#tenyearschallenge
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Sulla scia di #TenYearsChallenge, l’hashtag più abusato del momento, Margherita Abis, Yuri Benaglio, Giovanni Seu e Luca Talotta hanno selezionato per voi i dieci grandi cambiamenti di Milano negli ultimi dieci anni

Da Ecopass ad Area C, in attesa della nuova Area B
Forse non esiste luogo al mondo di massima sperimentazione delle Ztl come a Milano. Se ne studiano tante, se ne applicano parecchie tra critiche e lodi sempre appassionate. Dieci anni fa era in vigore l’Ecopass, una Ztl voluta dall’amministrazione Moratti che prevedeva il ticket d’ingresso nella Cerchia dei Bastioni parametrato alla capacità inquinante dei mezzi: per contrastare lo smog si era deciso si fare pagare le auto più inquinanti.

Oggi L’Ecopass è stato sostituito dall’Area C impostato su un principio differente: si paga per entrare nel centro, a prescindere dalla tipologia del motore, allo scopo di limitare il volume del traffico. Dal 25 febbraio partirà Area B: un’altra Ztl, che copre la parte restante della città, incaricata di bloccare i mezzi più dannosi per l’ambiente come i diesel più vecchi.

Lo slancio del registro dedicato alle unioni civili
Con gli anni cambia il modo di stare assieme e anche le leggi si devono aggiornare. Se dieci anni fa per certificare una relazione davanti allo Stato era necessario contrarre matrimonio in Comune o in una chiesa cattolica, oggi le coppie hanno a disposizione una seconda opzione: l’unione civile.

Milano è stata tra i primi comuni d’Italia ad introdurla, fu nel 2012 e stabiliva la possibilità di registrare un’unione anche per coppie dello stesso sesso. Va detto che, rispetto al matrimonio, erano assai scarse le ricadute, a parte la possibilità di fare domanda per la casa popolari c’era poco altro. Fu più che altro un atto di principio che trovò maggiore concretezza con la legge nazionale del 2016 che regolamentò le unioni civili al punto da renderle sul piano giuridico molto simili al matrimonio.

Porta Nuova, da cantiere a realtà di grande orgoglio
La giunta Albertini approvò nel 2004 il progetto di Porta Nuova (avviato l’anno successivo), ma ancora nel 2009 l’intero quartiere era solo un cantiere: a distanza di dieci anni Milano abbraccia orgogliosa un’area tra le più belle d’Europa.

C’è una piazza XXV Aprile rigenerata in chiave pedonale (e capace di collegare armoniosamente corso Como e corso Garibaldi), c’è piazza Gae Aulenti, c’è la Torre Unicredit, il Bosco Verticale di Boeri con i suoi premi internazionali, l’Unicredit Pavillion, il Diamantone, altre torri residenziali di pregevole fattura e l’ultimo arrivato, forse il tassello più atteso dalla cittadinanza: un parco, inaugurato qualche mese fa. Si chiama Biblioteca degli Alberi e si estende su una superficie di 90mila metri quadri.

Il simbolo firmato Pisapia: la rinascita della Darsena
Il cambiamento è stato radicale: da zona degradata e abbandonata a se stessa, la Darsena è diventata in questi anni risorsa per la città e luogo di aggregazione nonché teatro di manifestazioni culturali. Inaugurata nel 2015 in occasione di Expo, la Darsena comparve nel 2000 come parte integrante del maxi piano parcheggi firmato Albertini: solo dopo dieci anni di contenziosi e battaglie, il progetto fu stralciato dalla giunta Pisapia.

Oggi la Darsena si presenta come spazio di acqua e passeggiate a due passi dai Navigli (rifatte anche l’Alzaia, via Corsico e via Casale) e da piazza XXIV Maggio, anch’essa riqualificata nel 2015 con una nuova pavimentazione e un’area pedonale attorno al monumento del Cagnola e ai due caselli daziari.

Piazza Leonardo da Vinci, da parcheggio a spazio-giardino
Da parcheggio, piazza Leonardo da Vinci è stata trasformata nel 2016 in uno spazio-giardino pedonale aperto agli studenti del Politecnico e a tutta la città. L’opera è costata circa 750mila euro all’università e poco più di un milione al Comune di Milano (equamente divisi tra spazi verdi e opere stradali).

Grazie a una convenzione stipulata con l’allora Consiglio di Zona 3, il Politecnico può utilizzare la piazza gratis in alcuni giorni per iniziative culturali. È il primo passo, mentre sono in corso i lavori per la nuova piazza alberata di Architettura ideata da Renzo Piano, verso un futuro campus universitario di livello. Capitolo manutenzione: le panchine, le sedute, la statua del Villoresi e anche la pavimentazione sono imbrattate da tempo. A quando un intervento?

L’ex cinema Apollo lascia spazio alla sfida di Apple
Da sala cinematografica d’avanguardia a fulcro della tecnologia. Nel 1959 apriva i battenti il cinema Apollo, nel cuore di Milano. La struttura nel 2005 aveva subìto anche un importante restyling, con l’avvento dei multisala, ed era stata resa polo di assoluta avanguardia. Nel 2009 era fra i luoghi di massima espressione della settima arte, ma nel 2017 il cinema ha dovuto chiudere, dopo quasi 60 anni di attività.

Al suo posto ora sorge l’avveniristico Apple Store, inaugurato l’estate scorsa. Caratterizzato da un parallelepipedo trasparente, su cui scorrono le cascate d’acqua che simboleggiano i Navigli milanesi, il progetto ha compreso anche la completa riqualificazione di piazza Liberty, con la filosofia di aggregare e includere i cittadini. Anche oggi in quei locali campeggia un maxi schermo, ma non è più quello utilizzato per le proiezioni dell’Apollo, bensì un impianto su cui si proiettano le sessioni di Today at Apple.

Brera, non ancora Grande ma con una Pinacoteca al top
Ha cambiato volto negli ultimi dieci anni. Dal 2016 sono state rinnovate completamente le sale espositive e le aree esterne, su proposta del direttore James Bradburne. In particolare a rientrare nel piano di riqualificazione sono stati il cortile napoleonico e le sale che sono state riallestite. Inoltre l’ingresso di via Fiori Oscuri 4 è stato riqualificato per dare più risalto all’Orto Botanico e all’Osservatorio Astronomico.

Il più importante tassello di questa opera di ampliamento è stato l’inaugurazione di palazzo Citterio, che ha richiesto più di quarant’anni di lavori. Tuttavia non può ancora dirsi completo il progetto della Grande Brera e le opere non sono ancora state trasferite nel palazzo Citterio. Ma una vera chicca della Pinacoteca è stata l’apertura del Caffè Fernanda, il bar riservato ai visitatori della mostra che è stato inaugurato in occasione del restyling. Ed è intitolato alla prima direttrice donna della Pinacoteca, Fernanda Wittgens, che fu alla guida durante gli anni della guerra.

Una rivoluzione che si chiama Fondazione Prada
Ad essersi del tutto rivoluzionata è la Fondazione Prada. Il complesso che sorge in largo Isarco all’angolo con via Orobia a via Lorenzini, nella zona sud di Milano, è costituito da diversi padiglioni che negli anni si sono ampiati. Alcuni risalgono al 1910, e occupano gli spazi della ex distilleria “Società Italiana Spiriti”.

Ma altri si sono aggiunti proprio negli ultimi tempi. Tra questi svetta in particolare la Torre, inaugurata ad aprile 2018 e disegnata dall’architetto olandese Rem Koolhaas, con la collaborazione dello studio Office for Metropolitan Architecture, insieme ai progettisti Chris van Dujn e Federico Pompignoli. Con i suoi sessanta metri di cemento, la torre è disposta su nove piani, percorsi da un ascensore panoramico colorato di rosa. Oggi il pacchetto comprende anche una terrazza con vista su Milano e un ristorante decorato con tre sculture di Lucio Fontana.

Dai fasti ’80 alle tenebre: la decadenza del Palasharp
La storia del Palasharp è di quelle tristi e parla di una struttura che, da tempio della musica, è divenuto oggi un dormitorio per disperati. Lo storico palazzetto è ormai in uno stato di abbandono perenne. Quando il vecchio gestore perse la licenza per motivi di sicurezza, la struttura ha subìto una serie di vicissitudini legali e non, prima di divenire un’opzione possibile per creare una moschea nel 2016.

Nel 2018 si era parlato di un privato pronto a rivalutare l’area per renderlo un centro sportivo, ma la verità è che l’attuale stato di degrado è sotto gli occhi di tutti. E anche quest’anno sotto il tendone ci sarà spazio per richiedenti asilo e senzatetto, mentre fino a dieci anni fa si esibivano artisti come Elton John, Nirvana, Cure, Paul McCartney, Bob Dylan e Marilyn Manson.

Aspettando Godot, che sia l’anno buono per il Palalido?
La crisi del Palalido inizia quando, paradossalmente, ci si mise in testa che era tempo di rimodernare la struttura. Vero, se ne sentiva particolarmente la necessità visto che stiamo parlando di un palazzetto costruito nel 1961, ma è da quando nel 2010 venne presentato il progetto di ristrutturazione dell’impianto curato dalla studio di architettura TECO+Partners di Bologna che iniziarono i problemi di una struttura che fino a quel momento aveva vissuto di luce propria.

Con l’Olimpia Milano che disputava lì le sue gare, alternandosi ad altre manifestazioni e concerti: alla storia è passato quello del 2009 degli Alice In Chains, ma anche il torneo ATP di Milano, l’ultimo disputato in città. Oggi, dopo dieci anni di lavori e cause, la struttura appare pronta per ripartire. Incrociando le dita.


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