Milano-Cortina, la relazione è ok ma non è ancora finita

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Non è ancora il giudizio definitivo, quello arriverà il 24 giugno a Losanna; è una buona notizia, la dimostrazione che la candidatura di Milano-Cortina per i Giochi Olimpici Invernali del 2026 ha fatto breccia presso i membri del Cio passati per le due città nel mese di aprile al fine di sincerarsi della bontà dei lavori in corso.

Nella relazione consegnata venerdì scorso alle due contendenti (l’altra è Stoccolma-Are) la commissione guidata da Octavian Morariu ha ravvisato «una chiara visione allineata agli obiettivi di sviluppo a lungo termine, un solido piano di azione, un sostegno costante da parte di tutti i settori e la migliore esperienza possibile per gli atleti» come elementi fondanti per una buona Olimpiade, sottolineando come tali elementi siano tutti presenti nel dossier presentato dall’Italia.

A questi fattori si uniscono quelli di sostenibilità, passione, tradizione, oltre che «una visione innovativa delle Olimpiadi che combina le attrazioni urbane della metropoli di Milano con il fascino delle pittoresche regioni montane alpine del Nord Italia».

Per contro, la Svezia esce con le ossa rotte. Era noto che, per evitare di arrivare con una sola candidatura alla sessione Cio di fine giugno, il Comitato Olimpico aveva usato la manica larga nello stabilire i paletti entro cui le candidate potevano muoversi e a giovarsi di tale metodo era stata soprattutto Stoccolma-Are.

È però un fattore pesante leggere nero su bianco, ad esempio, che «mancano le garanzie vincolanti per le nuove strutture: il villaggio olimpico di Stoccolma, l’ovale per il pattinaggio di velocità e le sedi del biathlon e dello sci di fondo». Per non parlare del fatto che «il comune di Stoccolma ha deciso di non firmare il contratto come città ospitante», ragion per cui le firme apposte in caso di vittoria degli scandinavi sarebbero quelle del Comune di Are (dove si sono tenuti di recente dei Mondiali di sci alpino che non sono piaciuti per nulla agli atleti) e del Comitato olimpico svedese.

Come noto a chi ha memoria delle precedenti assegnazioni in tema di grandi manifestazioni sportive, dai Giochi Olimpici ai Mondiali di calcio, molto più delle opinioni dei tecnici possono le ragioni politiche. Ovvio che, con le premesse di cui sopra, sarebbe una scelta rischiosa per il Cio affidarsi nelle mani di una candidata che ha molte più ombre che luci, sebbene sia una potenza degli sport invernali (tratto che la commissione ha evidenziato nella relazione) che non ha mai potuto ospitare la rassegna a cinque cerchi della neve e del ghiaccio.

Ci sono però diversi esempi che spingono a tenere i piedi per terra. Proprio l’Italia ricorda bene in che modo sono stati persi gli Europei di calcio finiti in mano a Polonia-Ucraina nel 2012, con Platini incredulo ad annunciare il vincitore. Se si vuole uscire dall’ambito sportivo, è recente la doccia fredda dell’Ema, conquistata da Amsterdam in condizioni molto contestate e per le quali Milano e l’Italia hanno presentato svariati ricorsi in sede europea.


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