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27. 09. 2021 05:54

La Casa di carta, quando una serie tv può aiutare in quarantena

I personaggi della Casa di carta sono in una condizione di continuo pericolo: secondo Emanuele Petri (Bicocca) gli spettatori in quarantena possono identificarsi

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In questi giorni di ozio e isolamento forzato, dovuti all’emergenza coronavirus, un aiuto può arrivare dalle serie tv. La più seguita, nelle ultime settimane, è la quarta stagione della Casa di carta, in onda sulla piattaforma streaming Netflix. I personaggi vivono una condizione di continuo pericolo, nel quale gli spettatori in quarantena hanno la possibilità di identificarsi. Prendendo anche spunto per affrontare in modo diverso i momenti più difficili. A spiegarlo è Emanuele Preti, ricercatore di Psicologia clinica all’università Milano-Bicocca.

 

 

La Casa di carta: uno spunto per la quarantena dal ricercatore Emanuele Preti

Emanuele Preti, ricercatore di Psicologia clinica all'università Milano-Bicocca.
Emanuele Preti, ricercatore di Psicologia clinica all’università Milano-Bicocca.

La Casa di carta. «Al di là della situazione di isolamento i personaggi della serie, da entrambe le parti della barricata, vivono una situazione di pericolo, che per certi versi potrebbe essere paragonabile al rischio che tutti corriamo rispetto al virus – spiega l’esperto -. C’è però una sostanziale differenza. Alla Zecca e nella Banca di Spagna il pericolo è umano.

Metafore. Nel caso del Covid-19 abbiamo sentito diverse volte in questi giorni utilizzare la metafora della guerra: siamo in guerra contro il virus, vinceremo questa guerra. Trovo che la metafora non sia particolarmente azzeccata e in questo senso la nostra situazione si allontana da quella dei rapinatori e degli ostaggi della serie». Prosegue Preti: «Non abbiamo dei nostri simili come nemici ed è difficile anche definire il virus come un vero nemico, se lo consideriamo nel bilancio generale delle leggi di natura. Eppure è forte la tentazione di abbracciare la metafora della guerra. Per rendere il virus meno minaccioso, più conosciuto, lo stiamo umanizzando. Forse, a un certo livello, vorremmo davvero avere a che fare con una guerra perché almeno avremmo la sensazione di conoscere meglio il nostro nemico».

Isolamento forzato. Intanto, i primi studi dimostrano che la situazione attuale può diventare catalizzatrice di esplosioni emotive e sentimentali. In tv come a casa. «I dati disponibili parlano di un aumento di violenza domestica nella regione cinese dell’Hubei nel periodo di quarantena – conferma Preti -. È evidente che si tratta di situazioni già esplosive che trovano nella convivenza forzata e nella difficoltà a chiedere aiuto un ulteriore impulso. Pare anche si sia registrato un aumento del numero di divorzi nella stessa regione.

Relazioni. Sono le relazioni, specie quelle intime, il luogo attorno al quale si catalizzano le emozioni in una condizione di isolamento forzato. Si può però anche pensare, con un pizzico di ottimismo, che la convivenza in una situazione straordinaria, un po’ come avviene per i protagonisti della serie, amplifichi in senso positivo i legami. Al di là di questo, la letteratura scientifica parla chiaro. Una recentissima ricerca pubblicata sulla rivista The Lancet mette in evidenza gli effetti psicologici negativi dell’isolamento da quarantena, che vanno da reazioni post-traumatiche ad abbassamento dell’umore, in alcuni casi perduranti anche oltre il periodo di isolamento».

La Casa di carta
La Casa di carta

Positività. Nonostante questo, è possibile cogliere qualche aspetto positivo. «Si parla molto di come sfruttare al meglio questo periodo, con consigli che vanno dall’imparare qualcosa di nuovo al meditare – prosegue l’esperto -. In un momento nel quale lavorare è complesso e per alcuni forzosamente impossibile, concentrare la propria attenzione sui legami può certamente essere una buona cosa. Certo, molte persone vivono l’isolamento in solitudine completa, e questo può essere un ulteriore elemento di stress. Fortunatamente, la tecnologia ci aiuta a essere tutti più vicini. Tornando allo studio di Lancet, tra i fattori protettivi pare avere un ruolo rilevante la percezione che il nostro isolamento serva a un fine più importante. Anche questa è relazione, non più con i nostri cari vicini o lontani, ma con l’umanità in senso più ampio».

Riempire il tempo. Nel frattempo, occorre riempire il proprio tempo. E in questo senso le serie tv possono rappresentare un piccolo aiuto. «La noia è un fattore di stress rilevante e poter staccare da una quotidianità ripetitiva e monotona può aiutare – dice ancora Preti -. Attenzione però al binge watching: i disturbi del sonno sono un altro degli effetti negativi individuati nella ricerca di Lancet.

Chi. Ma qual è il personaggio della Casa di carta che affronterebbe meglio l’emergenza? «Direi il Professore – afferma Preti -. Non tanto per il distacco emotivo e la razionalità, quanto per la sua evoluzione più recente». E quale l’affronterebbe peggio? «Probabilmente Arturito – conclude il ricercatore -. Resiste, si oppone alla situazione, non rispetta le regole. Non si adatta».

Attenzione al binge watching

I disturbi del sonno sono un altro degli effetti negativi di questo periodo

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