Bovisa riparte dalla musica: tornano lo Spirit de Milan e la Scighera

Locatelli: «Qui non facciamo concerti per vendere birra, ma vendiamo birra per fare concerti»

La Bovisa riparte anche dai suoi punti di riferimento culturali. Lo scorso autunno lo Spirit de Milan era rimasto chiuso quasi due mesi per questioni burocratiche.

Poi, insieme agli altri locali, è stato colpito dal lockdown ma ora è ritornato con i concerti, il cabaret, gli incontri con gli artisti. «E’ bello riportare le persone in un luogo dove sentire musica dal vivo e incontrarsi», spiega a Mi-Tomorrow Luca Locatelli.

 

Spirit de Milan, intervista a Luca Locatelli

Come è andata la riapertura?
«A differenza della scorsa chiusura, questa volta ci sentivamo meno soli. Per ricominciare abbiamo dovuto costruire nuovi tavoli e apportare altri cambiamenti, ma sempre pensati in una prospettiva più ampia: non abbiamo installato plexiglass che avremmo dovuto eliminare dopo un mese».

Qual è stata risposta del pubblico?
«Dopo il periodo difficile che abbiamo vissuto, è bello riportare le persone in un luogo dove sentire musica dal vivo e incontrarsi. La risposta è stata buona, perché il nostro pubblico abituale è composto da persone ricche di vitalità e di voglia di divertirsi. Purtroppo però possiamo offrire meno posti».

Quanti?
«Durante la settimana non c’è molta differenza, ma nel weekend possiamo ospitare da un terzo a metà persone rispetto a prima».

Siete ripartiti anche con le vostre serate dedicate al ballo?
«Per ora non proponiamo ancora serate specifiche, come quelle dedicate allo swing, anche se non ci opporremo alle iniziative dei singoli. Questo perché non abbiamo ancora capito come ci si deve comportare. Il problema è l’applicazione di protocolli lacunosi, superficiali e grossolani. Non si capisce bene come si potrà tornare a ballare».

Ci può parlare della web radio che avete inaugurato?
«Spiritophono è uno strumento meraviglioso e molto impegnativo. Ci dà la possibilità di proporre in modo più ragionato i progetti ai quali siamo più legati, dal teatro al cabaret milanese, al racconto dei progetti musicali che proponiamo durante le nostre serate. In un mese abbiamo prodotto venti trasmissioni originali realizzate appositamente per la radio, che possono essere riascoltate in podcast».

Che cos’altro?
«Siamo partiti con il Django Festival: era uno dei tanti eventi già previsti questo 2020 e che abbiamo dovuto riadattare a causa della pandemia. Gli speaker della radio vanno da Enrico Beruschi, con i suoi aneddoti del vecchio Derby, ai protagonisti di Ca.Ba.Re Boh Visa e a molti altri».

Il Comune ha riconosciuto lo Spirit de Milan come un luogo di valenza culturale…
«Abbiamo fatto un percorso di alcuni anni, un iter che l’anno scorso ci ha portato ad avere questo riconoscimento. Ci fa molto piacere perché noi non facciamo concerti dal vivo per vendere birra, ma vendiamo birra per fare concerti».

Spirit de Milan e non solo: anche la Scighera si prepara a riaprire

Pistocchi: «Una campagna fondi fino ad agosto»

Fino ad agosto è aperta la campagna di sostegno alla Scighera, circolo affiliato all’Arci che propone concerti, serate dedicate al ballo ed eventi culturali. Durante il lockdown si è unito ad altre realtà come la Brigata Lia ed Emergency per fornire pasti alle famiglie in difficoltà. «I fondi ricevuti devono servire per far ripartire l’attività all’inizio di settembre», racconta a Mi-Tomorrow la socia Alice Pistocchi.

Altri circoli e locali hanno dovuto chiudere definitivamente. Voi come riuscite a resistere?
«Ci spinge l’affezione personale a un circolo che esiste da 14 anni, ma che si è modificato perché con il tempo sono cambiate le persone che vi collaborano, e poi vogliamo continuare a sostenere il mondo della cultura e dello spettacolo a Milano».

La vostra campagna di raccolta fondi sta avendo successo. Quale cifra avete raggiunto?
«Siamo arrivati a 10.000 euro e nelle prossime settimane cominceremo a comunicare come intendiamo spendere questi soldi. Il debito accumulato con la proprietà per l’affitto vogliamo saldarlo attraverso bandi del Comune e di una fondazione ai quali stiamo partecipando. I fondi ricevuti dai nostri sostenitori devono invece servire per far ripartire l’attività all’inizio di settembre: ci serviranno per le bollette, per risistemare la Scighera in base alle nuove regole e per le prime forniture».

Durante i mesi dell’emergenza avete collaborato con altre realtà del quartiere per aiutare le famiglie in difficoltà. In cosa è consistito il vostro aiuto?
«Scighera dopo il primo mese aveva deciso di aprire in autonomia un centralino e cominciare a raccogliere le necessità delle famiglie, seguendone alcune in particolare. La Brigata Lia si era costituita dall’inizio del lockdown. Successivamente ci siamo sentiti con i ragazzi della Brigata, che si erano ben strutturati per consegnare pasti. A un certo punto loro hanno avuto bisogno di più spazio per immagazzinare i beni di prima necessità e così abbiamo unito le forze. Ora ci siamo fusi in questa attività e fino a dicembre proseguiremo con la distribuzione dei pacchi alimentari».

Di fatto La Scighera è diventata l’hub di zona 9 delle brigate di solidarietà di Emergency.
«Questo è il risultato delle relazioni che siamo stati in grado di sviluppare, anche con realtà come Remake e Cascina Nuova Armenia. Abbiamo creato una rete che funziona davvero».

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