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04. 08. 2021 18:41

Ottantamila milanesi intrappolati nella povertà post Covid

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Sono state 78.882 le persone che hanno chiesto aiuto alle Caritas delle 10 diocesi lombarde tra settembre 2020 e marzo 2021, quando cioè il Governo per contrastare la seconda ondata di contagi aveva imposto nuove limitazioni.

In questo periodo, il numero di assistiti è stato leggermente superiore a quello che era stato registrato tra l’inizio della pandemia (marzo 2020) e il mese di maggio dello scorso anno quando erano state 77.000 le persone che avevano fatto ricorso alle Caritas in seguito al primo blocco delle attività economiche. Tuttavia i nuovi poveri, vale a dire coloro che si sono rivolti per la prima volta al sistema di aiuti delle Caritas lombarde, sono stati durante il secondo lockdown il 13%, pari a 10.254 individui; mentre durante la prima chiusura erano stati il 36%, in termini assoluti pari a 27.720 soggetti.

I dati raccolti dalle Caritas mostrano dunque che le restrizioni più blande e “a geometria variabile” introdotte nella seconda fase dell’emergenza sanitaria hanno avuto un impatto significativo anche se meno pesante sulla povertà in Lombardia rispetto a quelle più severe dell’anno precedente. Ma dicono anche che una parte significativa di chi è precipitato in una condizione di indigenza durante la prima fase dell’emergenza, non si è ancora risollevata ed è rimasta intrappolata sotto le macerie sociali che il virus ha lasciato dietro di sé. Un’eredità onerosa destinata ad aggravarsi in futuro se la ripresa economica non sarà sufficiente a contenere la sospensione dei licenziamenti e se non si troverà una soluzione per chi non riesce ad onerare i debiti che ha accumulato per stare a galla. 

A destare preoccupazione, per il prossimo futuro, sono infatti anche le famiglie e i piccoli imprenditori titolari di attività commerciali o artigianali che non sono in grado di restituire i prestiti contratti in questi mesi né coi propri redditi né con il patrimonio: almeno 20mila persone in Lombardia (90mila in Italia) tecnicamente definite sovra-indebitate potenziali vittime di usura.    

Secondo il report i più penalizzati sono stati i lavoratori con impiego irregolare fermo a causa del Covid; seguono i dipendenti in attesa di ricevere la cassa integrazione e le persone in difficoltà economica in attesa del Reddito di cittadinanza.

Tra i problemi più gravi 9 diocesi su 10 segnalano l’aggravarsi delle difficoltà abitative delle famiglie e della condizione occupazionale dei giovani; 8 le difficoltà lavorative delle donne e la povertà educativa, 7 l’aumento del disagio psico-sociale delle nuove generazioni, «una delle novità più drammatiche introdotte dalla pandemia», si legge nel report. Durante la seconda ondata di contagi, sono peggiorate anche le condizioni di vita nelle carceri secondo 7 diocesi: i contatti coi familiari sono stati possibili ma più diradati a causa dei limiti posti dall’uso delle nuove tecnologie aumentando l’isolamento e il disagio tra i detenuti. Di fronte a questa situazione i 14.163 volontari (di cui 2.827 over 65) che operano nelle 10 Caritas diocesane della Lombardia hanno risposto inventando forme nuove di aiuto. Quando non è stato possibile incontrare le persone in presenza, l’ascolto e l’orientamento ai servizi sono avvenuti a distanza, attraverso contatti telefonici. 

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