cannabis shop
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Prima il boom dei cannabis shop: una cinquantina le aperture a Milano, 130 in Lombardia; un’onda verde favorita anche dalla legge 242/2016 che, promuovendo coltivazione e filiera agroindustriale della canapa, ha legalizzato il business dei prodotti con principio attivo (Thc) compreso tra lo 0,2% e 0,5%.

 

Poi un primo rallentamento, perché l’offerta superava la domanda. Infine, lo scorso maggio, la sentenza della Cassazione, che ha vietato la vendita di infiorescenze, oli e resine derivate dalla cannabis. A distanza di quasi cinque mesi, come stanno le cose?

A Milano, come in altre città, per la prima volta in tre anni, qualche shop ha abbassato la saracinesca: non tanti per la verità, circa il 16% del totale. A soffrire sono le realtà più piccole, mentre chi è strutturato cresce, sfruttando anche l’online.

Matteo Moretti è il fondatore di JustMary (justmary.fun), il primo delivery italiano di cannabis light, partito proprio da Milano e che oggi opera anche a Monza, Firenze, Torino e Roma: «I sequestri dei mesi scorsi e i problemi sorti in seguito sono dovuti al fatto che c’era chi se ne approfittava e vendeva erba vera – specifica a Mi-Tomorrow – I nostri prodotti sono, invece, legali, tutti ampiamente entro i limiti dello 0,5% di Thc e, dunque, privi dell’effetto drogante».

Si rischia, insomma, di paralizzare inutilmente un settore che, intanto, all’estero vola?
«Lasciando stare l’America, che è un discorso a parte, in Europa la marijuana light genera un volano economico molto importante e ovunque, da Berlino a Londra, da Madrid ad Atene, si cerca di fare business: da noi, invece, si deve fare tanta, tanta fatica».

Perché?
«Perché per le persone, vuoi per bigottismo, vuoi per interessi terzi, cannabis = droga. Non è così».

A quasi cinque mesi dalla sentenza della Cassazione, cosa succede nel settore?
«Il settore è rimasto fermo per una ventina di giorni a giugno. Noi abbiamo rivisto alcune cose, abbiamo avuto un controllo dei Nas (che, peraltro, ci hanno fatto i complimenti per la nostra serietà) e abbiamo ripreso a lavorare senza problemi. Cerchiamo di fare tutto alla luce del sole. Molti dei negozi aperti nel 2016 hanno chiuso, perché la gente si vergogna, ha paura. Noi, invece, continuiamo a crescere come presenza nelle città, come numero di collaboratori (oggi 13/14) e come mercato».

L’impressione è che si possa andare verso una soluzione positiva?
«Tabù e pregiudizi sono insiti nella mente umana e saranno difficili da estirpare, ma basterebbe lasciare tranquillo il settore e farlo lavorare, dando modo a chi vuole provare cannabis legale e Cbd, di farlo senza problemi».

Chi e quanti sono i clienti di JustMary?
«La nostra clientela va dai 30 ai 60 anni, soprattutto donne, e tutti comprano Cbd per relax. A settembre abbiamo avuto circa 850 ordini e ottobre sta andando ancora meglio: viaggiamo sui 40 ordini a sera contro i 15 circa di fine maggio. Qualità dei prodotti e del servizio e investimenti nel marketing ci stanno premiando».


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