turismo a milano
turismo a milano

I numeri del turismo a Milano dicono che è diventata una città turistica, la seconda d’Italia dietro soltanto l’inarrivabile Roma. Solo pochi anni fa ipotizzare di stare davanti a Venezia o Firenze sarebbe stato impensabile, adesso si guarda al futuro con ancora più ottimismo.

Il 2018, d’altronde, è stato un anno record con una crescita dei visitatori del 10 per cento rispetto all’anno precedente, ben 6.821.340 che diventano 9.946.611 se si considera anche la provincia di Milano. Se si torna indietro di undici anni il confronto diventa quasi abissale: nel 2008 le presenze furono poco meno di 3,5 milioni, oggi sono più che raddoppiate.

L’analisi dei dati conforta chi vede un progresso per i prossimi anni. Il turismo all’ombra della Madonnina è giovane: 3.199.600 visitatori rientrano nella fascia d’età tra i 31 e i 45 anni, mentre crescono costantemente quelli più giovani, nelle fasce d’età tra i 19 e 30 anni (2.073.665), mentre quelli tra i 46 e 60 anni sono stati 2.962.826.

Oltre il 50% è arrivato da solo, poco più del 30 con la famiglia e circa il 15 in gruppo. Per quanto riguarda il genere, gli uomini la fanno da padrone con circa il 60% con le donne che costituiscono il restante 40.

La tipologia dei viaggiatori cambia durante l’anno. Quelli che arrivano in famiglia o in gruppo crescono durante le vacanze estive o durante i ponti di primavera. Nel periodo estivo la città è popolata da giovani che rappresentano quasi il 40% contro il 25 degli altri mesi.

L’unico aspetto che non sembra legato alla stagionalità riguarda la durata del viaggio: la maggior parte, 9.785.945 visitatori che equivale al 98%, ha soggiornato sul territorio tra uno e dieci giorni. In media la permanenza è ancora più bassa arrivando a soli due giorni.

Che la città abbia conquistato un appeal internazionale lo dimostrano anche i flussi turistici. Nel 2018 gli arrivi stranieri hanno rappresentato quasi il 70% del totale, nel 2008 erano poco più della metà di quelli italiani. Se consideriamo le nazionalità a sorpresa troviamo al primo posto gli Stati Uniti, un dato che si spiega anche con il turismo d’affari: Milano è diventata una piazza importante per il business e per la cultura.

Al secondo posto c’è la Germania, al terzo la Francia e al quarto al Cina: una posizione destinata sicuramente a crescere. Se però consideriamo chi ha speso di più, uno studio effettuato tramite l’analisi delle transazioni dei pagamenti elettronici con Mastecard, le classifiche cambiano: al primo posto ci sono i russi, poi gli inglesi e gli svizzeri quasi appaiati e soltanto al quarto compaiono gli americani che non mantengono, almeno in questo caso, la fama di spendaccioni.

Interessante è anche la statistica su come spendono gli stranieri: i russi destinano gran parte delle loro sostanze allo shopping, seguiti dagli americani. La seconda voce di spesa riguarda gli alloggi, qui sono in testa gli americani seguiti dai russi. Da segnalare che gli svizzeri sono in testa sia nella classifica della spesa per il mangiare che per l’intrattenimento, mostrandosi così un popolo di bon vivant attento alla buona cucina e alla cultura raffinata.

Sempre in tema di soldi il Comune di Milano ha incassato dalla tassa di soggiorno, che si applica a ogni visitatore, 48 milioni nello scorso anno e si prevede che nel 2019 ne arriveranno 54.

Il mese record per gli arrivi nel 2018 è stato ottobre che ha totalizzato 745mila presenze, più 25% rispetto all’anno precedente e anche al mese di settembre dello scorso anno. Infine una considerazione sul sistema aeroportuale dove sono arrivati passeggeri anche per il resto d’Italia: nel 2018 sono stati oltre 40 milioni di cui oltre la metà transitati a Malpensa, al secondo posto Orio al Serio e al terzo Linate.

«Chi viene qui è in cerca di qualcosa»
L’assessore Guaineri: «Nel 2020 turismo più tecnico»
Il boom del turismo in città non ha una spiegazione casuale: è il frutto di una programmazione che, come nella migliore tradizione ambrosiana, unisce il pubblico e il privato. Roberta Guaineri, assessore comunale al Turismo, spiega a Mi-Tomorrow su quali obiettivi la città è impegnata per un ulteriore miglioramento.

Quanto il successo di Expo ha determinato questo nuovo volto di Milano?
«Expo ci ha sicuramente fatto conoscere al mondo come città turistica. Detto questo bisogna tenere presente un elemento importante: chi viene a Milano è in cerca di qualcosa».

Che cosa?
«Il turista è attirato da eventi nuovi che si realizzano in città. Tra quelli più importanti ci sono sicuramente la settimana del design o della moda che sono in grado di attirare molta gente».

L’evento è il richiamo dei turisti?
«Sì, tutte le settimane c’è un evento, abbiamo avuto Piano City, adesso c’è Arch Week. E’ la Milano tematica, su cui si regge il turismo di oggi».

Forse si è arrivati a un eccesso di eventi, cosa ne pensa?
«Sono tutti molto partecipati e bene organizzati, la città è bene strutturata per ospitarli».

Di solito riguardano il centro.
«No, basti pensare a Piano City che aveva in programma ben 450 concerti diffusi in tutta la città».

Chi è il turista che visita Milano?
«C’è una grande partecipazione giovanile, basti pensare a eventi come l’inaugurazione di Apple o di Sturbucks. Facendo una valutazione su tutto l’anno osserviamo che ci sono tre categorie: le famiglie che sono in aumento, i giovani 30-35enni e gli studenti universitari».

Il Comune si è dotato anche di un’agenzia per promuovere il turismo in città, come sta andando?
«Yes Milano sta andando bene, sta lavorando su tre direttrici: aumentare la promozione turistica, fare crescere il numero di ragazzi che viene a studiare a Milano e trovare investitori che vogliono fare business in città».

E’ possibile aumentare ancora il numero dei visitatori?
«L’anno prossimo il turismo sarà più tecnico in quanto ospiteremo la convention di tutte le compagnie aeree, inoltre ci sarà la convention del turismo LGBT, il turismo arcobaleno: non so se continueremo a crescere al ritmo del 10% l’anno, vedremo».

Il 24 giugno sapremo se le Olimpiadi invernali si terranno qui: siamo pronti?
«Il discorso Olimpiadi è molto più facile, siamo al centro del mondo, basti pensare al ruolo che avrà piazza Duomo nelle premiazioni. Dal punto di vista organizzativo siamo a posto per quanto riguarda le infrastrutture e le strutture ricettive mentre dobbiamo lavorare sui palazzetti dello sport. Detto questo posso dire che le Olimpiadi sono una grandissima occasione, la città potrà vivere un momento davvero positivo».

Cosa significa per Milano essere diventata una città turistica?
«Sotto il profilo economico significa fare crescere l’indotto, quello che arriva in città è un turismo high spending, è gente che è disposta a spendere molto».

E dal punto di vista culturale?
«Se si fa una passeggiata nelle strade si scopre che c’è molta gente che parla inglese, francese, cinese: Milano è diventata più internazionale, più aperta». GS

I NUMERI

6.821.340,
I visitatori nel 2018

+10%,
L’incremento di presenze in un anno

3.199.600,
I turisti under 45

2 giorni,
Il tempo di permanenza media

48 milioni di euro,
L’introito della tassa di soggiorno per il Comune

I rovesci della medaglia
Tra boom Airbnb e “dispetti” stellati
Negli ultimi 5-6 anni si è svolta una rivoluzione silenziosa nel settore ricettivo: privati cittadini titolari di un appartamento sfitto hanno deciso di metterlo a disposizione dei turisti. Un modo per fare qualche soldo che in poco tempo è diventata un’industria turistica grazia alla nascita di portali – Airbnb o ebooking, solo per citare i più grandi – che hanno convogliato masse enormi di visitatori negli appartamenti dei cittadini.

Il boom ha riguardato il centro ma anche i quartieri più periferici, grazie al buon sistema di trasporto pubblico, sono gettonati. Sono 20mila gli appartamenti in città destinati a questo uso: se si considera che in media possono ospitare 2-3 persone si arriva ad una capacità ricettiva superiore ai 50mila posti che possono vantare gli alberghi.

Siamo arrivati, insomma, al sorpasso sui “tradizionali” hotel, poco accettato dai titolari di questi ultimi: «L’appartamento a uso turistico è normato – spiega Maurizio Naro, presidente di Apam, l’associazione albergatori della Confcommercio -, dovrebbe avere un codice identificativo, c’è l’obbligo di comunicare alla Questura i nominativi di chi sta alloggiando. Non più di 2500 sono registrati, poco più del 10% del totale: in questo modo si pratica una concorrenza sleale nei confronti degli alberghi».

La conseguenza di questo comportamento è facile da capire: nella stragrande maggioranza dei casi il soggiorno avviene in nero, eludendo la tassazione non solo nei confronti dello Stato ma anche del Comune che chiede 3 euro di tassa di soggiorno per ogni visitatore.

Il perché della scelta su questi appartamenti o sui mille bed and breakfast cittadini è dovuta in modo principale ai prezzi più vantaggiosi rispetto a quelli degli alberghi, in modo particolare del centro: «I prezzi sono conformi ai servizi – aggiunge Naro – in centro città sono di un certo tipo ma posso assicurare che ci sono hotel a 4 stelle in zone periferiche dove si può pagare 60-90 euro. Ad ogni modo la concorrenza sta stimolando gli alberghi a migliorarsi e rinnovarsi».

Anche i ristoratori hanno beneficiato e continua a beneficiare delle ottime performance di Milano quale destinazione turistica. C’è chi sceglie la città anche solo per veri e propri tour gastronomici, visitando i ristoranti stellati o approfittando di piccole e grandi manifestazioni tematiche. Un tempo i primi grandi chef in città coltivavano gran parte della clientela in stretta connessione con gli hotel di lusso.

Ora quegli stessi alberghi hanno reso più “nobili” i propri ristoranti interni, arruolando altri chef stellati, che magari si limitano solo a “firmare” il menù senza garantire una presenza quotidiana in cucina. Il risultato è presto detto.

«Capita che molti concierge raccontino che non ci sia posto in questo o quel locale di Milano, con l’obiettivo di tenersi dentro l’hotel i clienti», raccontano da un ristorante stellato del centro. Anche questo è un cambiamento, che ha radicalmente cambiato i parametri: oggi una piccola quota di turisti che pranzano o cenano nei ristoranti di lusso della città proviene da alberghi di altrettanto lusso.

Chi ha aperto un nuovo locale punta su clienti anche più “abbordabili”: da qui il doppio binario “ristorante gourmet-bistrot” che tutti i grandi cuochi hanno ormai sposato come filosofia imprenditoriale.


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