parità di genere
parità di genere

Tra i momenti centrali del prossimo anno, accanto alle Olimpiadi e alle celebrazioni per i cinquecento anni dalla morte di Raffaello, c’è la data di scadenza di Europa 2020, la strategia decennale dell’Ue per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, che, tra i suoi obiettivi, stabilisce il raggiungimento della parità di genere attraverso l’emancipazione di donne e ragazze.

 

Resta ancora molto da fare in materia e non è un caso che a fine 2011 le Nazioni Unite abbiano istituito una giornata internazionale dedicata proprio alle ragazze, celebrata l’11 ottobre, per sensibilizzare sul tema, portare alla luce i problemi da affrontare, chiedere politiche mirate e risorse adeguate, avanzare proposte concrete, ripartendo dalle fondamenta della convenzione e della piattaforma d’azione approvate nel 1995 dalla quarta conferenza sulle donne di Pechino.

Tante le questioni sul tavolo: dall’uguaglianza educativa alla parità salariale, dai diritti in ambito sessuale e riproduttivo all’eliminazione dei matrimoni precoci, passando per il grande tema delle violenze e della schiavitù domestica. Qualche passo in avanti c’è stato negli ultimi vent’anni, ma la strada da percorrere è lunga. L’edizione 2019 della giornata invita a riflettere sulla forza, spontanea e inarrestabile, delle donne: una pacifica chiamata alle armi che coinvolge donne e uomini, governi e singoli cittadini.

Lavorare oggi, migliorando la condizione di bambine e ragazze e valorizzandone il potenziale, vuol dire investire sul futuro e iniziare già a progettarlo. C’è un (sustainable) goal da segnare: voltarsi dall’altra parte sarebbe una clamorosa autorete.

I NUMERI

1,1 miliardi,
le bambine nel mondo

44 milioni,
gli under 14 che hanno subito mutilazioni genitali

60%,
la quota di bambine e ragazze tra i minori vittime di reati in Italia

31,7%,

la percentuale di italiane che occupano posizioni tecnico-scientifiche

(Fonti: Onu, Unicef, Terre des Hommes, Istati, Osce, Eurostat)

«Basta stereotipi»
De Marchi (Comune Milano): «Attenzione al linguaggio»

«Il tema è di centrale importanza perché ancora oggi nella nostra cultura è radicata l’idea che bambine e ragazze abbiano capacità diverse dai maschi e, quindi, siano confinate a certe scelte di vita, più deboli e meno coraggiose: stereotipi inaccettabili che spesso impediscono la realizzazione dei propri percorsi di vita». Così a Mi-Tomorrow Diana De Marchi, presidente della Commissione Pari opportunità e Diritti civili del Comune di Milano.

E’ giusto celebrare questa giornata?
«Certo. È vero che, a differenza di altri Paesi più lontani, abbiamo riferimenti normativi che tutelano e promuovono bambine e ragazze, ma queste leggi devono, poi, vivere nel tessuto sociale per essere concretamente realizzate: ciò non avviene ancora in modo sufficiente, anche in una città come la nostra, e i pregiudizi restano molti».

Per esempio?
«Gli stereotipi culturali che allontanano le ragazze dai percorsi di studio tecnico-scientifici e le autolimitano nelle loro capacità e nell’accesso a un mondo del lavoro in continuo e rapido cambiamento. Il tema è: progettare la propria vita liberamente. Come Comune ci stiamo impegnando da tempo e in maniera sinergica per garantire le migliori condizioni a bambine e ragazze».

Qual è un altro fronte da monitorare?
«La sopraffazione culturale, che emerge già nel linguaggio: bisogna fare attenzione a non emarginare e colpire con parole aggressive e violente persone vicine, per esempio bambine e ragazze, perché si rischia di creare in chi non ha gli strumenti necessari a livello di difesa e autostima una situazione di disagio, che poi peggiora crescendo».

La violenza di genere si contrasta anche così?
«Sì, partendo dalle relazioni tra bambini e bambine e lavorando sul rispetto delle differenze di genere, provenienza geografica e cultura. I più piccoli non hanno pregiudizi, ma vi s’imbattono, poi, quando sono più grandi: serve una grande alleanza per educare a relazioni più sane, contrastando stereotipi e atteggiamenti sbagliati».


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