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06. 05. 2021 12:18

Social Survivor: il boom delle social street a Milano. Come cambia la vita di quartiere?

Sempre più una realtà, le street partecipate dai milanesi hanno subìto un’accelerata anche a causa del Covid: più solidarietà, più idee e una voglia di rivoluzione “dal basso” fatta di concretezza e passione

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Sono nate nel 2013 con l’obiettivo di riavvicinare i vicini di casa, creando relazioni di buon vicinato ormai dimenticate nel marasma della vita frenetica di tutti i giorni. Il fenomeno è quindi esploso in tutto il mondo, ridefinendo i rapporti sociali. Poi è arrivata la pandemia a rimettere in discussione la vita per come l’avevamo conosciuta. Cosa è cambiato per le social street?

Gli effetti ieri. L’emergenza Coronavirus ci ha costretto a un forzato distanziamento sociale, o meglio dire “fisico”, che ha trovato pronta risposta nelle social street. Tutti ricordiamo il periodo tra marzo e maggio 2020, quello del durissimo lockdown, dei canti al balcone e delle videochiamate.

È in quel periodo che le principali social street della città hanno registrato un incremento notevole nel numero di interazioni: per fare un esempio, quella di San Gottardo-Meda-Montegani si è attestata addirittura al +214%.

Si sono organizzate un po’ ovunque numerose iniziative di spesa sospesa per le persone in difficoltà economica o di movimento, piattaforme finalizzate a unire la domanda e l’offerta, lezioni online per bambini, produzione gratuita di mascherine, consulenze gratuite di medici e psicologi. L’offerta, a dire il vero, superava di gran lunga la domanda. Forse anche perché non è mai facile intercettare chi ha realmente bisogno.

Gli effetti domani. È difficile ipotizzare dove andrà il mondo quando questa pandemia sarà un lontano ricordo. Perché è vero che abbiamo scoperto di poter fare a meno del cinema (e lo hanno scoperto le stesse case di produzione lanciando le prime direttamente online dopo le iniziali titubanze), stiamo assistendo all’ascesa dei cosiddetti ristoranti virtuali (dai costi di gestione più bassi e con consegna a domicilio), gli acquisti online sono ormai il nostro pane quotidiano e la stessa scuola ha mostrato scenari più o meno percorribili, ma è altrettanto vero che l’uomo è un animale sociale e che è difficile rinunciare a una relazione face to face.

Paradossalmente sono proprio le tecnologie, oggi, a venirci incontro per un ottenere una socialità reale. Le app di incontri hanno fatto registrare boom di utenti con bar, discoteche e luoghi di aggregazione chiusi, stessa cosa hanno fatto le social street.

Lo strumento digitale, insomma, è diventato un modo per tornare dove tutto è iniziato: alle relazioni. E ci auguriamo che il minimo comune denominatore, anche grazie alle social street, sia il tema dello scambio, del legame, dell’umanità stessa.

Quattro esempi di successo

BENEDETTO MARCELLO

L’ultima sorpresa? Coincideva con la Pasqua appena trascorsa: ventiquattro uova sospese, anche con il contributo municipale, nei cosiddetti Giardini dell’Orso. Un gesto di buon vicinato: nelle tasche grandi si potevano lasciare beni di prima necessità (cibo sigillato, pannolini, assorbenti, mascherine confezionate) per i più bisognosi, in quelle piccole invece biglietti, disegni e pensieri.

Ma non è la prima iniziativa degli animatori della Benedetto Marcello Social Street, che da anni sensibilizzano sulle criticità dell’area e festeggiano in modo creativo e solidale la vicinanza tra residenti: yoga, mercatini del baratto e feste di quartiere sono una prassi, come miglior deterrente alla microcriminalità.

PIAZZA SAN LUIGI

In mezzo al traffico, tra l’asfalto e il cemento, i primi vasi con piante e fiori: un intervento artigianale e semplice, promosso da alcuni volontari e da un’idea del proprietario dello storico negozio Bonvini, che parteciperanno allo sviluppo del cosiddetto miglio delle farfalle (ne avevamo già parlato su Mi-Tomorrow) lungo le aiuole spartitraffico di corso Lodi. L’adesione da parte di residenti e commercianti, che se ne prenderanno poi cura, è stata superiore alle aspettative come confermato dalla coordinatrice del progetto Elena Taverna.

Il tutto, comunque, è ancora in divenire perché il progetto si realizzi a pieno: nei prossimi mesi avremo novità. Una bella iniziativa per una social street che da anni propone interventi migliorativi per la zona.

MARTINETTI-REMBRANDT-GULLI

Avevamo accennato alla questione poche settimane fa, ma adesso si fa sul serio: la social street vuole creare un collegamento tranviario con il centro città (oggi assente) utilizzando binari già esistenti e alternando il capolinea del tram 16 tra piazza Axum (San Siro) e piazzale Perrucchetti.

L’obiettivo è anche alleggerire i vari bus di quartiere, come la linea 80, spesso pieni. Per il momento è stata redatta un’analisi di confronto tra i due percorsi alternativi, rilevando che la proposta nuova raccoglierebbe un bacino di utenza più alto del 48%. Il quartiere, raccolto attorno a questa prolifica social street, è già pronto ad aderire alla raccolta firme in via di diffusione nelle prossime settimane.

NOLO

Questa social street è una delle più conosciute – e partecipate – della città di Milano: oltre undicimila iscritti, oltre ottocento post nell’ultimo mese. Numeri da urlo per un gruppo di cittadini che ha creato a sua volta dei sottogruppi (come quello dedicato al verde) e di cui un appassionato nucleo ha progettato, di concerto con il Comune di Milano, l’interessante progetto Mobì che sta cambiando faccia al quartiere adiacente a via Padova e viale Monza.

Al momento sono in corso i lavori su via Rovereto, che collega viale Monza con il parco Trotter: sarà la prima tranche del progetto ad assumere la sua forma definitiva. Contestualmente si sta intervenendo all’incrocio tra via Pontano, via Pimentel, via Russo e via Morandi per rendere più sicuro l’attraversamento a piedi e in bicicletta.

 

 

 

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