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01. 12. 2022 06:42

IGLTA Global Convention, Albiani (Commissione Sicurezza): «Qui molto più gay-friendly che a Roma»

Parla l'attivista milanese per i diritti LGBTQIA+

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Consigliere comunale, presidente della commissione Sicurezza, Michele Albiani è anche attivista per i diritti LGBTQIA+ ed esprime la sua soddisfazione per un’iniziativa che «per la prima volta che si svolge in Italia: lo considero un fatto importante».

IGLTA Global Convention, intervista a Michele Albiani

Non c’è il rischio di creare separazioni tra turisti e turisti?

«Guardi che oggi il turismo si basa sulle esigenze delle persone, che sono diverse. Basti pensare ai proprietari dei cani: devono sapere quando si muovono se possono portarlo con loro, ad esempio in spiaggia. Oppure c’è stato il caso, questa estate, dei turisti russi che richiedevano un’attenzione particolare».

Quali sono le attenzioni da riservare alle persone LGBTQIA+?

«Capita che le famiglie arcobaleno debbano subire più controlli del dovuto oppure può succedere che una donna transgender non abbia ancora i documenti che indicano il nuovo sesso: sono situazioni in cui a volte neppure le forze dell’ordine sanno bene come comportarsi».

I titolari di alberghi e ristoranti sono più attenti?

«Non sempre, è successo che una coppia gay abbia trovato letti distinti in una stanza d’albergo prenotata: appena hanno appreso che si trattava di due uomini, hanno dato loro quella sistemazione. Ciò significa che bisogna ancora lavorare sulla mentalità».

Milano è una città accogliente sui diversi orientamenti sessuali?

«Sì, lo è per cultura, esperienza, sensibilità. Cito un bell’esempio».

Prego.

«A San Valentino le coppie gay sono trattate come quelle etero».

Forse è così perché è accogliente con tutti.

«Milano è attrattiva, ma per la nostra comunità lo è in modo particolare. Non a caso è la più grande d’Italia».

Più di Roma?

«A Roma la gay street, peraltro bellissima, è una strada che sbuca sul Colosseo. Niente di paragonabile con Milano. Un’altra differenza è che qui non ci sono problemi a dichiararsi».

A Roma ci sono?

«È meno facile che a Milano».

Quali sono le zone predilette in città della comunità arcobaleno?

«A parte via Sammartini, un luogo storico, ci sono Porta Venezia e Nolo: sono decine i locali che espongono la bandiera arcobaleno».

Quante persone fanno parte della comunità?

«Le statistiche classiche indicano una persona su dieci, ma a Milano la situazione è diversa perché è la meta di tante persone che arrivano da altre città d’Italia in cui non si trovano bene».

Il turismo è un business: non c’è il rischio che le aziende siano mosse verso un mood gay-friendly solo da ragioni commerciali?

«Il rischio c’è, è vero. Magari ci si accosta a questo settore solo perché si vogliono fare soldi. Detto questo, ci sono aspetti positivi: le persone LGBTQIA+ che lavorano in quelle aziende sanno che saranno rispettati, che si troveranno meglio».

Insomma, non c’è nulla da scandalizzarsi sul business?

«Fino a un certo punto… È evidente che per noi è inaccettabile una società che sponsorizza le iniziative LGBTQIA+ e, al tempo stesso, non rispetta i diritti dei lavoratori. O, ancora, che proviene da Paesi che perseguitano gli omosessuali».

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