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22. 09. 2021 14:30

Trivulzio e Rsa, parla Pregliasco: «Aggredito verbalmente dai parenti delle vittime»

Pregliasco (Università Statale) commenta i primi risultati della Fase 2 e sul Trivulzio: «Ormai sappiamo in che modo prevenire possibili rischi per le persone più fragili»

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Parla Fabrizio Pregliasco. Negozi aperti, parrucchieri ed estetisti di nuovo al lavoro, milioni di persone tornate alle normali attività. Anche se con l’obbligo di applicare rigidi protocolli di sicurezza.

 

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La Fase 2, dopo il lungo lockdown causato dall’emergenza coronavirus, è entrata nel vivo in tutta Italia. In attesa che, come annunciato dal Governo, il prossimo 3 giugno riparta la mobilità fra le Regioni così come gli spostamenti internazionali.

«Occorre, però, prestare la massima attenzione», ribadisce il virologo dell’Università Statale di Milano, Fabrizio Pregliasco, diventato recentemente supervisore del Pio Albergo Trivulzio, la storica residenza per anziani nella quale la mortalità causata dal Covid-19 ha raggiunto numeri da record.

Sono 300 i morti registrati nella struttura tra gennaio e aprile, molti di più rispetto ai 186 decessi medi dello stesso periodo tra il 2015 e il 2019. In particolare, ci sono stati oltre 200 morti proprio tra marzo e aprile: 133 ad aprile e 70 a marzo.

Proprio a Pregliasco i parenti delle vittime hanno rivolto alcune domande, per fare luce su quanto sia successo nella Rsa. «Presto saremo in grado di fornire tutte le risposte», promette l’esperto.

Pio Albergo Trivulzio - tampone

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Siete riusciti a capire cosa sia potuto accadere ai degenti del Pio Albergo Trivulzio?
«Tutto ciò che è accaduto all’interno della struttura riflette quanto successo nella maggior parte delle Rsa italiane ed estere. La mortalità è stata altissima ovunque, specialmente nelle residenze di Canada e Gran Bretagna».

Quando sarà possibile fare definitiva chiarezza?
«Al momento è in corso un’attività giudiziaria, saranno i magistrati a fare luce sulle specifiche responsabilità».

Ma perché proprio il Pio Albergo Trivulzio ha vissuto una situazione così difficile?
«La struttura non è una semplice Rsa. Si tratta di un’entità molto complessa, nella quale ci sono anche ambulatori, reparti destinati alla riabilitazione. Prima dell’emergenza coronavirus all’interno del Pio Albergo Trivulzio entravano mediamente circa mille persone al giorno. Per questo siamo di fronte a una situazione molto diversa rispetto alle altre».

Questo può spiegare il tasso di mortalità particolarmente alto?
«In realtà la situazione dei decessi all’interno del Pio Albergo Trivulzio è stata in linea con l’aumento progressivo del tasso di mortalità in tutta la città di Milano. Ormai sappiamo che il virus girava in Lombardia almeno dallo scorso 26 gennaio. Questo significa che è arrivato nell’epicentro del disastro con molto anticipo, e proprio per questo ha manifestato i suoi effetti con grande violenza. Nessuno era preparato».

I parenti delle vittime le hanno rivolto alcune domande. Com’è andata?
«Mi sono reso immediatamente disponibile per ascoltarli. Ma ho notato un atteggiamento aggressivo da parte di un gruppo di persone già dal primo incontro. Naturalmente verranno fornite tutte le risposte necessarie».

Nel frattempo cosa succederà?
«Alcune risposte sono già arrivate. Come per esempio quella relativa alla possibilità di far visita ai congiunti ospiti del Pio Albergo Trivulzio. Presto sarà possibile andarli a trovare in totale sicurezza».

Quindi adesso la situazione all’interno delle Rsa è assolutamente sotto controllo?
«Certamente sì. Ormai esistono protocolli che prevedono la separazione del malati di Covid da tutti gli altri. Oltre che la presenza di personale dedicato. Ormai sappiamo in che modo prevenire possibili rischi per le persone più fragili».

Intanto la Fase 2 è entrata ormai nel vivo. Secondo lei come sta andando?
«Per il momento i risultati sono abbastanza incoraggianti. Fa ancora male vedere così tanti decessi, nonostante anche in questo caso i numeri siano in costante calo. Questo, purtroppo, sarà l’ultimo indicatore a migliorare. Siamo comunque in una situazione più positiva, nonostante anche i tamponi effettuati stiano aumentando».

In Lombardia qual è la situazione?
«Va benissimo soprattutto nelle province di Cremona e Mantova. Sta tenendo anche Milano, nonostante la grande densità di popolazione e le sue caratteristiche la mettano molto a rischio. Speriamo che il calo sia confermato anche nelle prossime settimane».

Le misure potranno essere attenuate fra qualche settimana?
«Dobbiamo mettere in conto che occorrerà rispettarle per molto tempo».

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