Genova ci insegni: come stanno i ponti a Milano? Le situazioni a rischio

Ponti a Milano: di nostra sponte

È passato un mese dalla tragedia del Ponte Morandi di Genova ma resta ancora calda l’emozione, così come la paura, anche in relazione alla situazione dei ponti a Milano. Il capoluogo lombardo si trova in pianura, è del tutto differente da quello ligure arrampicato sulle montagne e bisognoso di una rete ponti e viadotti che ne garantiscano la viabilità. Eppure non mancano i timori per la sicurezza di ponti e cavalcavia che ogni giorno sono attraversati da migliaia di auto.

Non a caso, è probabile che su questo tema ci sarà un passaggio in Consiglio comunale. Alcuni consiglieri di maggioranza e opposizione interpellati da Mi-Tomorrow hanno ammesso di non conoscere la mappa dei ponti, lo stato di conservazione, le risorse stanziate per assicurare la manutenzione e le eventuali demolizioni di quelli più vetusti: questioni su cui l’assessore ai Lavori Pubblici Gabriele Rabaiotti e quello alla Mobilità Marco Granelli potrebbe essere chiamati a riferire in aula.

NEL DETTAGLIO • In particolare quest’ultimo, interpellato subito dopo la vicenda di Genova, ha rivelato che sono sei al momento i cavalcavia sotto esame: via Farini, viale Fulvio Testi, viale Certosa (Ghisallo), corso Lodi (scalo Romana), viale Imbonati e via Filargo. Si tratta di un monitoraggio concordato dal Comune con Rete ferroviaria italiana, proprietaria delle opere, prima del 14 agosto scorso, quindi non sull’onda del turbamento. Per la realizzazione degli interventi manutentivi è prevista una durata di due anni.

Secondo Paolo Uggè, milanese e presidente nazionale di Conftrasporto, a Milano non ci sono particolari criticità. Resta, però, da risolvere un problema che investe tutto il territorio nazionale: «Continuano a circolare automezzi di 108 tonnellate che possono creare problemi alla tenuta dei manufatti, ce ne sono 3mila in circolazione sulla strade italiane». Positivo il giudizio sulla nostra città: «Dal punto di vista del controllo della viabilità pesante, Milano è gestita con più attenzione rispetto ad altre città».

LA PAROLA A…

«Più si aspetta e più
la manutenzione costa»

Antonio Salmoiraghi, 74 anni, ingegnere e collaudatore

Ingegnere civile, specializzato in collaudi o meglio in diagnostica strutturale, Antonio Salmoiraghi ha l’esperienza giusta per fare qualche osservazione su un tema che, dopo la tragedia di Genova, è diventato rovente.

Da quanto tempo si occupa di collaudi?
«Ho 74 anni, nella mia carriera mi sono occupato, tra le altre cose, di circa 7mila collaudi. Sono stato collaudatore anche in Expo».

Come si capisce qual è lo stato di salute di un ponte?
«Un ponte costruito in cemento armato ha una durata di 50 anni, già nel periodo di vita iniziale, medio e ovviamente nell’ultimo deve essere sottoposto a verifiche e manutenzioni».

Cosa determina il suo decadere?
«Il processo di invecchiamento di un ponte deriva dal fatto che il ferro si ossida: in questo modo spinge il calcestruzzo all’esterno e di conseguenza questo processo di ossidazione diventa esterno».

Quindi è necessario individuare il livello di ossidazione del ferro?
«Certo, non basta dire che il ponte sta in piedi per concludere che tutto va bene».

Tutti i ponti sono costruiti in cemento armato?
«No, anche in acciaio, ma in questo caso il degrado è più visibile: l’ossidazione si vede subito mentre nei ponti in cemento armato si vede solo quando emerge il calcestruzzo o quando si verificano fratture».

Quali agenti determinano il degrado?
«L’anidride carbonica, la pioggia, l’acqua in generale: è bene controllare in continuazione, ogni 10 anni va fatta una verifica».

A chi spetta effettuare la manutenzione?
«Dipende da chi è il proprietario: può essere il Comune, la Città Metropolitana, lo Stato».

È un’operazione costosa?
«Sì. Però ricordo che se si fanno in breve tempo, non molto dopo la costruzione, non costano molto. Quando si aspetta, allora aumentano anche i costi: a questo proposito posso dire che sto valutando la possibilità di visionare a costo zero alcune opere per qualche comune in modo da poter consigliare eventuali interventi».

Oltre a Expo quali altre opere ha realizzato in città?
«Con la mia società ci siano occupati del canale Villoresi utilizzando tecnologie particolari, strumenti in fibra di carbonio. È stata l’occasione per dimostrare che, se si agisce in anticipo, i costi sono contenuti».

Parliamo di un’opera storica di Milano: il ponte della Ghisolfa. Potrebbero esserci criticità per il passaggio dei mezzi pesanti?
«Un carico eccezionale può transitare solo se ci sono le certificazioni, il Ponte della Ghisolfa non fa certo eccezione».

In generale qual è lo stato dei ponti?
«Guardi, i ponti sono stati costruiti tra gli anni ‘50 e ‘80, è evidente che sono necessarie verifiche strutturali».

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