vaccino anti-coronavirus
vaccino anti-coronavirus

C’è chi combatte in prima linea, in ospedale, e chi studia il Covid-19 per trovare un rimedio al virus. Sono diversi i fronti in cui è impegnata la ricerca milanese, tra questi sta per partire un progetto per la creazione di un registro e di una rete delle unità ospedaliere.

 

Vaccino anti-coronavirus, parla Alessandro Nobili

Alessandro Nobili
Alessandro Nobili

Vede impegnati Policlinico di Milano, Ospedale Luigi Sacco e Istituto Mario Negri. Alessandro Nobili, ricercatore del Laboratorio di Valutazione della Qualità delle Cure e dei Servizi per l’Anziano del Mario Negri spiega a Mi-Tomorrow contenuti e obiettivi.

In cosa consiste questa ricerca?
«Monitorare le caratteristiche epidemiologiche e cliniche dei pazienti affetti da Covid-19 che non richiedono un ricovero in terapia intensiva».

I ricoveri non riguardano solo i pazienti che necessitano la terapia intensiva…
«Certo, ricordo che la Regione ha approvato una delibera che ha riorganizzato gli ospedali per questo tipo di malati che hanno sviluppato sintomatologie che non richiedono la terapia intensiva».

Come vengono curati questi pazienti?
«Con farmaci di diverso tipo».

Qual è l’obiettivo del vostro lavoro?
«Costruire un registro dove raccogliamo le informazioni dei pazienti. Per esempio è importante sapere se una persona è stata vaccinata».

Il vaccino che si fa dopo l’estate?
«Il vaccino antinfluenzale che si fa a ottobre-novembre».

Cosa si potrà evincere dallo studio di questi dati?
«Studiando le caratteristiche del paziente si potrà stabilire se chi ha fatto il vaccino anti-influenzale ha avuto un’evoluzione più favorevole rispetto a chi non l’ha fatto e correlare questi dati alla percentuale dei pazienti che necessitano di terapia intensiva».

Oggi si può avanzare qualche ipotesi?
«No, non ci sono indicatori».

Non si può dire neppure che il vaccino svolge una funzione positiva?
«Diciamo che può essere protettivo».

Nient’altro?
«Può essere un vantaggio ma non siamo in gradi di dire quale e in che misura».

Quanti pazienti saranno esaminati?
«Un buon numero, cercheremo di allargare il più possibile la rete ad altri ospedali».

Vaccino anti-coronavirus, i tempi previsti

Quali risultati vi aspettate?
«Trattandosi di uno studio osservazionale non è possibile stabilire connessioni definitive o rapporti di causa ed effetto. Comunque sarà possibile arrivare a considerazioni utili per la cura dei pazienti».

Siamo molto lontani dal vaccino?
«Nella migliore delle ipotesi ci vorrà un anno, un anno e mezzo».

Non prima?
«I tempi sono questi, guardi che sono tante le aziende e gli istituti che stanno lavorando».

C’è un paese che su questo percorso è più avanti?
«Ormai tutto il mondo sta lavorando, il vantaggio è che nell’ambito della comunità scientifica c’è una maggiore collaborazione, è più facile mettere assieme le conoscenze».

Forse dalla Cina può arrivare qualche supporto?
«Sì, in Cina hanno più dati e più conoscenze che possono essere d’aiuto».

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