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25. 10. 2020 09:25

La scuola torna ad invadere il centro di Milano: dal post Covid alla battaglia degli insegnanti

Di nuovo in piazza, la scuola espone le principali difficoltà che sta affrontando in questi giorni

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Si torna già in piazza. Quella che prima del lockdown sembrava ormai una “tradizione”, tornerà domani mattina: stavolta gli studenti scenderanno in piazza per una giornata di agitazione (corteo dalle 9.30 in largo Cairoli), che va a braccetto con lo sciopero generale del comparto scolastico, indetto per oggi e domani dalle sigle sindacali Usb, UniCobas Scuola e Università, Cobas Scuola Sardegna e Cub Scuola Università e Ricerca.

La scuola torna ad invadere il centro di Milano: dal post Covid alla battaglia degli insegnanti

Le ragioni. I motivi alla base della protesta riguardano le principali difficoltà che le istituzioni scolastiche stanno affrontando in questi giorni, la più evidente delle quali è sicuramente la carenza di organico tra insegnanti su posto comune e di sostegno, personale amministrativo e infine anche collaboratori scolastici. A questo problema si aggiungono quelli relativi all’edilizia scolastica, il disagio delle classi sovraffollate e le criticità derivate dall’emergenza sanitaria. “Sui 209 miliardi del Recovery Fund (82 dei quali a fondo perduto), almeno 7 vanno investiti per le assunzioni, 7 per il contratto ultra-scaduto, più i 13 necessari ad un piano pluriennale, aggiungono i sindacati.

Le rivendicazioni. Nella nota che promuove la manifestazione di domani si legge: La scuola è la maggiore organizzazione sociale del nostro Paese. Essa coinvolge direttamente e indirettamente oltre 20 milioni di persone tra insegnanti, studenti, personale scolastico e famiglie. A discapito della sua importanza sociale, questo settore, come anche la sanità pubblica, ha subito, negli ultimi decenni, un processo di progressivo smantellamento alimentato dal taglio costante dei finanziamenti, dalla riduzione degli organici e da un peggioramento complessivo delle condizioni di lavoro.

Più grandi. E ancora: Con tutta evidenza, la crisi sanitaria ha semplicemente ingigantito dei problemi strutturali di cui tutti erano a conoscenza, compresi i diversi governi (di centro-destra e di centro-sinistra) che negli ultimi anni si sono succeduti. Per questo motivo, possiamo dire che l’attacco alla scuola pubblica si inserisce, a pieno titolo, in quell’azione di aziendalizzazione e di privatizzazione dei beni pubblici e dei servizi essenziali che solo le lotte dei lavoratori erano riusciti a strappare alla logica del mercato e del profitto privato.

Risultati. I risultati di queste politiche sono sotto gli occhi di tutti: edifici scolastici fatiscenti ed insicuri, ritorno ad una scuola classista, precarietà dilagante tra il personale scolastico ed un livello salariale tra i più bassi in Europa. Infine: Ci siamo stancati di false promesse e slogan vuoti.

scuola in piazza
scuola in piazza

L’APPUNTAMENTO

25 settembre dalle 9.30 in largo Cairoli a Milano

Le richieste dei sindacati della scuola

 – massicci investimenti nell’edilizia scolastica per ristrutturare o eventualmente aprire nuove scuole

– stabilizzazione di tutto il personale precario al fine di garantire la continuità didattica e tutelare i lavoratori fragili

– riduzione delle “classi pollaio” che rappresentano un grosso rischio per la salute dei docenti, degli studenti e del personale scolastico

– superamento della didattica a distanza che si è dimostrata essere uno strumento fallimentare ed escludente per gli studenti meno abbienti

– presidi sanitari in ogni scuola, dispositivi sanitari e tamponi rapidi per tutto il personale

– forti aumenti salariali per garantire almeno livelli retributivi in linea con la media europea

scuola in piazza
scuola in piazza

La rabbia delle mamme corre sui social

L’umore nel gruppo Facebook di 4.600 genitori lombardi
di Katia Del Savio

Chi ha figli piccoli conosce bene le famigerate “chat delle mamme”, fonte di discussioni infinite. La Lombardia riparte dai bambini è invece un gruppo Facebook che conta 4.600 iscritti, che si è formato la scorsa primavera durante il lockdown per richiedere l’apertura delle scuole in sicurezza e tutelare le mamme lavoratrici. Da allora raccoglie proposte, articoli e opinioni su temi concreti, con poche lamentele sterili. Ora le iscritte provano a districarsi fra le nuove regole. Mi-Tomorrow ha contattato alcune delle mamme del gruppo.

Orari. La maggior parte è alle prese con la riduzione degli orari alle elementari, a causa della mancanza di insegnanti. «Ogni anno i miei bambini partono senza la maestra di matematica – ci dice Francesca Gironi, mamma di due figli che frequentano la Don Gnocchi – ma al momento mio figlio, che frequenta la quinta, ha solo quattro ore coperte su 40. Così ci hanno comunicato che neanche questa settimana avrebbero mangiato a scuola». Sempre Francesca si dice invece soddisfatta dell’organizzazione del nido di via Pompeo Marchesi: «Le educatrici già da giorni indossano camici di stoffa», più rassicuranti rispetto a quelli di plastica. Valentina Sabellini ha una bambina di prima elementare alla Sandro Pertini: «Anche da noi l’orario è stato ridotto, ma per il resto le cose vanno abbastanza bene».

Insegnanti. Una mamma, i cui figli di sei e otto anni frequentano la primaria Cinque Giornate di via Mugello evidenzia che i dirigenti della sua scuola si danno molto da fare, «ma il problema, che dipende dal Governo, è la mancanza di insegnanti, specie di sostegno. Proprio perché quest’anno i bambini devono rispettare così tante regole e restrizioni (una su tutte l’intervallo passato quasi tutti i giorni seduti ai banchi), sarebbe stato importante fare loro trovare tutti i maestri fin dall’inizio».

Mensa. Vivienne Fava, che ha una bambina che va alle elementari a Corsico e un ragazzo che frequenta le medie a Buccinasco, aggiunge: «Solo alla fine della scorsa settimana la scuola primaria ci ha comunicato che fino al 2 ottobre i bambini sarebbero usciti alle 14.30. Non ha senso aggiungere solo il tempo per il pasto, dovendo quindi pagare la mensa, visto che sono costretti a mangiare a turni in soli 25 minuti solo per aggiungere mezz’ora di lezione. In più, mia figlia ha tutti i maestri e non capisco perché si debba ridurre le lezioni in modo generalizzato, anche per le classi che hanno l’organico al completo».

Assembramenti. Diverse mamme denunciano assembramenti di genitori: «Davanti alla nostra scuola si crea il caos perché c’è poco spazio, visto che le auto vengono parcheggiate anche sui marciapiedi», ci dice Francesca Gironi. Inoltre gli ingressi scaglionati diventano difficili da gestire per chi ha più figli con orari ed entrate diverse: «C’è chi in tutto deve aspettare 45 minuti prima di andare a lavorare», ammette la mamma della scuola di via Mugello.

scuola in piazza
scuola in piazza

Ma domani si va anche a scuola in bici

Massamarmocchi, insieme ad altre associazioni sparse per tutta Italia, venerdì 25 organizza “Tutti a scuola in bici”, una giornata per sensibilizzare bambini e genitori all’utilizzo della due ruote per il tragitto casa-scuola. Massamarmocchi, che l’anno scorso ha ricevuto l’Ambrogio d’Oro dal Comune di Milano, organizza da anni percorsi precisi per andare tutti insieme a scuola, accompagnati da genitori e volontari. «Con la riapertura delle scuole studenti e genitori tornano a muoversi per le strade della città e, con l’accesso contingentato sui mezzi pubblici, non possiamo permetterci che questi spostamenti avvengano con l’auto privata aumentando ancora di più il traffico sulle nostre strade e peggiorando la già scarsa qualità dell’aria intorno alle nostre scuole», dicono gli organizzatori dell’iniziativa. Chi vuole aderire e promuovere un appuntamento di “Bike to school” nella propria scuola può scrivere al seguente indirizzo per avere un supporto nell’organizzazione e promozione info@massamarmocchi.it.

Soldi per nuovi tetti: l’annuncio dall’assessore Limonta

I ricavi dalla vendita del Palazzo delle Scintille, comprato da Generali per 30,1 milioni di euro, serviranno al Comune di Milano per il rifacimento dei tetti delle scuole della città. Secondo quanto comunicato dall’assessore Paolo Limonta, sono state già bandite due gare d’appalto da 7 milioni di euro l’uno per 50 coperture i cui lavori inizieranno a metà ottobre. Un terzo appalto da 10 milioni, ancora da assegnare, consentirà di ultimare i tetti nelle restanti scuole. Su 550 scuole del Comune, 90-100 si trovano in una condizione che necessita di intervento in tempi brevi.

scuola in piazza
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