Dopo l’Andrea Chénier di Umberto Giordano e la Madama Butterfly di Puccini, sarà ancora una volta Giuseppe Verdi a tenere a battesimo, domani alle 18.00, la nuova stagione del Teatro alla Scala: cambiano però i protagonisti, non più Giovanna d’Arco, come nel 2015, ma Attila, nona opera del compositore, che debuttò alla Fenice di Venezia nel marzo 1846 per approdare a Milano qualche mese dopo. Prosegue, dunque, l’approfondimento del repertorio italiano e del lavoro del giovane Verdi da parte del direttore musicale del Piermarini Riccardo Chailly, domani sul podio.

STORIA E TECNOLOGIA  • Passato e presente, storia e tecnologia, eleganza visuale e impatto spettacolare, con squarci psicologici e incertezze morali: c’è tutto questo e molto altro nell’allestimento firmato dal regista Davide Livermore, che torna alla Scala dopo il successo del Tamerlano di Händel e il Don Pasquale di Donizetti.

Due ore e venti, intervallo compreso, per una messa in scena complessa (sul palco troverà posto un grande schermo led) e un’opera che chiede i cantanti slancio e sicurezza, ma anche capacità di trovare accenti e sfumature particolari. Nei panni di Attila l’acclamato basso russo Ildar Abdrazakov, al suo terzo Sant’Ambrogio, mentre la (difficile) parte di Odabella è affidata alla spagnola Saioa Hernández, al debutto scaligero, tra le voci emergenti più interessanti del panorama europeo. Accanto a loro Fabio Sartori (Foresto), George Petean (Ezio), Francesco Pittari (Uldino) e Gianluca Buratto (Leone).

Le vicende di Attila, re degli Unni, e Odabella, giovane guerriera prigioniera che medita vendetta per la morte del padre, ucciso dagli invasori, viene trasposta dall’Aquileia del V secolo a una non meglio precisata terra d’occupazione di metà Novecento.

POLEMICHE  • A chi gli chiedeva di possibili riferimenti all’attualità italiana, Livermore ha risposto seccamente che lui fa arte e non politica. Non sono mancate, comunque, neanche quest’anno le polemiche della vigilia: dagli animalisti, che denunciano l’inutile stress cui è sottoposto un cavallo sul palco, a un sindaco della Bergamasca che ha chiesto alla Sovrintendenza di tagliare la scena, a suo dire blasfema, in cui una statua della Madonna viene gettata a terra in un bordello.

«Nessun oltraggio ai sentimenti religiosi» la replica di Pereira. Unica modifica: la scena del crollo del ponte durante il confronto tra Attila ed Ezio è stata cambiata dopo la tragedia del Ponte Morandi di Genova. Countdown finito, fuori i secondi: domani c’è la Prima.

La Scala è sempre più “diffusa”
Tv, radio e schermi in giro per la città: le dritte

Gli Unni e gli altri: il 7 dicembre c’è chi alla Scala entra e chi dal Piermarini resta fuori. Negli anni molto è stato fatto, tuttavia, per abbattere questo muro e rendere accessibile a tutti l’evento. Dove seguire l’Attila di Verdi? In tv, con la riconfermata diretta su Raiuno dalle 17.45, o su Radio3, mentre magari si torna a casa dal lavoro. Torna, poi, la Prima diffusa, rassegna promossa da Comune ed Edison, con oltre cinquanta eventi in cartellone.

Trentasette i luoghi nei nove municipi di Milano dove domani sarà possibile assistere gratuitamente alla Prima: dalla Galleria Vittorio Emanuele II al Teatro Dal Verme, da Casa Emergency alla Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, passando per, tra gli altri, l’Auditorium Gaber di Palazzo Pirelli, il carcere di San Vittore e la casa d’accoglienza Enzo Jannacci. E ancora: Mudec, Pio Albergo Trivulzio, Mercato comunale Ferrara e Ospedale Niguarda. Fuori Milano al terminal 1 dell’aeroporto di Malpensa e al Museo macchine caffè di Binasco. L’elenco completo sul sito comune.milano.it/primadiffusa. AR

A come ATTESA. Tradotto: Chi ci sarà? Nel palco reale si accomoderà per la prima volta a Sant’Ambrogio il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Accanto a lui, vari ministri (non – pare – il vicepremier Salvini)
T come TENSIONI. La Prima, con gli occhi e le telecamere di tutto il mondo puntati su piazza della Scala, è da sempre anche una grande vetrina per chi vuole far sentire la propria voce: attese le proteste del centro sociale Il cantiere e della Cub contro il governo

T come TRAFFICO. Consueta zona rossa attorno a piazza della Scala, che sarà off limits dall’ora di pranzo. Deviate le linee di trasporto pubblico in transito dalla zona, con possibili ingorghi anche nelle immediate vicinanze

I come IRA DI DIO (sì, è una citazione dell’Attila-Abatantuono). Quella dei vigili, nel dettaglio, che hanno annunciato il blocco degli straordinari e minacciano di scioperare domani per protestare contro l’introduzione del badge elettronico. Dal Comune l’invito a ripensarci, visti i tanti eventi in questi giorni a Milano. Sarà tregua o i ghisa terranno duro, precettazione o non precettazione?

L come LANGUORINO. La tradizionale cena di gala post spettacolo alla Società del Giardino, riservata a cinquecento fortunati ospiti, è curata dal Caffè Scala e affidata allo chef Daniele Canzian del Ristorante Daniel. Nel menu, ispirato ad Attila e Verdi: mousse di broccoletti e cavolo viola e mele, risotto con stimmi di zafferano e scaglie di panettone, guancetta di vitello in salsa italiana con mele cotogne e melagrana, sfera di cioccolato con salsa calda ai frutti esotici e praline da meditazione

A come ACCOGLIENZA. I loggionisti, spauracchio di cantanti e registi, come reagiranno? Impossibile dirlo alla vigilia: negli ultimi anni tutto è filato liscio, domani si vedrà. A ottobre, intanto, i melomani delle ultime due gallerie se la sono presa con la direzione del teatro, rea – a loro dire – di penalizzarli con il nuovo sistema di vendita dei biglietti