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15. 05. 2021 18:34

Smog in Lombardia, le polveri sottili sforano i limiti: introdotte nuove misure

L'inquinamento torna su livelli preoccupanti: le contromisure della Regione

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Da oggi, 22 gennaio, in Lombardia scattano nuovamente le misure antismog di primo livello. In tutta la Regione, infatti sono stati superati i limiti di 50 µg di Pm10.

Le regole. Con l’introduzione delle misure restrittive stop quindi ai diesel fino ad euro 4 dalle 8,30 alle 18,30, divieto di utilizzo di generatori di calore domestici a biomassa legnosa (in presenza di impianto di riscaldamento alternativo) con emissioni inferiori o uguali a 3 stelle, e il limite delle temperature all’interno degli edifici a 19°C (con tolleranza di 2°C).

«In generale – sottolineano però dalla Regione – si osserva una situazione meno critica rispetto al 2020, quando al 20 gennaio i giorni di superamento sono stati: 18 a Milano, 16 a Cremona e Pavia, 2 a Lecco. Nel 2021, dall’inizio dell’anno, i giorni di superamento sono 6 a Milano e 9 a Cremona e Pavia, 3 a Lecco».

2020, annus horribilis.  Il 2020, nonostante i blocchi ed il lockdown, non è servito a contribuire al miglioramento della qualità dell’aria. Se da un lato è calata la presenza di biossido azoto, il principale inquinante prodotto dalle auto, lo stesso non si può dire delle polveri sottili.

La normativa europea prevede che non si superino le concentrazioni di 50 microgrammi per metro cubo più di 35 giorni all’anno. In Lombardia solo il 14% delle centraline non ha superato questo valore nel 2020. Negli anni precedenti la media era stata di gran lunga migliore: nel 2019 erano state invece il 39%, mentre nel 2018 il 41%.

Scendendo nello specifico di Milano si sono contati ben 90 giorni di sforamento in tutto l’anno. Nel 2019 si erano fermati a 72. Uno dei dati più curiosi è che la soglia critica è stata superata anche tra il 29 e il 30 marzo mentre eravamo in pieno lockdown.

Le cause? In primo luogo la pioggia: nei mesi di febbraio e novembre le precipitazioni sono state le più basse degli ultimi 15 anni. Altro elemento è stato invece il riscaldamento domestico. Nei mesi di lockdown totale le persone costrette a casa hanno utilizzato maggiormente gli impianti provocando conseguentemente maggior inquinamento. A questo vanno poi aggiunte le consuete attività agricole che non si sono mai fermate durante il corso dell’anno.

 

 

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