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28. 09. 2021 10:20

Ripartire, Roberta Villa: «Tamponi a chiunque abbia la febbre, serve un rigido protocollo d’assistenza»

«E' evidente che a due mesi di distanza ci siano criticità che vanno affrontate con la massima urgenza»

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«Tutti si chiedono il perché dei numeri in Lombardia, me lo chiedo anch’io mentre parenti e amici attentissimi si ammalano». Comincia così il lungo post su Facebook della giornalista e divulgatrice scientifica Roberta Villa che, tra le oltre cinquemila condivisioni, ha incontrato l’interesse di Roberto Burioni, tanto da trovare spazio sul suo profilo Twitter, uno dei più frequentati di questi tempi. «Un’analisi lucida della situazione lombarda», le parole del virologo. Il perché è presto detto: la Villa analizza, con concetti sintetici e dalla facile comprensione, due mesi di altalene, di confusione e di sensazionalismi politici.

 

 

«Ma non penso di avere nessuna ricetta in casa – sottolinea a Mi-Tomorrow –, mi rendo conto delle difficoltà e dell’impegno spaventoso che l’unità di crisi ha messo in campo, però è evidente che a due mesi di distanza ci siano criticità che vanno affrontate con la massima urgenza».

Roberta Villa, l’intervista

Gallera
Gallera

Villa, quale crede sia stato l’errore principale in Lombardia?
«Insistere sull’obbligo per i cittadini di utilizzare le mascherine e non dare protezione immediata ai medici di famiglia. Ora circolano queste mascherine a forma di pannolino, mentre Gallera va in giro con la mascherina con la valvola e i cittadini utilizzano più volte le chirurgiche monouso perché non possono fare altrimenti».

Spesso chi vive insieme ai malati non sa come comportarsi.
«Perché non c’è un sistema di assistenza generalizzata, so che diversi Comuni hanno messo in piedi reti di solidarietà ma senza che ci sia un coordinamento centralizzato. Se non si mettono le persone nelle condizioni di poter rispettare le indicazioni che si danno, diventa tutto più complicato. Se non c’è la possibilità di fare più tamponi di così, si prevedano agevolazioni anche per i lievemente positivi».

Proseguiamo sui tamponi: come crede bisognerebbe agire, d’ora in poi?
«Penso che dovrebbero essere sottoposti a tampone tutti coloro che hanno anche una febbre casalinga. Si può fare con i drive-in in auto, utilizzando i distretti che ci sono in Lombardia con dei percorsi separati e ovviamente protetti. Ma mi faccia aggiungere un concetto».

Prego.
«È un errore limitarsi a pensare al tampone, senza pensare ad isolare le persone fornendo loro gli strumenti per vivere l’isolamento in sicurezza. Se una persona ha una forma leggera, nessuno garantisce assistenza né agevolazioni anche solo per fare la spesa. D’altra parte, quando una persona viene rimandata a casa ancora positiva può contagiare i familiari. A questi familiari si dice solo di mantenere una quarantena di quindici giorni, ma anche loro usciranno a fare la spesa. E il rischio contagio si propaga».

Per questo sono a disposizione alcune strutture come l’hotel Michelangelo a Milano, con tanti posti ancora vuoti.
«Incomprensibile. Continuo a sentire di persone rimandate a casa positive».

Per fortuna ci sono ancora tanti posti vuoti anche nella terapia intensiva del nuovo ospedale in Fiera.
«Un’iniziativa difficile da capire, una terapia intensiva staccata da un altro ospedale non ha senso perché la terapia intensiva ha bisogno anche di tutto il resto. Ad esempio la terapia intensiva del San Raffaele è stata potenziata, ma in prossimità dell’ospedale. E comunque, sebbene in un primissimo momento fosse indispensabile potenziare le terapie intensive, fin da subito c’è stato un ritardo nelle strutture ospedaliere per stabilire percorsi “puliti” che separassero i casi Covid dagli altri».

Crede che i milanesi e i lombardi si stiano comportando bene?
«Non c’è in giro nessuno e i numeri parlano chiaro: la percentuale dei sanzionati non è granché significativa. Ora è più importante sapere dove sia problema e indagare per capire in che modo le persone continuino ad essere contagiate».

Villa
Villa

Come considera l’indicazione regionale di coprire naso e bocca indipendentemente dall’utilizzo delle mascherine?
«Si dovrebbero dare solo indicazioni chiare e fattibili: questa non lo era perché sciarpa o foulard, oltre a non proteggere, difficilmente vengono lavate tutti i giorni. È stata veicolata una falsa idea di protezione. Meglio, a questo punto, piegare una t-shirt e creare con degli elastici delle mascherine che siano lavabili ogni giorno».

Ricapitolando: si potrà davvero pensare alla “Fase 2” se…?
«Se si potenzieranno i servizi di spesa online o almeno di prenotazione della fascia oraria in cui potersi recare al supermercato; se si organizzeranno squadre di giovani volontari addestrati e protetti per ogni necessità; se si organizzeranno ancora più alberghi per ospitare in isolamento i positivi che stanno bene; se si sottoporranno a tampone anche tutti i pazienti a domicilio, anche con sintomi lievi, anche su richiesta e a pagamento, eventualmente con drive-in o con test sulla porta di casa. Ma soprattutto se si partirà da due provvedimenti sostanziali».

Ovvero?
«Se si forniranno i medici di protezioni adeguate e se si stabilirà un protocollo di trattamento anche a domicilio, che vada al di là del paracetamolo».

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