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18. 05. 2021 21:36

L’arte come terapia dell’anima: un progetto per le “guide speciali” di Brera

Amici di Brera e Club Itaca avviano il progetto Per la mente con il colore. Montalbetti: «Aiutiamo persone con disagio psichico attraverso i quadri»

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Chi ha avuto il piacere di camminare per i corridoi della Pinacoteca di Brera avrà certamente notato la bellezza delle sue tele. Un quadro si sa, suscita emozioni: tuttavia troppo spesso si osserva solo il lato estetico dell’arte, senza tenere in considerazione il suo potere terapeutico.

Amici di Brera e Club Itaca, associazione che si occupa dell’inserimento socio-lavorativo delle persone con disagio psichico, hanno avviato il progetto Per la mente con il colore mirato alla formazione di alcune “guide speciali”. La dottoressa Alessandra Montalbetti, storica dell’arte, racconta come attraverso questo percorso formativo l’arte si trasformi in un eccezionale strumento di inclusione.

Come nasce questo progetto?
«Diciamo che è tutto cambiato con l’arrivo a Brera del nuovo direttore James Bradburne, il quale ha dato fin da subito un’impronta diversa alla Pinacoteca. Non faccio riferimento solo ai nuovi allestimenti, ma alla volontà di portare Brera fuori dal suo perimetro».

In che senso?
«Brera ha avviato tanti progetti e collaborazioni arrivando nelle scuole, nei quartieri, anche difficili come può essere quello di Quarto Oggiaro. Ci siamo chiesti dove e a chi potesse servire l’arte e abbiamo cercato di portarla in quei luoghi».

Perché proprio la collaborazione con Club Itaca?
«Il Club Itaca si occupa di persone con disagio psichico in tutta Italia. Qui a due passi, all’ospedale San Paolo, i soci sono seguiti da due psicologhe che si occupano di resa psico-drammatica attraverso l’arte. Partendo da questo punto di contatto abbiamo pensato di realizzare il nostro progetto».

Cosa significa resa psico-drammatica?
«Le persone con disagio psichico hanno difficoltà ad esprimere verbalmente emozioni come l’amore, l’odio, la rabbia, proprio perché fanno fatica a gestirle. Attraverso l’arte si cerca di prendere certe emozioni e renderle visibili attraverso un quadro».

I partecipanti al progetto quali traumi hanno vissuto?
«Sono persone che hanno vissuto situazioni complesse, come ad esempio crescere all’interno di famiglie violente. Tutti elementi che hanno portato col tempo all’insorgere di patologie anche gravi come l’anoressia, l’agorofobia, la claustrofobia. I partecipanti al progetto sono tutti afflitti da un forte senso di insicurezza e solitudine».

Il vostro progetto nasce prima del Covid.
«Esattamente. Con lo scoppio della pandemia l’avevamo interrotto. Sono stati gli stessi soci del Club Itaca a chiederci di continuare anche a distanza. Con l’arrivo del Covid avevano bisogno di questo percorso più di prima».

Mi fa un esempio pratico di un vostro incontro.
«Ogni 10-15 giorni inviamo ai partecipanti l’immagine di un quadro senza dare loro alcuna informazione. Chi vuole ci risponde attraverso una mail nella quale scriverà i pensieri che gli ha suscitato la tela. Dopodiché ci incontriamo tutti in videoconferenza per leggere i vari commenti e successivamente uno storico dell’arte spiega cosa c’è dietro l’opera».

Cosa porta ad uno storico dell’arte un’esperienza del genere?
«È un rapporto di scambio reciproco. Da un lato “educhiamo” i partecipanti all’arte e dall’altro reimpariamo anche noi storici i quadri rivivendoli da una prospettiva diversa: quella delle loro emozioni».

Se dovesse indicarmi il quadro che ha fatto maggior “scalpore” tra i partecipanti.
«Un giorno li abbiamo provocati mostrando un quadro crudo come “La strage degli innocenti” di Bernardo Cavallino. Eravamo in uno dei momenti più critici della pandemia dove il numero di morti cresceva a vista d’occhio. È stata un’occasione per farli elaborare un tema così delicato come la morte e tirarli fuori qualcosa».

Alla fine di questo percorso diventeranno guide.
«Sì, diventeranno guide di visite emozionali. Verranno affidati loro piccoli gruppi di visitatori, anche perché per le persone con disagio psichico non è mai facile parlare in pubblico».

Che cosa intende con visite emozionali?
«Sono visite in cui le guide racconteranno ai visitatori i quadri non per come realmente sono, ma per le emozioni che suscitano. L’obiettivo del percorso è anche quello di mostrare al pubblico la fragilità psichica non come un qualcosa di cui aver paura, ma come uno stimolo all’apertura sociale. Proprio per questo motivo anche il pubblico durante le visite sarà spinto a mostrare le proprie emozioni».

Perché l’arte terapia è un fenomeno poco diffuso in Italia?
«Qui l’arte è spesso considerata come un qualcosa di magico e superiore che non può essere “sporcato” con nulla. Crediamo in un antico pregiudizio, mentre dovremmo renderci conto che l’arte fa parte della quotidianità e la troviamo ogni giorno nelle piccole cose, come una pubblicità, ma anche un semplice impiattamento».

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