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22. 04. 2021 15:07

Spot of light: il ricordo della Shoah passa in aeroporto

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Con la mostra Spot of Light anche quest’anno gli Aeroporti di Milano scelgono di non dimenticare la Shoah. Negli scali di Linate e Malpensa sono state organizzate due iniziative rivolte ai passeggeri che vorranno dedicare un momento prima del loro volo.

La prima è proprio quella collocata nell’aeroporto di Milano Linate, nell’area imbarchi: la mostra Spot of Light, Punti di Luce: le Donne nella Shoah, a cura dell’Associazione Figli della Shoah realizzata dall’Istituto Yad Vashem di Gerusalemme.

IL FOCUS • Attraverso le diverse sezioni tematiche, come quelle su amore, femminilità, arte, fede e molte altre, si racconta come l’universo femminile sia stato travolto dalla tragedia della Shoah e come abbia saputo reagire con forza, determinazione e resilienza. Concentrandosi su queste voci femminili, la mostra presenta fotografie, documenti e lettere, accompagnate da brevi biografie: sarà visibile fino al 4 febbraio.

Secondo l’assessore alla Cultura del Comune di Milano Filippo Del Corno «quest’iniziativa, che si svolge nell’ambito della Giornata della Memoria, continuerà a dare spunti preziosi soprattutto in un momento come questo in cui viene rimessa in discussione».

A MALPENSA • L’altro appuntamento è per domani e domenica, presso il teatro olografico che si trova alla Porta di Milano al Terminal 1 dell’aeroporto di Milano Malpensa. I passeggeri potranno fermarsi per guardare alcuni estratti del docufilm Memoria di Ruggero Gabbai: l’opera verrà proiettata in continuazione per tutte le due giornate.

«Una violenza sulla femminilità»
Daniela Dana Tedeschi: «Tema poco raccontato»

L’Olocausto visto nella prospettiva delle donne che spesso hanno subito una sorte anche peggiore degli uomini. La mostra Spot of light, Punti di luce: le Donna nella Shoah è dedicata a diverse figure femminili che hanno vissuto quegli anni tragici: Daniela Dana Tedeschi, vicepresidente dell’Associazione Figli della Shoah e curatrice dell’evento, illustra a Mi-Tomorrow il significato dell’iniziativa.

Com’è nata l’idea della mostra?
«Dalla collaborazione con l’Istituto Yad Vashem di Gerusalemme che l’ha organizzata, poi noi l’abbiamo portata qui: siamo un’associazione che svolge attività di divulgazione nelle scuole e in altre sedi, abbiamo deciso di raccontare la sensibilità femminile».

Perché?
«Perché è un tema poco raccontato, in particolare abbiamo voluto descrivere la loro quotidianità».

Le donne ebree hanno avuto una sorte peggiore degli uomini?
«Più che peggiore direi diversa, per loro è stato più complesso affrontare la Shoah».

Per quale motivo?
«Dobbiamo ricordarci che negli anni 30-40 del secolo scorso la condizione femminile era meno favorevole rispetto a oggi, le donne avevano meno diritti ma tanti doveri, in particolare quelli relativi all’appartenenza alla famiglia. Per quanto riguarda la Shoah c’è un aspetto che differenzia non poco la loro esperienza rispetto agli uomini».

Quale?
«Le donne sono state colpite nella loro femminilità, basti pensare che nei campi di concentramento venivano rapate a zero. Un altro particolare significativo è che dovevano presentarsi nude di fronte ai carcerieri, un fatto molto pesante perché il concetto di pudore allora era molto diverso da quello di oggi. C’è poi il fatto che, oltre che nella femminilità, sono state colpite come madri».

Questo è forse l’aspetto più drammatico.
«Certo, molte donne arrivavano nei lager con i figli piccoli che erano destinati alla morte: erano così messe di fronte alla scelta di continuare a vivere oppure di seguire i loro figli. Sono scelte terribili che nessuno vorrebbe mai fare, noi sappiamo di tantissime donne che hanno deciso di morire con i figli».

Tante sono state protagoniste di atti di resistenza.
«Anche nei campi di concentramento si è sviluppata una resistenza morale, le donne non dimenticavano di esserlo: ad esempio, cercavano il sistema per coprire il capo rasato, scambiavano il poco cibo che avevano per procurarsi un pettine, uno specchio».

Come facevano, in quelle circostanze tragiche a conservare una dignità così forte?
«E’ la dignità al femminile, tipica delle donne. La violenza nei loro confronti è stata molto forte anche perché si abbattuta sulla loro femminilità».


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