è Happy Child di AnnaChiara Zecchel, un network che conta 30 scuole, fra nidi, materne e una elementare, alcuni gestiti direttamente (600 solo i bambini del nido, l’11% dei quali in convenzione con il Comune), altri in affiliazione. «Dopo lo shock iniziale della chiusura delle scuole, abbiamo cercato di organizzarci parlando con le famiglie. Ai genitori che pagano la retta privata abbiamo chiesto un contributo dal 30 al 50% per farci sopravvivere. Molti hanno capito e vedo che in generale c’è molta solidarietà da parte di tutti, come apprezziamo il fatto che il Governo abbia concesso la cassa integrazione per il personale».

 

Da Palazzo Marino

La mail. Sette giorni fa le strutture private convenzionate hanno ricevuto dal Comune di Milano una mail che le ha messe in ulteriore allarme: nella comunicazione si dice che il mese di marzo non sarà rimborsato, visto che il servizio non è stato erogato. Inoltre, per i mesi successivi, sarà effettuato un rimborso del 55% sulla differenza fra la quota che pagano le famiglie (a seconda delle fasce di reddito da 0 a 465 euro al mese) e ciò che il Comune versa al privato per ogni bambino (600 euro).

Rinuncia. Questo solo se si proseguono le attività a distanza con video lezioni e lavori di equipe del personale, rinunciando però alla cassa integrazione. «Per me la cassa integrazione in questo momento è l’unico modo per poter sopravvivere, in più le attività di vicinanza con i bambini sono comunque portate avanti lo stesso dalle educatrici da casa – specifica la Zecchel –: mi aspettavo che il Comune avrebbe restituito dal 30 al 50% di ciò che versa mensilmente, indipendentemente da quanto pagano le famiglie».

Comune-Regione. Anche Gabriella Cataldo si dice contrariata con Palazzo Marino: «Ho quattro dipendenti. Per i sei bambini che accolgo in convenzione mi vengono offerti 1.700 euro al mese per fare un servizio online, che noi oggi offriamo già gratis. Devo rinunciare alla cassa integrazione in deroga? Con quei soldi non pago neanche uno stipendio. Visto che realizzare brevi video non richiede l’impegno di tutto il personale, si potrebbe far lavorare un unico dipendente, mantenendo gli altri in cassa integrazione ed è ciò che chiederò al Comune».

I fondi. All’inizio di aprile l’assessore all’educazione di Palazzo Marino Laura Galimberti aveva chiesto alla Regione di rendere disponibili i fondi per la misura “nidi gratis” da utilizzare per aiutare le strutture private in crisi, ma l’assessore regionale alla Famiglia, Genitorialità e Pari opportunità Silvia Piani ha risposto che non è possibile perché si tratta di risorse europee destinate alle famiglie.

5 domande a Giuseppe Bilancioni, La Giocomotiva

Giuseppe Bilancioni è il fondatore de La Giocomotiva, alla quale accedono 220 famiglie, con circa il 15% di posti convenzionati con il Comune.

Come vi siete organizzati per il pagamento delle rette?
«Pur continuando a fornire contenuti e supporto alle famiglie, ci rendiamo conto che questo servizio non può essere pagato come se i bambini frequentassero le nostre scuole. Siccome lo Stato non si sta facendo avanti, se non con la cassa integrazione, abbiamo chiesto ai genitori di compartecipare a metà delle nostre perdite, che per il momento raggiungono i 150.000 euro, chiedendo loro di pagare una parte di quota».

Quanto?
«Il 20% della quota mensile. Per l’altra metà chiediamo fidi e prestiti bancari. C’è chi ci sta sostenendo con la retta intera, chi non sta pagando, ma la maggior parte ha accettato la nostra richiesta del 20%. Trasformeremo questi contributi in crediti che le famiglie potranno utilizzare per pagare le rette quando riapriremo».

Giuseppe Bilancioni
Giuseppe Bilancioni

Come fate con gli affitti?
«In questo momento ci dovrebbe essere una equa ripartizione delle perdite, cosa che fino ad ora non è prevista dai decreti. Ci vorrebbe una norma che stabilisse il dimezzamento degli affitti, come è accaduto con i negozianti. Per il momento la legge ci tutela nella sospensione provvisoria del pagamento degli affitti per cause di forza maggiore, ma poi li dovremo pagare con gli interessi. Se non verremo aiutati, per ammortizzare i debiti ci metteremo 10 anni. Anche per i proprietari di immobili non conviene, perché adesso saremmo disposti a dare subito il 50%, diversamente saremmo costretti a chiudere. E gli stessi proprietari non prenderebbero niente. Inoltre si presenterebbe un altro grosso problema».

Quale?
«A livello nazionale i nidi privati coprono il 40% del totale. Se chiudiamo, le donne lavoratrici come farebbero? Con questa emergenza, forse, si capirà che la distinzione fra pubblico e privato dev’essere superata da una logica di servizio pubblico, erogato dallo Stato o da gestori privati, a pari costo».

Come vede la riapertura a settembre?
«Confido molto nella ricerca scientifica e nella sperimentazione che altri Paesi stanno già facendo, come la Danimarca, dove in questi giorni stanno riaprendo i nidi e la scuola dell’infanzia. Nella casistica, la prima infanzia non è stata sfiorata quasi dal coronavirus. Se non si troverà presto un vaccino, si stanno comunque sperimentando molti metodi di cura e ora di settembre spero che non dovremmo avere troppe limitazioni. Nel caso non fosse così, se lo Stato non ci supporta, la previsione di chiusura delle strutture non è del 40%, ma molto di più».

1.400

i nidi e le scuole d’infanzia privati in Lombardia

70%

la percentuale privata dei nidi della Lombardia

250

i nidi e le scuole d’infanzia privati a Milano

120

le strutture in convenzione con il Comune di Milano

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