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18. 09. 2021 02:02

La stagione dei lunghi silenzi: adesso lo spettacolo scende in piazza

Domani in piazza Duomo la grande protesta dei lavoratori dello spettacolo che unirà l’Italia: sarà un’estate rovente in attesa di certezze per un comparto in pieno limbo

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Che ne sarà del mondo dello spettacolo? L’unica certezza dell’estate musicale milanese è quella che vede aprirsi il sipario dal 15 giugno per gli spettacoli all’aperto con limite di ingressi fissato a 1.000 (che scende a 200 per quelli al chiuso) con norme di distanziamento e sicurezza ben studiate.

 

Lo spettacolo scende in piazza

Saltano gli attesi live estivi milanesi che avrebbero infiammato il suolo dell’Ippodromo San Siro sulle note di Green Day, Post Malone e The Script (previsti il 10, 17 giugno e 10 luglio) – cancellati – e su questo vige un’altrettanto infiammante polemica sulla questione rimborsi: il Decreto Legge 18 del 17 marzo 2020 (convertito in legge il 24 aprile) nel suo articolo numero 88 beneficia i possessori dei biglietti di un «voucher-buono di acquisto di pari valore a quello indicato sul biglietto, comprensivo anche del diritto di prevendita». Ma questa soluzione non convince tutti.

Chi si “salva”. Rinviati gli i-Days (12-15 giugno) al MIND e il Milano Latin Festival: Bad Bunny, Daddy Yankee e le altre stelle del pop latino si esibiranno ad Assago solo la prossima estate. Nuova data nel 2021 anche per Dua Lipa (10 febbraio), Avril Lavigne (12 marzo), Yes (16 aprile), 5 Seconds of Summer (29 aprile), Eric Clapton (26 maggio) e per il frontman dei Radiohead Thom Yorke (8 luglio).

Autunno. Slittano in autunno i concerti previsti in primavera: nuove comunicazioni annunciano James Blunt il 3 ottobre al Forum, Ghali i prossimi 8-9-10 ottobre al Fabrique, Mahmood il 3 novembre all’Alcatraz, i Modà al Forum il 19 dicembre e Marracash sempre al Forum dal 13 al 17 settembre. La sorpresa è che slittano anche quelli previsti in origine nel settembre 2020, come è successo a Niccolò Fabi (che dal 10 del mese è slittato al 9 settembre 2021) e Biagio Antonacci al Carcano (nuova data: 28 settembre 2021).

Numeri. Inutile negare che regna la confusione più totale per il settore dello spettacolo che conta, ad oggi, 4.200 eventi live saltati per 63 milioni di perdite e 130 di indotto, come stima Assomusica.

Questione di tempo. Tutti gli organizzatori sono unanimi nel richiedere a chi compete una data certa di fine e inizio trasmissioni, utili per ripartire con assoluta trasparenza e chiarezza nella pianificazione totale del biennio 2020-2021, compresa un’eventuale estensione dei suddetti voucher a 24 mesi di utilizzo e non più 12 per garantire la tutela ai fornitori.

Protesta. Intanto domani è il giorno della grande protesta dei lavoratori dello spettacolo, alle 17.00 in piazza del Duomo: uno «stato di agitazione permanente» per cui già campeggia da giorni uno striscione sui Navigli. Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, dice il proverbio. E sordi – al momento – resteranno anche i milanesi che dovranno rassegnarsi ad una stagione di lunghi silenzi.

lo spettacolo scende in piazza
lo spettacolo scende in piazza

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i concerti “saltati” a San Siro. Il primo ad esporsi pubblicamente è stato Tiziano Ferro con il suo grido di allarme lanciato lo scorso 13 aprile e, a distanza di un mese, sono arrivate le prime risposte: le date previste a San Siro il 5, 6 e 8 giugno saranno posticipate al 2021, come per Salmo (previsto il 14 giugno), Ultimo (18 e 19), Cesare Cremonini (27) e Max Pezzali (10 e 11 luglio).

 

Billboard Italia e Stefano Fisico lanciano la sfida con #ForTheMusic

Si chiama Billboard Calling #ForTheMusic l’operazione charity pensata dal direttore artistico di Billboard Italia Stefano Fisico a sostegno del fondo di Music Innovation Hub, società di produzione e consulenza per le professioni musicali nata all’interno di BASE Milano. In questo momento di seria difficoltà per l’intera categoria dei lavoratori dello spettacolo che vede migliaia di persone private di tutele assistenziali, un primo segnale concreto parte da qui.

#forthemusic
#forthemusic

Stefano, come funziona #ForTheMusic?
«Durante questa campagna lanciata lo scorso lunedì, abbiamo pensato ad una palinsesto di dirette Instagram sul nostro profilo ufficiale con artisti che hanno abbracciato il progetto come Il Volo, Le Vibrazioni, Nek, Anna Tatangelo, Enrico Nigiotti e molti altri, per realizzare un numero speciale del magazine di Billboard Italia, disponibile in digitale sulla nuova app scaricabile gratuitamente su Apple Store e Google Play».

Come si può aderire concretamente?
«Sottoscrivendo l’abbonamento al magazine a soli 1,99 euro al mese: un piccolo contributo che permetterà agli utenti di avere accesso a tutto l’archivio di Billboard. L’intera cifra raccolta sarà devoluta a Music Innovation Hub e al progetto di Spotify COVID-19 Sosteniamo la Musica: per ogni euro donato, Spotify ne donerà un altro».

Selezionerete anche alcuni fan, è corretto?
«Sì, tra chi avrà sottoscritto l’abbonamento e/o postato uno screenshot della diretta, per dare la possibilità di partecipare ad un Meet&Greet con uno degli artisti su Zoom. Le dirette ci saranno fino a domenica, ma la possibilità di contribuire alla causa si protrarrà anche nelle prossime settimane».

Com’è nata l’idea?
«Provengo dal mondo del deejay, conosco molti addetti ai lavori che questa estate non avranno lavoro o alcun sussidio. Sarà un massacro per tutta l’industria musicale, che ancora oggi non è rappresentata da nessuno per tutelarsi come dovrebbe».

Quale potrebbe essere una soluzione valida?
«Prenderei spunto da quello che hanno pensato le radio italiane ad esempio, con I Love My Radio: hanno incrociato una serie di necessità per venirsi incontro in un momento di difficoltà. C’è bisogno di un portavoce, una persona rappresentativa del mondo della musica, attiva non in prima linea, ma con esperienza alle spalle. Magari un Renzo Arbore o un Gianni Morandi».

Cosa ti auguri per il futuro?
«Sogno che entro la fine dell’estate ci siano le condizioni giuste per ripartire insieme ad ottobre, ma la vedo dura».

Un voto ai milanesi durante il lockdown?
«Da buon imbruttito, non vado oltre il sei e mezzo. Abito in zona Isola, ho visto molti runners girare liberamente e quello che vediamo oggi nei punti di ritrovo come Navigli, corso Garibaldi e piazza Gramsci conferma che i problemi sono ancora tanti».

 

La dedica di Viito: Benzina «Il futuro di Milano è nelle periferie»

Viito - credit KimberlyRoss
Viito – credit KimberlyRoss

Dopo Roma e Bologna, oggi c’è Milano nella vostra vita itinerante.
«Ci siamo trasferiti qui nel novembre dello scorso anno, l’abbiamo scelta per la sua natura cosmopolita, per il suo proiettarsi costantemente a livello europeo e per come ti permette di essere te stesso senza alcun condizionamento esterno, cosa che non accade in tutte le città».

Così arriva Benzina, la vostra dedica.
«L’abbiamo scritta durante i primi giorni in città, quando eravamo ospiti di amici e parenti alla ricerca di una nuova casa. Difficile da credere, ma è nata durante un viaggio da Bologna a Milano, in motorino, sotto un nubifragio».

Milano piange sopra la mia faccia, parole molto attuali.
«Parole che assumono un nuovo significato perché abbiamo visto soffrire questa città per la prima volta. Con il silenzio dei primi giorni, da noi in Corvetto, sembrava di vivere in un mondo idilliaco molto lontano dalla realtà e dallo stereotipo della città».

Come sta reagendo Corvetto alla Fase 2?
«A differenza dei primi giorni, oggi il quartiere sembra essere tornato al traffico di sempre con molta gente riversa nelle sue strade. Abbiamo scelto questo quartiere perché riteniamo, come disse Renzo Piano, che il futuro risieda nelle periferie. E, in questo, Milano è totalmente inclusiva».

Dopo due anni di live, oggi dovete fermarvi.
«Oggi la dimensione live vive una vera tragedia. Le piccole realtà non sopravviveranno ad un fermo così lungo, noi artisti possiamo continuare a scrivere e suonare, ma con queste condizioni non si potrà fare altro. Lo scorso anno abbiamo suonato davanti ad un Ippodromo stracolmo, per tornare a questo bisogna lavorare dando le giuste priorità».

La dedica di Frassi: Ci abbracceremo forte

Frassi
Frassi

Questa canzone ha una storia particolare.
«Era nell’aria già da tempo, ho avuto solo la fortuna di coglierla durante una notte insonne. Il fatto che in due settimane il video abbia totalizzato oltre mezzo milione di visualizzazioni su Facebook mi ha sorpreso. Molti l’hanno ricondivisa taggando i propri cari, questo mi ha commosso perché ha funzionato come tramite tra chi in quel momento non poteva abbracciarsi».

Tra questi, anche un’infermiera del San Gerardo di Monza.
«Laura Iacenda mi ha contattato per dirmi che il brano aveva dato a lei al suo gruppo di lavoro grande forza e speranza. Ci sentiamo quotidianamente e mi ha confermato che oggi la situazione è in miglioramento, i turni sono tornati ad essere più umani».

La tua Bollate come ha risposto all’emergenza?
«Qui ci sono state misure di contenimento ancora più restrittive, tanto che la spesa si poteva fare solo in orari e giornate stabilite in base al cognome. Oggi di certo si respira più libertà, ad esempio al Parco delle Groane si intravedono sprazzi di normalità e questo per chi ha famiglia, come me, è un passo importante».

Come continuerà la tua vita a Milano?
«Farò in modo di scoprirla ancora, ogni giorno di più. Il suo silenzio di notte a bordo di una Vespa del ’78 continuerà ancora a portarmi nei suoi angoli incredibili che di giorno non si notano nemmeno. Milano ha un bel vestito, ma bisogna saperlo indossare».

3 domande a Pierdavide Carone: «Dopo il buio, un nuovo inizio»

Pierdavide Carone - ph Virginia Bettoja
Pierdavide Carone – ph Virginia Bettoja

Pierdavide, Forza e coraggio! è il tuo personale inno alla resilienza.
«Questo brano in realtà nasce prima della quarantena, nel 2017, quando mi sono trovato nel bivio tra Roma e Milano, tra il mio passato e il mio presente a Gratosoglio, tra gli scatoloni che avrebbero costruito poi la casa dove abito oggi. Ho tracciato la linea di coraggio per affrontare questa fase della mia vita e sono felice che oggi questo brano possa intrecciarsi con le vite di altre persone, duramente segnate dalla pandemia».

Perché hai scelto l’Istituto Humanitas come destinazione di parte dei proventi del brano?
«Qui ho vissuto un’altra fase intensa della mia vita. A distanza di poco tempo da Caramelle hanno visto che c’era qualcosa che non andava, mi hanno seguito per tutto l’iter clinico fino all’intervento chirurgico. Con tutto il personale sanitario non ho solo condiviso un ciclo di chemio, ma un vero rapporto umano fatto di amicizia e riconoscenza ed è a loro che ho promesso questo brano. Glielo devo».

Milano ti ha regalato una seconda vita, insomma.
«Sono arrivato qui con Roma nel cuore, con il rischio di chi sa di dover ricominciare tutto daccapo. Le carriere degli artisti, oggi, rischiano di diventare meteore e anche io ho corso questo rischio: qui mi sono sentito nuovamente accettato da quel mondo che prima mi negava l’appoggio. Sono tornato a vivere nella mia dimensione».

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