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17. 01. 2021 23:37

Resilienti sempre: quattro storie da chi non “molla” nonostante la zona rossa

Quattro storie di chi ha colto opportunità dal problema “zona rossa”

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Le immagini delle strade della Milano deserta della scorsa primavera non si possono sovrapporre a quelle della “zona rossa” di questo novembre. Questo è un lockdown soft, dove la città, pur provata, non si è fermata.

Molte attività restano aperte. Bar e ristoranti, anche se chiusi al pubblico, provano ad arginare le perdite con l’asporto. E c’è chi prova a resistere coinvolgendo altri piccoli imprenditori o i propri clienti. Raccontiamo qui quattro storie accumunate dalla capacità dei protagonisti di incassare il colpo, di essere a loro modo resilienti.

Ci sono i nidi e le scuole materne della Giocomotiva, che trasformano le misure di sicurezza in attività divertenti, c’è Bici & Radici, che porta un po’ di bellezza alla città ferita, ci sono i ristoratori dell’Isola che si sono messi insieme per non mollare, c’è il Legend Club, che con l’aiuto di una campagna di finanziamento “dal basso” sta lavorando in vista della riapertura.

 

Tussi: «Serviamo la Milano in emergenza»

Bici & Radici dice già tutto nel nome. Il negozio di Nolo unisce le passioni per la bicicletta e per i fiori di Stefania Tussi e Marco Fantasia. Tre anni fa hanno anche aperto uno spazio per il bar «perché ci eravamo accorti che il nostro negozio era diventato un punto di aggregazione della zona», racconta Stefania a Mi-Tomorrow.

Come sta andando in queste settimane?

«Bene, non siamo penalizzati da questo semi-lockdown perché soddisfiamo esigenze che riteniamo fondamentali nella Milano dell’emergenza: con fiori e piante offriamo bellezza, nella ciclofficina ripariamo biciclette utili a spostarsi in città e con il servizio bar d’asporto portiamo una parvenza di normalità. Comunque rispetto alla scorsa primavera questa volta c’è in giro molta più gente».

Avete venduto tante bici?

«Non siamo riusciti a far fronte a tutte le richieste perché la gamma più economica non era disponibile: quelle bici vengono dal’Asia, e visto che anche lì c’è stato il lockdown la produzione è molto rallentata».

Con la nuova pista ciclabile di viale Monza sono aumentati i clienti dell’officina?

«Anche se abbiamo visto girare un po’ più biciclette di prima, per noi il lavoro non è cambiato più di tanto. A maggio però diverse persone sono venute a sistemare le loro biciclette, rimaste ferme nei mesi precedenti».

Ricevete molte richieste di fiori a domicilio?

«Durante il primo lockdown gli ordini non si sono mai fermati: molti hanno scelto di regalare fiori accompagnati da messaggi meravigliosi. Ci siamo autonominati “portatori di primavera”, facendo da tramite tra persone lontane. Oppure c’era chi ordinava fiori per sé, anche una volta alla settimana: sono stati momenti romantici e struggenti. Anche ora le richieste a domicilio non mancano».

Avete ricevuto contributi dallo Stato?

«Abbiamo ottenuto i 600 euro destinati alle partite IVA, ma mancano sgravi per il pagamento degli affitti. Questo aspetto deve essere regolamentato, non può dipendere dalla scelta dei singoli proprietari di immobili».

 

Bilancioni: «Al nido gruppi ristretti e tracciabili»

«A febbraio ci hanno chiuso in anticipo di dieci giorni sulle altre categorie, mentre questa volta siamo fra le poche realtà che continuano a funzionare regolarmente». Giuseppe Bilancioni, titolare dei nidi e scuole dell’infanzia la Giocomotiva, è soddisfatto di questo inizio di anno scolastico.

Avete avuto casi di bambini contagiati?

«Al momento non abbiamo classi in quarantena, il che conferma l’ipotesi che i bambini piccoli non contraggono il virus, o comunque molto raramente. Parecchi bimbi sono dovuti rimanere a casa perché sono stati a stretto contatto con adulti risultati positivi. Solo una classe di via Boschetti è stata in quarantena per due settimane per un caso di positività, ma dopo quattordici giorni sono tornati tutti a scuola».

Quali misure di contrasto al contagio avete messo in atto?

«Visto che le “bolle” (gruppi ristretti di bambini) non devono avere un numero di bambini definito, basta che siano tracciabili, abbiamo deciso di mantenere lo stesso gruppo classe dell’anno scorso. Non tutte le strutture lo sanno, perché sono rimaste alle direttive che regolavano l’organizzazione dei centri estivi, che limitavano di molto il numero di bambini per bolla. Le uniche cose che non possiamo fare rispetto a prima sono le attività in comune tra varie classi».

Genitori e bambini come vivono le restrizioni?

«I genitori sono molto attenti a seguire tutte le misure di contenimento che portiamo avanti: tutti i giorni proviamo la temperatura e loro non possono entrare nella scuola. All’inizio temevamo molto quest’ultimo aspetto, ma mamme e papà sono stati molto collaborativi e sereni. Con i bambini stiamo facendo tanti giochi legati al lavaggio delle mani e alla disinfezione delle superfici: abbiamo trasformato queste scomodità in routine».

Lei è nel consiglio direttivo di Assonidi. Com’è la situazione in generale?

«Noi siamo fortunati, ma ci sono strutture che hanno molte difficoltà perché i proprietari chiedono il 100% degli affitti e perché molti genitori in smart working tengono i figli a casa».

 

Puliafito : «Aperti per provare i concerti del 2021»

Fra le realtà che hanno dovuto chiudere di nuovo dopo la tregua estiva, ci sono i locali con musica dal vivo. Nell’attesa di riaprire, il Legend Club di viale Enrico Fermi, specializzato in rock e metal, ha lanciato una campagna di crowdfunding puntando sui concerti futuri. Mi-Tomorrow ne ha parlato con il direttore artistico Filippo Puliafito.

Avete mai pensato di chiudere?

«No, dopo il primo lockdown la situazione era sotto controllo, e poi con l’apertura estiva siamo riusciti a pagare tutti gli arretrati. A luglio abbiamo aperto tutti i giorni il nostro parco all’ora dell’aperitivo e nel weekend sono tornati i concerti. La capienza era limitata a 95 persone, contro i 200 di una serata tipo, ma è andata abbastanza bene».

Ci parli della vostra campagna di crowdfunding.

«Se non ci fosse stata la pandemia nel 2020 al Legend ci sarebbero stati 270 concerti. Ai nostri sostenitori chiediamo un atto di fiducia, un anticipo sulle attività future. Proponiamo una serie di “pacchetti” che a seconda del costo offrono in cambio oggetti di merchandising o sconti sui biglietti dei prossimi concerti. C’è anche un’opzione rivolta ai musicisti: con 250 euro offriamo una giornata intera al Legend Club con un tecnico luci e audio a disposizione per provare un live o girare un video. La campagna terminerà il 20 dicembre e puntiamo a raggiungere 10.000 euro».

Che rapporti avete con gli altri locali?

«Con alcuni direttori artistici siamo amici e in generale c’è sempre stato rispetto e collaborazione, anche per la programmazione delle date. Questa estate ci ha dato però fastidio sapere che diversi locali non rispettavano le regole di sicurezza. Comprendo le difficoltà del momento, ma se tutti fossero più responsabili l’emergenza si risolverebbe più velocemente».

Sostenete il movimento Bauli in piazza per i lavoratori dello spettacolo?

«Certo, perché conosciamo diversi facchini, tecnici e fonici che lavorano sia al Legend che nelle produzioni che organizziamo in altri locali, e siamo solidali con loro in questo momento difficile».

 

Lamberti: «Cinque locali uniti per il brunch di quartiere»

Fiuri, caffetteria e fiorista, Artico, gelateria, L’ile douce, pasticceria, e Ta-ttà, polpetteria, Cru, Wine Bar. Sono cinque ristoratori dell’Isola che hanno creduto nel detto “l’unione fa la forza” proponendo insieme il “brunch di quartiere”: fra colazione e pranzo, un rito ormai consolidato nelle abitudini culinarie dei milanesi. Al sabato e alla domenica si può ordinare un menu completo da asporto o con consegna a domicilio. L’idea è partita dalla vulcanica Roberta Lamberti, titolare della polpetteria Ta-ttà.

Come è nato il brunch di quartiere?

«Ogni volta che mi trovavo con gli amici titolari di attività nella nostra zona, ci confrontavamo sulle comuni difficoltà da affrontare. Ho pensato che potevamo unirci, dato che i nostri locali sono molto vicini, che abbiamo tutti una forte identità e che proponiamo un’offerta complementare – per creare il brunch ideale, da proporre agli abitanti dell’Isola, sempre molto ricettivi».

Risultato?

«Siamo partiti un mese fa e abbiamo avuto successo fin da subito. Per testare la nostra proposta, abbiamo cominciato a farla conoscere attraverso il gruppo Facebook Isola Quartiere Lilla. Ho avuto l’idea giovedì e al sabato eravamo già operativi».

Come funziona?

«Nello spazio “ordina” del sito lapolpetteria.it, oltre alle proposte classiche del mio locale, c’è la voce “Brunch di quartiere”. Con 25 euro a persona si possono scegliere le diverse portate dolci, salate, il gelato, il tipo di caffè che si desidera e aggiungere una quota per il vino. Per le consegne ci pensiamo noi, senza affidarci a società di delivery esterne, e il nostro brunch può arrivare in tutta Milano».

Qual è la situazione per voi ristoratori?

«Durante il primo lockdown ho sempre tenuto aperto, ma è stato molto faticoso e poco conveniente. Dopo ho dovuto licenziare i miei dipendenti, che per fortuna so che hanno tutti ritrovato lavoro, mentre ora mi affido a collaboratori con partita Iva. Prima dell’emergenza mi occupavo anche di street food e di catering, ora invece mi sono buttata per forza solo nel locale».

 

In breve

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