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22. 06. 2021 09:03

Ristoratori, palestre, teatri ancora “storditi” dal Dpcm. Ma si cerca una strada per non morire

Stavolta si farà così: delivery, streaming, lezioni di fitness online...

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Tutti provano ora a salvare il salvabile. C’è chi lo fa per questioni di pochi euro di fatturato da racimolare. Ma molti lo fanno solo per non sparire e mantenere così un po’ di legame con clienti, amici e affezionati. Sono i ristoranti, ma anche i teatri e le palestre: luoghi messi ancora una volta a dura prova dal nuovo Dpcm valido fino al 24 novembre. Ora vige ancora molto pessimismo, in attesa degli aiuti promessi dal Governo. Ma qualche idea è già pronta. Rimboccandosi le mani.

Ristoratori, palestre, teatri ancora “storditi” dal Dpcm. Ma si cerca una strada per non morire

Il 28 ottobre tavole vuote in piazza Duomo: la manifestazione di Fipe in tutta Italia

È anche il momento delle proteste. Almeno fino al 24 novembre. Sempre che non intervengano nuovi provvedimenti restrittivi. Tra flash mob e manifestazioni organizzate dalle associazioni di categoria, sono giorni di agitazioni.

La Fipe, che rappresenta gli esercizi pubblici della ristorazione, ha indetto una manifestazione che chiama a raccolta il mondo dei locali: domani, alle 11.30, i gestori di bar, pub, pizzerie e ristoranti occuperanno contemporaneamente le piazze di dieci capoluoghi di regione (Firenze, Milano, Roma, Verona, Trento, Torino, Bologna, Napoli, Cagliari, Palermo), oltre alla città di Bergamo.

In piazza Duomo verranno simbolicamente apparecchiate decine di tavole vuote. Obiettivo: ricordare il valore economico e sociale dell’intero settore e chiedere alla politica un aiuto per non fa morire le 340mila imprese che prima della pandemia generavano un fatturato pari a più di 90 miliardi di euro ogni anno.

«Non ci fermiamo»

Pomodoro (No’hma): «Andiamo avanti in streaming»

di Ivan Filannino

Il nuovo Dpcm non ferma la stagione 2020/2021 dello Spazio Teatro No’hma Teresa Pomodoro. Domani la sala di via Orcagna, diretta dal magistrato ed ex Presidente del Tribunale di Milano, Livia Pomodoro, avrebbe dovuto riaprire le porte al pubblico per il concerto inaugurale della Colours Jazz Orchestra, con la partecipazione di Maddalena Crippa e Giovanni Crippa. Ovviamente il pubblico non potrà partecipare, ma lo spettacolo si terrà regolarmente e sarà trasmesso in streaming sul sito del teatro nohma.org.

Spazio Teatro No’hma Teresa Pomodoro
Spazio Teatro No’hma Teresa Pomodoro

Vi aspettavate questa nuova chiusura?
«Avevamo qualche sospetto ma ci ha colto di sorpresa. Abbiamo fatto tutta la scorsa stagione in streaming raccogliendo comunque un grandissimo consenso. Ora eravamo pronti a ricominciare con questo nuovo progetto chiamato OnLife, un teatro diffuso in grado di connettere tra loro diverse sale italiane. Abbiamo già testato tutte le tecnologie compreso il satellitare e il concerto di domani vedrà unirsi il nostro palco a quello di Corinaldo in provincia di Ancona. Il nostro è un tentativo di non chiudere la voce del teatro in un momento così delicato, pensiamo di dover rimanere vicini a chi ci ha dato fiducia in quest’anno difficilissimo. Speriamo che il nostro sforzo possa essere apprezzato inizialmente sul digitale in attesa di poter tornare ad aprire le sale».

 La stagione è dunque confermata?
«Sì, non avremo il pubblico in sala ma gli spettacoli sono confermati. Finché sarà necessario andremo avanti in streaming come fatto nella scorsa primavera. Questo scenario ci ha dato grande visibilità, facciamo uno sforzo per continuare su questa strada aspettando di iniziare una nuova normalità».

Nota delle contraddizioni in questo nuovo Dpcm?
«Non mi permetto di criticare le scelte in un momento così difficile. Spero che questa soluzione serva a rendere meno pesante il clima nel nostro paese».

C’è il timore che, come a febbraio, la chiusura si allunghi più del previsto?
«Sì questo è il timore. Io, però, penso che le lezioni servano e spero che anche questa possa essere utile».

Lo streaming può davvero essere il futuro del teatro?
«Lo abbiamo sperimentato e vogliamo andare avanti. Quando si spengono le luci della ribalta qualcosa non funziona e questo crea ansia anche nei cittadini. Io vorrei che queste luci della ribalta, almeno metaforicamente grazie al digitale, non si spengano. Penso che la cultura esorcizzi le paure e tutto questo non può che far bene all’umanità».

«È tornato il lockdown»

Squeri (Epam): «Ok delivery, ma numeri irrilevanti»

di Giovanni Seu

Per il segretario di Epam Carlo Squeri «la salvezza dei locali pubblici è legata alla tempestività degli indennizzi annunciati dal Governo». Per gli esercenti milanesi è un nuovo lockdown. Lo dice senza giri di parole Carlo Squeri, segretario di Epam che rappresenta 1.400 esercizi pubblici sui complessivi 7-8mila presenti in città.

Epam Carlo Squeri
Epam Carlo Squeri

Qual è l’impatto dell’ultimo Dpcm sulla categoria?
«Deflagrante, crea una situazione ancora più drammatica di quella determinata dalle chiusure fissate prima a mezzanotte e poi alle 23.00».

Stavolta la chiusura è stata portata alle 18.00: si può comunque lavorare nel resto della giornata.
«Nessun ristorante può stare in piedi soltanto con il pranzo, forse gli unici che non sono toccati dal provvedimento sono i bar diurni».

Sta dicendo che saranno colpiti tutti i locali senza distinzione?
«Tutti sono stati già colpiti dallo smart working, dall’assenza del turismo e degli studenti. In generale è difficile fare previsioni, questo è un settore eterogeneo, ognuno si trova in situazioni determinate dalla rispettiva tipologia di clienti, ad esempio i bar in centro sono tra quelli che soffriranno di più».

Quanti chiuderanno?
«L’80-90% di coloro che lavorano solo di sera».

Siamo tornati a marzo-aprile?
«Per molte attività è così. Resta la possibilità dell’asporto e del delivery, ma non basta».

Ci sono attività che lavorano solo con queste ultime modalità.
«Sono poche, sono numeri irrilevanti. Per i ristoranti si tratta di una voce poco significativa del bilancio, tra l’altro le commissioni che le piattaforme applicano per i trasporti sono tutt’altro che leggere».

Quanti opteranno comunque per le consegne?
«Guardi, durante il lockdown molti le facevano giusto per non rimanere con le mani in mano o per non perdere i contatti con la clientela».

Quanti riusciranno a resistere fino al 24 novembre?
«Dipende da ciò che farà il governo, se arriverà la cassa integrazione, i contributi a fondo perduto, le misure sugli affitti, allora si potrà risalire la china: noi ci auguriamo che gli aiuti siano più sostanziosi di quelli dello scorso marzo-aprile».

Non sono stati adeguati?
«Per molti no».

Quanto sono stati d’aiuto i tavolini all’aperto questa estate?
«È una misura positiva che non ha coinvolto tutti, in 2.200 hanno avuto la possibilità di occupare il suolo. E’ stata un’estate difficile, gli ultimi 6 mesi hanno segnato per tanti un bilancio negativo. Concludo con una riflessione».

Prego.
«Noi non siamo untori, come ci dipinge qualcuno, abbiamo sempre rispettato i protocolli: ci auguriamo solo che il governo intervenga con tempestività per consentirci di sopravvivere».

«Non abbiamo un mese di ossigeno»

Meda (Ginnastica Milano 2000): «Noi sicuri»

Per Luigi Meda, responsabile dell’attività sportiva della Società Ginnastica Milano 2000, sarà difficile resistere ad un mese di inattività. «Sarà una prova durissima, con le piccole palestre a rischio sopravvivenza», dice a Mi-Tomorrow Luigi Meda, responsabile dell’attività sportiva della Società Ginnastica Milano 2000, che chiama in causa il Comune affinchè sostenga il settore.

Luigi Meda
Luigi Meda

Com’era ripartita l’attività dopo il lockdown di primavera?
«Abbiamo subito organizzato i campus estivi. Noi lavoriamo con i ragazzi, i genitori li hanno portati qui per passare l’estate».

Avete dovuto modificare la vostra attività?
«Da protocollo abbiamo dovuto limitare i numeri, adattandoli ai nostri 1.500 metri quadrati di spazio dove operano 15 istruttori».

Qual è stata la risposta dei clienti in questi mesi?
«Abbiamo avuto un riscontro positivo, siamo rimasti aperti a luglio e agosto per recuperare le lezioni perse, a settembre abbiamo verificato che la gente aveva voglia di riprendere: anche a causa della chiusura di non poche palestre ci siamo trovati con domande d’iscrizione che non abbiamo potuto accettare».

Vi aspettavate queste decisioni?
«No, eravamo ottimisti, gli ultimi decreti del ministro dello sport ci avevano resi fiduciosi. La cosa che più sconvolge è che nelle palestre non si è mai verificato neppure un caso di contagio, come ha affermato la Federazione Italiana di Ginnastica».

Sta dicendo che le palestre sono luoghi sicuri?
«Sì, la verità è che con questo nuovo decreto si vogliono impedire i movimenti delle persone perché i contagi avvengono altrove, ad esempio sui mezzi pubblici».

Ce la farete a resistere un mese?
«Siamo ai limiti, sarà una prova durissima che si aggiunge alle tante difficoltà che stiamo affrontando».

Avete ricevuto un sostegno pubblico durante il lockdown?
«I nostri istruttori hanno ricevuto indennizzi, come associazione abbiamo usufruito di un bando per ottenere un risarcimento. Noi abbiamo una concessione del Comune di Milano che ci è stata rilasciata in base ad un progetto di 12 anni che abbiamo presentato per il quale abbiamo investito 250.000 euro».

Un investimento a rischio con questo nuovo blocco.
«Certo, è un investimento consistente che in queste condizioni diventa difficile, penso che sia necessario rivedere le condizioni di questa concessione».

Riuscirete a resistere?
«Speriamo, noi ci proviamo».

E le altre palestre?
«Non saprei dire quanti sono nelle nostre condizioni».

In breve

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