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02. 08. 2021 20:02

Il senso del Natale. Il vicepresidente di Pane Quotidiano: «Speriamo di chiudere: vorrebbe dire che non c’è più povertà»

Il cuore di Milano nel momento più difficile: l'instancabile attività del Pane Quotidiano. Il video

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Una fila lunga, donne, uomini, coppie di anziani, giovani riders, disabili, ragazzi con lo zaino in spalla e tanti bambini. La sede del Pane Quotidiano di viale Toscana è aperta a tutti: si arriva, si ritirano i due pacchi e si abbandona la fila. Tanti «grazie», ma non mancano comunque richieste aggiuntive: i destinatari non sono registrati, possono per questo ripetere il ritiro numerose volte a settimana.

Luigi Rossi, vicepresidente della Onlus, conferma: nel tempo, la fascia d’età è aumentata, passando dai 28-30 anni ai 50 anni di media. Sono di più anche i cittadini italiani, oggi il 40% di chi chiede aiuto.

Luigi Rossi

Che servizio offrite a queste persone?

«Offriamo una razione alimentare per le famiglie che comprende 350 grammi di pane, due yogurt, un litro di latte, un pacco di pasta, dei formaggi e talvolta anche dei salumi, frutta e verdura in grande quantità e anche dei dolciumi. Nel secondo sacchetto offriamo pane surgelato».

Come gestite la coda e le numerose richieste?

«Ci sono due file separate e due postazioni differenti dedicate alla distribuzione. L’attesa non supera la mezz’ora, proviamo ad organizzare al meglio ogni passaggio per evitare affollamenti. Chi ha bisogno si presenta con dei sacchetti propri, che riempie direttamente sul nostro tavolo».

Offrite anche regali di Natale per i più piccoli?

«Sì, ci teniamo particolarmente. Abbiamo ricevuto dei doni per i bambini, sui pacchi è indicato il sesso e l’età dei bambini. Non conosciamo il contenuto delle scatole perché arrivano già impacchettate».

Chi può venire presso i vostri punti per il ritiro del pacco?

«Non ci sono particolari parametri per la richiesta di questi alimenti, chiunque può venire qui da noi, anche più volte alla settimana. Non registriamo nulla, chi ha bisogno viene da noi e ritira i pacchi. Il nostro motto dice: fratello e sorella, qui nessuno ti domanderà chi sei o perché hai bisogno di questi aiuti. Non importano le opinioni, sono tutti benvenuti».

Che cosa significa questo motto?

«Non vogliamo prevaricare la dignità di tutte queste persone che si mettono in fila e che hanno bisogno di alimenti per la propria famiglia, hanno dei problemi e noi proviamo ad aiutare come possiamo. Sappiamo di essere fondamentali per qualcuno».

Che feedback ricevete dalle persone?

«Sicuramente gratitudine, lo facciamo con passione. Ci basta un grazie per sapere di aver fatto del bene».

Che numeri avete registrato in questo primo periodo?

«I passaggi che abbiamo qui in viale Toscana e nell’altra sede in viale Monza sono di circa 3.500 persone al giorno. Significa avere un milione di passaggi all’anno. Si presentano giovani lavoratori, madri e padri di famiglia e anche coppie di anziani. Accogliamo richieste da persone di tutte le età».

Ci sono progetti a breve termine?

«Per il momento siamo molto soddisfatti di quello che stiamo facendo. Per il futuro speriamo di chiudere presto queste due postazioni».

In che senso?

«Se chiudiamo noi, vuol dire che non c’è più bisogno di aiuti e che non esiste più la povertà qui a Milano. Ma sappiamo bene che questi concetti sono utopia, quindi per il momento lavoriamo per garantire questo servizio nel presente».

Il personale è tutto volontario?

«Sì. I ragazzi si occupano della distribuzione di generi alimentari dal lunedì al sabato dalle 9.00 alle 11.00, solo nei giorni lavorativi. Nel retro ci sono catene di volontari che si occupano dei pacchetti, la fase di distribuzione deve funzionare alla perfezione».

Avete visto Sala?

«Il sindaco dovrebbe passare proprio il giorno di Natale, ci farebbe molto piacere. C’è bisogno di vicinanza da parte di tutti».

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