Alparone (FI): «Così abbiamo salvato gli educatori»

Alparone
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Colmare un vuoto normativo, di cui sono vittime gli educatori professionali. Una categoria di professionisti sociali che si occupa di rieducazione e riabilitazione dei soggetti fragili. Regione Lombardia ha approvato una mozione per la parificazione alla laurea dei corsi regionali di formazione per gli educatori. Primo firmatario della mozione è stato Marco Alparone, consigliere regionale lombardo di Forza Italia.

Alparone, come mai ha scelto di dedicarsi alla categoria degli educatori?
«Quando sono venuto in contatto con la cooperativa sociale Duepuntiacapo, ho avuto modo di conoscere da vicino gli educatori. Appartengono a una categoria di professionisti straordinaria, perché si occupano delle persone più fragili del nostro territorio: minori, disabili, anziani, emarginati, e trattano anche temi legati alle tossicodipendenze. Tra gli educatori professionali ci sono tutti quelli scolastici, di supporto e sostegno nelle scuole. Insomma, rappresentano una categoria molto ampia, che ha a che fare quotidianamente con persone in difficoltà. Durante gli anni da sindaco di Paderno, ho imparato che gli educatori sono persone fondamentali in determinati percorsi, ma purtroppo poco visibili. Stabiliscono un legame strettissimo e molto profondo con le persone che supportano».

E avvicinandosi a loro, si è accorto di una falla che li penalizza…
«Esatto. Nel 2001 è stato istituito, giustamente, un corso di laurea per gli educatori, con un decreto emanato nel ’99. Così, il vecchio corso professionale regionale post-diploma è stato trasferito all’interno di questo corso di laurea. Ma tra la legge emanata nel ‘99 e il primo corso di laurea istituito si arriva all’anno accademico 2001-2002».

Quale incongruenza si è creata, quindi?
«Tutta una serie di educatori che si sono diplomati in quegli anni restano nel limbo. Con l’istituzione dell’albo professionale, ad aprile 2017, si è deciso che si potevano iscrivere i diplomati prima del ‘99 e i laureati dopo il ‘99. Ma così sono rimasti fuori tanti educatori che non si sono potuti iscrivere al corso di laurea, visto che non esisteva ancora. Persone che si trovano in un vuoto normativo che va colmato».

Di quante persone parliamo?
«Solo in Lombardia sono 2.500. Ma c’è anche un problema di carattere nazionale. Un’altra regione molto interessata ad esempio è la Sardegna, anche se i numeri sono più ridotti. Il tema forse è stato sottovalutato perché non parliamo di numeri elevatissimi come per gli insegnanti. Si dice che gli interessati dalla falla siano introno ai 4.000 in tutta Italia. Ma il loro è un diritto che va riconosciuto. Perciò è giusto che Regione Lombardia intervenga».

E la mozione ha messo d’accordo tutti.
«Sì, perché è un tema territoriale, non politico. Si tratta di dare un riconoscimento ai professionisti del ruolo che già hanno. La mozione è stata riconosciuta da tutti i gruppi politici, trasversalmente: dal Pd, che l’ha scritta con me, ai 5 Stelle, alla Lega».

Prossimi passi?
«Ora siamo in contatto con i referenti e speriamo che il vuoto normativo si risolva al più presto. È in questi casi che senti di aver fatto qualcosa per qualcuno. Il giorno della discussione, c’era in supporto un presidio di educatori, fuori dal Pirellone. E la forza è stata la loro, che si sono uniti. Non è solo un tema di numeri e di leggi, ma di volti e di storie».

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LA MOZIONE

Sono state approvate all’unanimità dal consiglio regionale lombardo due mozioni. Una presentata da Forza Italia (primo firmatario Alparone) e l’altra dal Partito Democratico (Samuele Astuti). L’obiettivo era ottenere il riconoscimento dell’equipollenza del diploma di educatore professionale, conseguito dopo il 18 marzo 1999, alla laurea abilitante. Con l’approvazione, il consiglio regionale ha dato mandato al Governo della Lombardia di farsi portavoce presso la Conferenza Stato-Regioni affinché a 2.500 educatori lombardi non venga negato l’accesso all’albo professionale (istituito ad aprile 2017) a causa di un vuoto normativo che esiste da quasi 20 anni. La mozione si impegna a tutelare i professionisti impegnati nell’assistenza e nel supporto a persone e famiglie che ne hanno bisogno. L’intento è salvaguardare la professionalità degli educatori e riconoscer loro un futuro lavorativo. MA

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