quartieri di milano
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NoLo, Porta Nuova, Santa Giulia, Cascina Merlata, Chiesa Rossa, Ortica e Crescenzago: sono solo alcuni dei quartieri di Milano che non comparivano tra i nomi degli 88 Nuclei di Identità Locale (NIL) approvati dal Comune qualche anno fa. Ma adesso, grazie all’iniziativa di un consigliere comunale, la situazione dovrebbe cambiare a breve.

Negli scorsi giorni nuovi quartieri sono stati inseriti nella mappa ufficiale dei quartieri milanesi grazie a un emendamento presentato da un consigliere di Forza Italia, Alessandro De Chirico. L’emendamento, proposto in relazione al nuovo Piano di Governo del Territorio (PGT) in discussione, è stato approvato dall’assemblea di Palazzo Marino con un’ampia maggioranza: 28 sì, trasversali dal centrosinistra al centrodestra, 2 no (Stefano Parisi e Matteo Forte) e 5 astenuti, tra cui i consiglieri grillini.

L’assessore all’Urbanistica, Pierfrancesco Maran, ha votato a favore dell’emendamento: «Abbiamo rimesso i quartieri al centro della città prima con il Piano Quartieri, adesso con il lavoro del Consiglio Comunale. Da una logica puramente amministrativa, i Nuclei di Identità Locale assumono una maggiore rilevanza» ha spiegato dopo il voto. In totale sono stati modificati ben 36 nomi su 88: ecco i principali cambiamenti.

NoLo (da North of Loreto), la zona amata dai designer a nord di piazzale Loreto compresa tra via Sammartini e il parco Trotter, così come la nuova zona dei grattacieli (Bosco Verticale e Torre Unicredit i più noti) Porta Nuova – prima indicata solo come Garibaldi-Repubblica – sono le novità più eclatanti.

Ma anche Cascina Merlata, il nuovo quartiere nato durante e dopo Expo 2015 ai confini tra Milano e Rho e Santa Giulia, nuova zona della periferia sud-est della città a due passi da Rogoredo, aspettavano da tempo un riconoscimento ufficiale. La mappa recupera anche i nomi di quartieri storici come la Chiesa Rossa, Gorla, Turro, Crescenzago, Calvairate e Conchetta.

L’ampio quartiere di Baggio viene integrato con Olmi e con Valsesia, un tempo sue frazioni, mentre l’area dello stadio e dell’Ippodromo diventa Stadio Ippodromo per distinguerla dalla zona residenziale e popolare di San Siro. Loreto è diventato appunto Loreto-Casoretto (altro quartiere storico)-NoLo, Rogoredo ha aggiunto Santa Giulia, Buenos Aires-Venezia è stato modificato in Porta Venezia e ha visto l’aggiunta di Porta Monforte, Lambrate sarà in felice compagnia della sua ex frazione Ortica.

Washington diventa Porta Magenta, Tortona diventa Porta Genova. Difficile accontentare tutti, ma l’impressione trasversale è che questo aggiornamento fosse assolutamente non procrastinabile.

Tra le varianti apportate al PGT ce n’è una che merita di essere approfondita: per ogni nuovo posto auto ricavato, andranno piantati due alberi. L’intera Aula ha votato a favore del provvedimento presentato da Alessandro De Chirico, eccezion fatta per due consiglieri dello stesso gruppo (Forza Italia).

«Il mio emendamento va a specificare con parametri precisi una vaga prescrizione del documento. Realizzare posti auto e piantumare non sono concetti in contrapposizione, uno non esclude l’altro. E la tutela ambientale è un tema che deve riguardare tutti». Approvazione anche per un altro emendamento, questa volta presentato da Filippo Barberis del PD: prescrive di destinare almeno la metà degli oneri di urbanizzazione derivanti da opere realizzate nel Municipio 1 (quindi nel centro storico) a interventi di riqualificazione nelle periferie.

Il primo emendamento risponde alle richieste della comunità internazionale in materia di impatto ambientale, il secondo guarda con lungimiranza alle sempre urgenti necessità dei cittadini milanesi.

LE PRINCIPALI NOVITÀ

Loreto → Loreto–Casoretto–NoLo

Tortona → Porta Genova

Washington → Porta Magenta

Rogoredo → Rogoredo–Santa Giulia

Lambrate → Lambrate–Ortica

Buenos Aires–Venezia → Buenos Aires–Porta Venezia–Porta Monforte

I NUMERI

88,
I quartieri di Milano

36,
I Nuclei di Identità Locale (NIL) aggiornati

1.352.000,
I residenti in città

7.400.000,
I residenti nell’area metropolitana

«Tra dieci anni ci rimetteremo mano»
Alessandro De Chirico (Forza Italia) ha messo d’accordo tutti. O quasi

Milano vanta quartieri storici, nati come borghi ai margini della città e poi inglobati nel 1923, e quartieri appena sorti o che ancora stanno sorgendo. Da qui la duplice esigenza di recuperare alcuni nomi dimenticati e di introdurne altri in quelli certificati nella mappa ufficiale della città: ne parliamo con il consigliere che ha presentato l’emendamento in questione, Alessandro De Chirico, che già guarda al futuro.

Qual è l’obiettivo di questa iniziativa?
«L’obiettivo è aggiornare la nomenclatura dei NIL (Nuclei d’Identità Locale, n.d.r.), tenendo saldi i luoghi storici dei borghi annessi a Milano nel 1923 e includendo i nomi dei nuovi quartieri non ancora certificati».

Qualche esempio?
«Nel primo caso Baggio, Crescenzago e Greco, nel secondo Cascina Merlata e Porta Nuova».

Com’è nata questa cosa?
«L’idea nasce dal fatto che, sfogliando l’elenco dei NIL per il PGT (Piano di Governo del Territorio, ndr), risultavano aree davvero vaste. Per esempio, era necessario aggiungere a Baggio le ex frazioni di Valsesia e Olmi, o a Padova che è una via lunghissima Turro e Crescenzago: gli ex Comuni meritano valore e identità».

Come ci hai lavorato poi?
«Ho lavorato con qualcuno che mi ha affiancato. Dietro c’è un lavoro importante: abbiamo osservato e studiato le mappe storiche della città».

L’iter è concluso? È già disponibile una mappa completa?
«No, non c’è una vera e propria mappa perché il giudizio è comunque sospeso a una verifica dei settori competenti. Una volta pubblicato il PGT, ci sono 60 giorni di tempo per osservazioni, poi l’emendamento andrà di nuovo in aula per l’approvazione definitiva. I tecnici mi hanno dato indicazioni positive e l’elenco dovrebbe restare tale».

L’emendamento è stato apprezzato anche dall’assessore all’Urbanistica.
«In generale posso dire che il lavoro è stato portato avanti da me, ma con il contributo di tutti e anche con la maggioranza c’è stato un accordo».

E la gente comune?
«Tanti amici e tanti cittadini mi hanno contattato, ho avuto un riscontro positivo. I cittadini sono legati ai quartieri in cui sono nati o cresciuti. Così come io sono legato alla mia San Siro, dove sono cresciuto».

Ecco, però ci sono stati due no alle votazioni: perché?
«Non ho capito perché abbiano votato no, non lo so. Pazienza. Forse conosco meglio di loro la città, chissà. Dovresti chiederlo a Parisi (Stefano Parisi, uno dei consiglieri contrari, ndr)».

Magari abitano in Tortona o Washington: questi nomi sono ufficialmente spariti.
«In un’ottica di crescita e sviluppo non potevo non introdurre Porta Genova, che sta vivendo e vivrà un momento di fermento. Comunque non detto legge, è una proposta e accoglierò eventuali osservazioni. Via Washington non cesserà di esistere, voglio tranquillizzare i lettori».

Attenzione particolare è stata data anche alle porte.
«Le nostre porte sono importanti per la storia di Milano. Porta Magenta, che oggi non c’è più, risale alla fase di dominazione spagnola: anche loro hanno contribuito a rendere Milano quella che è oggi».

Il caso NoLo è emblematico. Quanto un nome può cambiare volto a un quartiere?
«Il rebranding (processo di rivitalizzazione, in questo caso di un’area della città che cambia nome e quindi identità, ndr) è sicuramente utile. È evidente che NoLo stia conoscendo una fase di sviluppo così come l’Isola in passato. Ma è merito anche degli imprenditori che hanno investito parecchio in quelle vie. È un impegno comune, della società civile e delle categorie economiche».

In tutto questo quale ruolo hanno le social street?
«Non ho ricevuto feedback da gruppi organizzati in tal senso, ma fanno sicuramente un lavoro apprezzabile e creano coesione».

Tra dieci anni si dovrà cambiare ancora la nomenclatura?
«Da qui al 2030 Milano cambierà tantissimo. Pensiamo agli scali in via di sviluppo, all’immensa piazza d’Armi o al futuro ancora incerto di Città Studi. Non è un lavoro definitivo, tra dieci anni forse ci rimetteremo mano».

Consiglio Comunale, com’è il clima dopo la questione Macao?
«Senz’altro quello che è successo un mese fa ha segnato alcuni rapporti personali e non è stato bello. Ma c’era un accordo ed era necessario dare un segnale alla città di rispetto per la legalità».

Come procede la discussione per il nuovo PGT?
«Abbiamo presentato tanti emendamenti, alcuni sono passati e altri no perché l’assessore Pierfrancesco Maran vuole mandarli in fase di osservazione. Cerchiamo di dare il nostro contributo».


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