se parla milanes

Fino a domenica si parla milanese: anzi, Se Parla Milanes! Merito di Milano da Vedere che con Danilo Dagradi ed Elisabetta Piselli nel 2016 si sono inventati la manifestazione culturale dedicata al dialetto meneghino.

 

Tre anni dopo quella che era una semplice giornata dal gusto un po’ retrò si è fatta quasi una settimana (quattro giorni, iniziati ieri) in grado di coinvolgere locali serali, bar, ristoranti, associazioni culturali, teatri nel segno proprio della riscoperta di una lingua che in pochi parlano correttamente, ma che in alcune affermazioni è a pieno titolo nel gergo più comune.

Il patrocinio. «Uno dei punti di forza di Milano, città che ha imparato ad aprirsi al mondo e che accoglie nuove energie creative ogni giorno, sta nel non avere mai reciso i legami con il suo passato e le sue migliori tradizioni – ha spiegato Filippo Del Corno, assessore alla Cultura del Comune di Milano che patrocina l’iniziativa -. La riscoperta del dialetto meneghino è un piacere destinato a tutti, a chi è orgoglioso delle proprie radici e a chi è arrivato da fuori da un giorno o da una vita e si sente profondamente milanese. L’idea di legare gli eventi artistici e gastronomici dei prossimi giorni ai luoghi più vivaci della movida ma anche più difficili della città, come il carcere, è destinata a produrre notevole interesse tra i cittadini di ogni età».

Il teatrino Meneghino

I contenuti. E così viene riportato in vita Meneghino, con il suo teatrino a Vicolo dei Lavandai. Nei locali della movida trovano spazio cocktail creati per l’occasione (con nomi rigorosamente in milanese) e poi musicisti e cabarettisti, passando per una cena speciale nel ristorante “In Galera” nel carcere di Bollate, uno spettacolo teatrale che darà spazio a due compagnie teatrali amatoriali, a un duo musicale e ai Quatter Malnatt. Il cuore pulsante è sui Navigli, grazie alla collaborazione tra Milano da Vedere e Arti Minime, concessionaria del Nibbio, el Barcun de Milan, ritornato in Darsena nel 2015.

La birra malnatt

Il gusto. Da non perdere un assaggio della Birra Malnatt, il gusto del riscatto, partner della manifestazione. Si tratta del progetto nato dalla collaborazione con gli istituti penitenziari presenti sul territorio milanese, San Vittore, Opera e Bollate e la Cascina Morosina, con il supporto del Provveditorato di Giustizia e del Comune di Milano, che vuole restituire dignità sociale, fornendo un’occasione di riscatto a chi si è trovato a scontare una pena detentiva. Anche il sindaco Giuseppe Sala in estate ha voluto fare promozione a questa speciale con una foto sul proprio profilo Instagram. T’e capì?

CINQUE COSE DA NON PERDERE

Fà Ballà l’Oeugg
Al Museo Bagatti Valsecchi torna il gioco legato alle parole in dialetto che tanto diverte i visitatori, ai quali viene dato un elenco di parole dialettali che corrispondono a oggetti che si trovano durante la loro visita. Col milanese di mezzo, è meno facile di quel che sembra…
Domani dalle 13.00
Via Gesù 5
Ingresso: da 7 euro

Su la Torr de Milan de nòtt
La Torre Branca è una delle attrazioni più “alte” della città. Monumento storico realizzato nel 1933 da un progetto di Giò Ponti, sarà accessibile fino a mezzanotte per poter guardare la città illuminata dalle luci della sera.
Fino a domenica dalle 20.30 a mezzanotte
Viale Luigi Camoens 2

I sacerdoti di Milano
Tullio Barbato, fondatore di Radio Meneghina, racconterà i sacerdoti della Diocesi di Milano più significativi del Novecento, che hanno incrociato la storia e non solo della città. Gli Amici della Cascina Linterno propongono la mostra “El Pret de Ratanà e la Soa Gent – Vita ed opere di Don Giuseppe Gervasini”.
Domenica alle 10.00
Cascina Linterno, via Fratelli Zoia 194

I navigli di Milano

Sul barcun de Milan
Rientrato in Darsena nel 2015 in occasione dell’Expo, il Barcone di Milano da parte della storia della città. Abitualmente in uso per eventi privati o istituzionali, sarà invece accessibile gratuitamente. Basterà salire per guardare alla città con occhi diversi.
Domani e domenica, dalle 16.00 alle 22.00
Alzaia Naviglio Grande 66

Ricòrd de Ringhèra
Spettacolo teatrale che vedrà in scena i Mal Trà Insema” di Assago, I Vent e Acqua, i Quatter Malnatt e Brusca&Scuri. Due ore di puro divertimento, tra musica e prosa, tutto rigorosamente in dialetto. Al termine festa di chiusura con Milano da Vedere.
Domenica alle 16.30
Teatro Alfredo Chiesa, via San Cristoforo 1
Ingresso: 15 euro

IL DECALOGO DEL MILANESE DOC

1 Si fattura. Il dialetto “meneghino” deriva dal nome Menego (Domenico). Una delle interpretazioni era che si riferisse a una lingua parlata da “dominici”, i domestici, quindi dal popolo. Nel tempo poi è arrivato a significare che il milanese è la lingua non di chiunque ma di chi, ovviamente, lavora.

2 Le basi. Tra i massimi eruditi in merito c’è Mario Torchio, esperto della lingua milanese e autore di libri sulla materia. È stato lui a sciorinare la prima regola del milanese: “La o normale si legge u. La u si legge ü, come l’ululato dei lupi. Per leggere o ci vuole la ò accentata. Questa è la base”

3 Che chic. L’influsso maggiore sul dialetto milanese lo ha avuto la lingua latina. I romani hanno infatti trasferito qui il loro idioma e il nostro dialetto è tra quelli che, più di tutti, hanno mantenuto questa sfumatura colta e raffinata

4 Tutto il mondo è paese. Non contenti, i milanesi hanno conservato gli influssi di tutti i popoli che, nei secoli, si sono insediati nella città: galli, gotici, longobardi, francesi, spagnoli e austriaci. Tutt’ora molti termini ne riportano la testimonianza

5 Che storia. Proprio per questo motivo, spesso il meneghino viene considerato molto più che un semplice dialetto: è una vera e propria lingua che testimonia il passato, la storia, le origini e lo sviluppo della città. Con radici del tutto ampie

6 Lingua d’autore. La variante che è stata registrata come “ufficiale” e maggiormente diffusa è stata quella adottata dallo scrittore milanese Carlo Porta. Tipico di questo sistema e modello lingustico è il trigrafo oeu per la vocale /ö/.

7 Standard e filologia. È stato proprio sul modello di Carlo Porta che il Circolo Filologico Milanese ha tracciato uno standard per l’ortografia milanese classica, con regole e definizioni ben precise. È stato redatto nel 1980 e ha tratti prevalentemente francesi e spagnoli

8 Grammar nazi. Il dialetto milanese non si improvvisa di certo. È stata pubblicata una Grammatica del dialetto milanese, un manualetto di scrittura e diversi vocabolari della lingua. Il tutto serve a garantire uso corretto di grammatica, dell’ortografia e del lessico milanese.

9 Imbruttiti. È di derivazione austriaca il termine tra i più milanesi in assoluto. Bauscia, parola che viene utilizzata per riferirsi al classico milanese imbruttito, viene dall’austriaco bauschen che significa gonfiarsi e quindi, in sostanza, essere un pallone gonfiato

10 Chiamati in causa. Il milanese ha un termine “tecnico” anche per definire noi giornalisti. Li chiama casciaball, ovvero racconta palle, qualcuno che dice un sacco di parole inutili. Chiaramente è inteso in senso scherzoso e positivo perché il milanese ha stima della categoria e, anzi, vi si riconosce.

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