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29. 11. 2020 13:57

Torre Aurora: non lasciamo che l’orrore ci pervada

La Torre che proprio non piace ai milanesi: il racconto nel nostro editoriale

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La Torre Aurora, complesso residenziale costituito da due blocchi lineari e una torre in zona ex Fiera e Portello, è in via di spacchettamento e quelle che finora si palesavano facinorosamente come subdole impressioni non possono adesso che trovare conferma.

Per restituire il sentire popolare su questo progetto curato dagli studi Calzoni e Nicolin è sufficiente leggere i commenti sui blog e sulle pagine a tema. I più fantasiosi paragonano l’intervento in bianco minimal (sempre più di tendenza) alle costruzioni di Islamabad, capitale del Pakistan.

Quel che è certo, dettagli tecnici a parte, è che simili costruzioni si facevano decenni fa, mentre il quartiere in cui oggi Aurora si inserisce con una certa strafottenza fonda la sua particolarità (e il suo successo) su un concetto estetico innovativo.

A Milano il nuovo tira, figuriamoci poi in una zona così di pregio. Conta la fame di appartamenti. E la città, vorace come non mai, la accoglie con una certa noncuranza. Senza volerne necessariamente fare il simbolo della cattiva architettura, ché sarebbe come sparare a bersaglio già in ginocchio, non è futile ricordare che pur in un’epoca di rassicurante relativizzazione la bellezza tale resta, sempre, a valicare le epoche.

È sufficiente passeggiare per le vie di Porta Magenta e Porta Vercellina, Città Studi e Porta Romana, la Senavra e Brera, ma anche Porta Nuova e CityLife, per rendersene conto.

L’architettura è una vocazione: non lasciamo che l’orrore ci pervada. Non lasciamo che l’assuefazione al brutto ci contamini. Buona vita alla nostra Aurora, che abbia la forza di resistere alle vessazioni come fa da più di sessant’anni la magnifica Velasca.

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