21.6 C
Milano
04. 08. 2021 16:41

Scuola, disabili ed educatori: un’emergenza nell’emergenza

C'è chi non può o fa fatica ad accedere alle lezioni a distanza e ha bisogno del supporto di figure di sostegno che, però, lavorano con le cooperative. Un tema complesso. Che nemmeno dipende dai decreti governativi

Più letti

Il mondo della scuola affronta in prima linea l’emergenza coronavirus. Studenti e insegnanti sono impegnati a imparare nuovi metodi di insegnamento e di apprendimento a distanza, sperimentando l’uso di piattaforme e tecnologie poco sfruttate fino ad ora. Ci sono, però, due categorie che risentono maggiormente della situazione straordinaria: da una parte i bambini e i ragazzi disabili, dall’altra gli insegnanti di sostegno e gli educatori.

 

 

I primi non possono o fanno fatica ad accedere alle lezioni a distanza e, come accade a scuola, hanno bisogno del supporto di figure di sostegno. I secondi, che durante l’anno scolastico lavorano insieme agli studenti disabili con contratti a tempo determinato, spesso tramite le cooperative, in questi giorni sono senza lavoro. I loro colleghi assunti dallo Stato, invece, continuano a lavorare da casa organizzandosi con le lezioni a distanza e a fine mese riceveranno un regolare stipendio.

Scuola, disabili ed educatori: un’emergenza nell’emergenza

Chi è a rischio. Secondo l’Alleanza delle Cooperative Italiane, sarebbero almeno 130mila i lavoratori delle cooperative a rischio, sia nel settore dell’assistenza socio-sanitaria, sia nel turismo, nei beni culturali, nella logistica, nei servizi di pulizia e ristorazione. «Nel perdurare dell’emergenza coronavirus, sosteniamo un accordo quadro regionale per presidiare tutti i settori in crisi e le diverse condizioni territoriali, con l’obiettivo di salvaguardare e valorizzare il ruolo della cooperazione lombarda», le parole di Attilio Dadda, presidente di Legacoop Lombardia, alla firma dell’accordo siglato con i sindacati per tutelare imprese e lavoratori attraverso gli ammortizzatori sociali. Legacoop stima che le cooperative finora abbiano perso oltre 7 milioni di euro al giorno, «mettendo a rischio almeno 25mila lavoratori».

Accordo. L’accordo comprende i servizi educativi e sociali, le attività turistiche, culturali e sportive colpiti in maniera diretta dalle ordinanze e altri settori che risentono comunque della crisi: dal commercio non alimentare ai tassisti, da chi lavora nelle mense alla logistica, fino alle costruzioni. Un’importante misura di tutela è stata presa nel decreto legge del 16 marzo che prevede anche per le cooperative sociali la possibilità di ricorrere alla cassa integrazione in deroga per un massimo di 12 mesi.

Palazzo Marino. «Viviamo giorni di assoluta straordinarietà che stanno investendo l’intero Paese – ha già avuto modo di spiegare l’assessore all’Educazione Laura Galimberti, in una lettera inviata ai presidi delle scuole di tutti i gradi esattamente dieci giorni fa – e proprio per questo il Comune di Milano ritiene di dover venire incontro alle esigenze di natura educativa». Per questo Palazzo Marino ha autorizzato i dirigenti delle scuole milanesi statali e paritarie ad attivare l’assistenza educativa domiciliare per gli alunni con disabilità, concordando i dettagli con la famiglia, con l’insegnante di sostegno e con l’educatore di riferimento.

Budget. Il budget a disposizione resta quello precedentemente assegnato alle singole scuole. «Il prolungato periodo di sospensione delle lezioni – ha concluso l’assessore – non deve impedirci di continuare a prenderci cura dei bambini e dei ragazzi più fragili che frequentano le nostre scuole. Con questa decisione andiamo incontro alle loro esigenze, a quelle delle loro famiglie e a quelle degli enti accreditati che potranno così riprendere le loro attività».

Scuola, disabili ed educatori: un’emergenza nell’emergenza
Scuola, disabili ed educatori: un’emergenza nell’emergenza

Il Ministero. Nello stesso periodo il ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina ha dichiarato che gli assistenti per l’autonomia e la comunicazione potranno essere chiamati per sostenere a domicilio le famiglie che hanno figli con disabilità, in modo da consentire ai ragazzi di fruire delle attività didattiche a distanza. «Ma interveniamo anche per risolvere un problema di ordine economico che avrebbe riguardato questi lavoratori». Sul decreto governativo del 9 marzo sulla sospensione in tutta Italia delle lezioni fino al 3 aprile, nella parte riguardante la didattica a distanza, è scritto un generico «con riguardo anche alle specifiche esigenze degli studenti con disabilità». Ma il tema è complesso perché le cooperative degli educatori lavorano in base ad appalti con gli enti locali e non direttamente con il governo centrale. Inoltre, in una situazione così restrittiva, gli stessi operatori vorrebbero sentirsi tutelati anche dal punto di vista della salute.

130.000

i lavoratori delle cooperative a rischio, secondo l’Alleanza delle Cooperative Italiane

Educazione poco civica: quanto servirebbe, adesso

L’ora di educazione civica nelle scuole è stata rimandata a settembre, perché la legge che la istituiva non è stata approvata in tempo. Così, in questo anno scolastico, dalla scuola dell’infanzia alle superiori si fa, in mondo non uniforme, “Cittadinanza e Costituzione”. In alcune elementari è una materia di studio durante la lezione di alternativa alla religione, mentre alle superiori la Costituzione si studia in vista dell’esame di maturità. Per il resto sembra essere tutto lasciato alla discrezione dei singoli docenti o dirigenti, che possono anche iscriversi a bandi specifici lanciati dal Ministero dell’Istruzione.

Senso civico. In questi giorni di emergenza sappiamo che (soprattutto) gli adolescenti fanno fatica a comprendere l’importanza di non formare assembramenti, di non aver contatti troppo ravvicinati per non diffondere il coronavirus. Insomma, è difficile infondere loro quel senso civico che mai come ora è di vitale importanza. Con il senno di poi è facile parlare, ma uno sforzo in più per attivare l’insegnamento dell’educazione civica già da quest’anno sarebbe stato molto utile.

10 domande a Dario Colombo, Il Melograno ONLUS: «Perché soffriamo un po’ più degli altri».

Dario Colombo, Il Melograno ONLUS
Dario Colombo, Il Melograno ONLUS

Con l’emergenza coronavirus, La scuola va a casa. È questo il nome del progetto che la cooperativa Il Melograno Onlus di Segrate ha attivato fin dai primi giorni dell’allarme a Zibido San Giacomo e in altri comuni della Lombardia. «Cerchiamo un punto di equilibrio fra i bisogni dei minori e il diritto al lavoro» , spiega Dario Colombo, direttore generale della onlus.

Com’è nato La scuola va a casa?
«La Cooperativa ha 20 anni di esperienza di intervento per le persone con disabilità e dei minori in generale, sia a scuola sia a domicilio. Aveva già le competenze e l’organizzazione per sostenere servizi a casa rivolti ai disabili. In questa fase abbiamo pensato di trovare un punto di equilibrio fra i bisogni dei minori che rimangono a casa e che non possono fruire della didattica a distanza come i normodotati e il diritto al lavoro, facendo il tutto in totale sicurezza».

Come?
«Con tutte le cautele del caso, si va a casa dei ragazzi. Non si fanno assembramenti e l’attività è molto meno pericolosa che andare a fare la spesa al supermercato. In alcuni casi vanno messe in atto tutele in più, perché alcuni minori fanno fatica a mantenere le distanze, hanno problemi di contenimento e quindi serve una professionalità adeguata».

Oltre a Zibido San Giacomo, avete proposto il progetto ad altri Comuni?
«L’abbiamo proposto in tutti i Comuni dove facciamo assistenza educativa specialistica rivolta alle persone con disabilità, che sono circa una cinquantina, sparsi per la Città Metropolitana di Milano, in provincia di Pavia, Lodi e Monza e Brianza. Oltre a Zibido San Giacomo, La scuola va a casa è già partito ad Arese, in alcuni comuni della provincia pavese, mentre altri Comuni stanno valutando le soluzioni possibili. Noi, al momento, stiamo seguendo una settantina di ragazzi. Normalmente a scuola ne seguiamo più di duemila».

Quindi c’è un educatore per ogni ragazzo?
«No, sono meno, perché il monte ore che le scuole hanno destinato è basso e quindi uno stesso educatore segue più ragazzi, compatibilmente con la fattibilità del progetto. Perché un conto è passare da una classe all’altra all’interno della scuola e un conto è andare da un domicilio a un altro, specialmente in questo momento».

Che tipo di attività viene svolta?
«È un’attività educativa, non didattica, anche se aiutiamo alcuni ragazzi a svolgere i compiti assegnati dalle scuole. Si punta soprattutto sulla socializzazione. Per quanto è possibile, data la necessità di mantenere le distanze di sicurezza».

Come stanno reagendo le famiglie?
«Hanno le loro paure, i loro bisogni, ma anche l’esigenza di dare una continuità educativa ai loro figli. In questa situazione ci sono atteggiamenti molto diversi da persona a persona. La gran parte delle famiglie con cui lavoriamo è contenta».

C’è collaborazione fra la vostra cooperativa e le scuole?
«In una situazione così caotica e in continua evoluzione, i nostri educatori sono sempre in contatto con le scuole, sia con gli insegnanti di sostegno che con gli altri docenti».

Quanti educatori non stanno lavorando?
«Solo la nostra cooperativa ha fatto istanza di richiesta del Fondo di Integrazione Salariale, una sorta di cassa integrazione per 472 persone, che rischiano di rimanere disoccupate».

Cosa chiedete alle istituzioni?
«Aderiamo a Legacoop, che sta trattando sia con la Regione che con il Ministero della Pubblica Istruzione. Il problema è che con questo tipo di servizi lavoriamo su appalti comunali: siamo in contatto anche con Anci, l’associazione che riunisce i comuni italiani, ma per ora non sono arrivate risposte all’altezza della gravità della situazione».

Le categorie che stanno soffrendo sono tante…
«Però la nostra ha una particolarità: lavoriamo con fondi già stanziati e quindi non metterli in circolo in una situazione del genere vuol dire lasciare a casa le persone».

Il ministro dell’Istruzione Azzolina ha dichiarato di voler garantire tanto il diritto allo studio quanto quello al lavoro degli educatori. Cosa ne pensa?
«Capisco che sia uno scenario in costante divenire e che ci sia la necessità di trovare un punto di equilibrio tra la priorità di salvaguardare la salute pubblica, i bisogni dei lavoratori e delle famiglie. Ma un dato è certo. Mentre anche in questo periodo agli insegnanti statali lo stipendio non mancherà, I Comuni, che sono i nostri referenti, per il momento non intendono rispettare i contratti già stipulati con noi».

In breve

Servizi per la socialità, avviso pubblico del Comune per l’ex caserma Mameli

Il Comune vuole trasformare tre ex casermette di via Gregorovius, situate nel complesso dell’ex Caserma Mameli, in un centro...