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18. 09. 2021 00:45

Liberty di sognare: prosegue il nostro viaggio tra le bellezze di una Milano da riscoprire

Conoscere una città vuol dire andare alla ricerca della sua identità più autentica e profonda. Un'identità che si racconta anche attraverso le linee sinuose e suggestive dei suoi palazzi, come quelli milanesi ornati da stucchi, mascheroni in pietra e ferri battuti che traggono ispirazione dalle forme più ardite e complesse della natura

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Lo stile liberty, con le sue case dai colori sgargianti delle maioliche o dai mille riflessi di delicate vetrate, si impone a Milano a inizio Novecento grazie alla creatività degli architetti e degli artisti-artigiani (tra i tanti nomi spiccano quelli di Giuseppe Sommaruga e Alessandro Mazzucotelli) e grazie all’utilizzo innovativo di alcuni materiali come ferro, cemento armato e vetro.

 

Il capoluogo lombardo, consacratosi già vent’anni dopo l’Unità d’Italia come principale centro industriale italiano, vede la progressiva formazione di una nuova classe borghese a cui lo stile liberty è legato a doppio filo.

5 domande ad Andrea Speziali, Presidente di Italia Liberty

andrea speziali
andrea speziali

Che cos’è Italia Liberty?
«È un’associazione culturale nazionale, nata nel 2019, che intende valorizzare l’art nouveau. Siamo partner dallo scorso anno di Google Arts & Culture: grazie a questa piattaforma tutti i grandi palazzi milanesi, anche nei suoi interni, saranno fruibili in maniera digitale».

Cosa le piace di questo stile?
«L’ingegno, l’originalità e la curiosità con cui questi artisti hanno rappresentato la natura, traducendo in forme piacevoli e facilmente assimilabili elementi articolati e sintetizzando elementi semplici come il ferro battuto con note di puro design».

Un dettaglio da sottolineare?
«La visione della donna. Nell’arte liberty la ammiriamo nella sua forma naturale, in carne, capace di fare scandalo come quelle di Palazzo Castiglioni, poi spostate. Nell’art déco (di epoca successiva, ndr) appare più stilosa, più donna immagine da sogni fatati che non ha corrispondenza nella realtà».

Perché Milano e l’Italia non riescono ad imporre questo straordinario patrimonio liberty?
«Tasto delicato. Io, con l’associazione, ho aperto lo scorso anno al pubblico di tutta Italia 150 edifici liberty. Evento ben riuscito: replicheremo quest’anno, in un’altra forma per ovvie ragioni, nella settimana dall’8 al 14 luglio. Settimana in cui sono nati Klimt, Sommaruga, Michelazzi e Otto Wagner».

Il liberty nasce per la borghesia. La borghesia, oggi, cerca ancora cose belle?
«Il mondo è cambiato con il virus. Auspico un progressivo ritorno all’ordine, all’eleganza, all’ornamento e all’opera monumentale. Molti oggi vogliono le case ultramoderne, ma il moderno è stancante».

1903

Palazzo Castiglioni inaugura la stagione liberty

1906

l’Expo di Milano consacra lo stile

1913

la breve stagione tramonta

Palazzo Castiglioni / Casa Campanini

Palazzo Castiglioni è il primo edificio liberty di Milano, ad opera del Sommaruga, in una via dove si susseguono maestosi palazzi settecenteschi. Noto per i suoi oblò a piano terra chiusi da un intreccio di ferro battuto e la profusione di putti ad alto rilievo, ai lati del portale centrale svettavano le due irriverenti statue (di spalle) che tanto hanno dato scandalo. Altre due figure femminili (ma più vaporose) sono quelle create dalle sapienti mani di Michele Vedani in Casa Campanini, progettata dal Campanini per se stesso. Splendidi il cancello in ferro battuto, i vetri policromi e l’ascensore originale.

1903 / 1906
Corso Venezia, 47 / via Bellini, 11

liberty (palazzo castiglioni)
liberty (palazzo castiglioni)

Palazzina Liberty / Acquario Civico

La Palazzina Liberty è quel che resta dell’antico mercato del Verziere, trasferito in zona Porta Vittoria a inizio Novecento. Struttura semplice, di pianta rettangolare, vanta un aspetto arioso per merito delle vetrate che quasi sostituiscono il muro e una bella ceramica per il fregio decorativo della parte alta. L’Acquario Civico rimane a ricordo dell’Expo di Milano del 1906: un contorno grazioso per il mondo marino, fluido e colorato. Un dettaglio particolarmente estroso è l’esotica testa di ippopotamo della fontana al centro della facciata.

1908 / 1906
Largo Marinai d’Italia / Viale Gadio 2

palazzina liberty
palazzina liberty

Hotel Diana / Biblioteca / Farmacia

Quando il liberty non è destinato al solo residenziale. L’hotel simbolo di Porta Venezia, per come lo ammiriamo oggi, è la trasformazione in stile liberty con accenti eclettici di quando i Bagni Diana lasciarono posto al Kursaal Diana: un complesso con albergo, teatro e ristorante progettato da Alberto Manfredini nel 1908. A brevissima distanza brilla l’ex cinema Dumont, oggi biblioteca comunale, dai magnifici e delicati dettagli. Spostandoci in zona Magenta, la farmacia Santa Teresa (peraltro ospitata in un palazzo sontuoso) vanta ancora gli arredi originali e splendide vetrate dipinte.

1908 / 1910 / 1906
Viale Piave, 42 / Via Frisi, 2 / Corso Magenta, 96

liberty (hotel diana)
liberty (hotel diana)

Casa Galimberti / Casa Guazzoni

Via Malpighi, nel cuore nobile di Porta Venezia, è un’esplosione di liberty. Casa Galimberti, recentemente restaurata, propone una superficie quasi interamente ricoperta da piastrelle figurate in ceramica, ferro battuto e motivi floreali in cemento tutti disegnati dall’architetto Giovanni Battista Bossi. È a tutti gli effetti uno dei vertici europei di questo stile. C’è sempre Bossi dietro Casa Guazzoni, dove il cemento si trasforma in mirabili putti, teste femminili, rami e foglie. Balconi e aperture vanno alleggerendosi verso l’alto, così come il rivestimento decorativo. Parola d’ordine: eleganza.

1905 / 1906
Via Malpighi 3 / 12

liberty (casa galimberti)
liberty (casa galimberti)

Palazzo Berri Meregalli

Basta un colpo d’occhio per notare come le atmosfere di questo capolavoro di Giulio Ulisse Arata siano completamente diverse da quelle degli altri edifici segnalati. Siamo di fronte a uno splendido palazzo di un liberty gotico-eclettico con pietra, marmo e decori dorati (in onore di Ravenna) che gli conferiscono un aspetto cupo e misterioso. I muri massicci e gli archi ribassati rievocano l’architettura romana, il bestiario animale prende il posto dei motivi vegetali e floreali. In fondo all’androne, con i mosaici di Angiolo d’Andrea e Adamo Rimoldi, imperdibile è la Vittoria dello scultore Adolfo Wildt.

1913
Via Cappuccini, 8

liberty (palazzo berri meregalli)
liberty (palazzo berri meregalli)

Casa Frisia / Casa degli Amanti

In via Ozanam, diagonale di corso Buenos Aires che termina in piazzale Bacone, spicca l’omogeneità di palazzi in stile liberty dal lato dei civici pari. Tra tutte citeremmo Casa Fridia, progettata da Giuseppe Boni. Bella la porta-finestra a tre arcate riccamente decorata, il cancello in ferro battuto e la parte centrale con la sua trifora e i motivi elaborati. Nell’adiacente piazzale Bacone la cosiddetta Casa degli Amanti, eretta nel 1908 dall’architetto Andrea Fermini, brilla per la facciata riccamente decorata con figure umane (coppie abbracciate in pose eteree) e rilievi in cemento e ferro battuto.

1909 / 1908
Via Ozanam, 4 / Piazzale Bacone, 6

liberty (casa degli amanti)
liberty (casa degli amanti)

Casa Marinoni / Casa delle Aquile

Casa Marinoni, progettata dall’architetto Enrico Zanoni, vanta la (probabile) collaborazione della ditta Alessandro Mazzucotelli per le parti metalliche in facciata, all’interno e nel cancello stesso. Appena entrati, sul lato sinistra, ammiriamo due opere fatte recentemente restaurare dal condominio: una fonte rappresentata da un giovane suonatore di flauto e una figura femminile affrescata in parete. A breve distanza due grandi aquile, che spuntano dai balconi laterali del primo piano di un palazzo di via Crema, osservano con fare sinistro i distratti passanti (o forse li minacciano).

1903 / 1900-10
Via Burlamacchi, 3 / Via Crema, 14

liberty (casa marinoni)
liberty (casa marinoni)

Casa delle Lumache

Tra i super quartieri di Pagano, Buonarroti e Wagner spiccano splendidi palazzi in stile liberty. In via Guido d’Arezzo 5 c’è la Casa delle Lumache: per ogni finestra troviamo infatti ai lati ben sedici lumaconi e dieci aragoste. Altre opere magnifiche: Villa Romeo dell’architetto Sommaruga in via Buonarroti 48 (sono state spostate qui le due scandalose figure di Palazzo Castiglioni), Casa Fiori in piazza Sicilia 6, la Casa degli Scoiattoli di piazza Wagner 4-6. Passeggiare con il naso all’insù è quasi d’obbligo in queste zone.

1922
Via Guido d’Arezzo, 5

liberty (casa delle lumache)
liberty (casa delle lumache)

Casa dei Melograni

Graziosa casa civile in zona Bullona, la casa è senza alcun dubbio un bell’esempio di stile liberty. Simmetriche fasce verticali in cotto suddividono la facciata, mentre grossi gruppi di fogliame e melograni affiancano le curve terminali delle arcate poste a incorniciare i due balconi laterali del primo piano (decorato da una stupenda fascia a maioliche policrome). Ma tutta la zona, poco distante dal Sempione, vanta interessanti esperimenti liberty: via Castelvetro 3, via Castelvetro 20 ad angolo con via Fauché e il palazzo d’angolo tra via Castelvetro e via Piero della Francesca su tutti.

1913
Via Castelvetro, 5

liberty (casa dei melograni)
liberty (casa dei melograni)

Palazzo ex Trianon

La stupenda facciata a pietra scolpita del Palazzo della Società Reale Mutua di Assicurazioni, altrimenti noto come ex Trianon, incanta in zona San Babila. Dopo il recente restauro, lo stile floreale con ghirlande e putti (che dà il nome alla piazza sottostante dove si trova anche l’Apple Store) appare più smagliante che mai: opera di Angelo Cattaneo, docente all’Accademia di Brera e assistente nell’insegnamento di scenografia al Politecnico, la facciata è tutto ciò che resta dell’Hotel del Corso dopo i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. Il palazzo ospita il Consolato dell’Austria.

1902
Piazza del Liberty, 8

liberty (palazzo ex trianon)
liberty (palazzo ex trianon)

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