gabriele nissim
gabriele nissim

«Abbiamo allargato il concetto dei Giusti della Shoah a tutti i genocidi»: così Gabriele Nissim, presidente dell’associazione Gariwo che ha ideato e cura il Giardino dei Giusti di tutto il mondo da poco inaugurato al Monte Stella, racconta a Mi-Tomorrow lo spirito di questo luogo.

 

E’ un punto di arrivo o un punto di partenza?
«Il Giardino di Milano è nato con tante battaglie nella città, ma anche in Europa e a livello internazionale perché noi per la prima volta abbiamo introdotto il concetto del giusto universale».

Che cosa significa?
«Vuol dire riconoscere tutti coloro che nei totalitarismi e nei genocidi si sono assunti una responsabilità: abbiamo allargato il concetto dei Giusti della Shoah a tutti i genocidi».

Avete riscontrato difficoltà?
«Il Giardino, nato nel 2003, è stato al centro di tutte queste battaglie. E la ristrutturazione a cui oggi siamo arrivati raffigura una struttura adeguata a questo impegno».

Quali battaglie?
«Può sembrare che parlare di giusto universale sia una cosa semplice, ma ho voluto che il tema dei Giusti attraversasse come idea sia la resistenza morale della Shoah, come il totalitarismo sovietico, come il genocidio armeno, il Rwanda fino ad arrivare ai problemi del nostro tempo. Non è stato un messaggio semplice da veicolare, perché noi abbiamo detto che prima di tutto il problema dei giusti è qualche cosa che si può ripresentare in certi contesti storici, ma è anche un’idea in evoluzione».

Qual è il messaggio per i più giovani?
«Dico spesso ai ragazzi che è molto più facile essere giusti ex-post, ma lo è molto più difficile essere ai nostri tempi, perché il male ha sempre modalità diverse. Vogliamo aprire ai problemi dei nostri tempi e dunque la categoria dei Giusti è mobile, sempre legata a contesti diversi. Dunque dare questa impostazione antidogmatica, non legata solo a certi contesti, è stato un punto qualificante».

La Sala del dialogo, il viale dei Giusti, l’anfiteatro: è un tempio civico?
«Desideriamo che rappresenti anche l’etica della nostra città. Immagino che i turisti vengano a visitarlo perché siamo usciti da una logica di bottega e abbiamo pensato alto. Abbiamo voluto che Milano raccontasse in questo giardino le persone più belle del mondo ed è un giardino internazionale».


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