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01. 08. 2021 16:49

Ceste sospese: tra Bovisa e Dergano un aiuto a chi ha più bisogno

Panier, Égalité, Fraternité: un messaggio di speranza a tutta la città

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Quando la sospensione è una soluzione: no, la chimica in questo caso non c’entra niente; piuttosto la solidarietà. La Milano col coeur in man, come abbiamo più volte evidenziato in questo mese abbondante di lotta al coronavirus, non si è fermata, anzi: continua a piantare semi di bellezza qua e là, che regalano talora gemme meravigliose come le ceste sospese. Siamo, d’altronde, in primavera, nonostante i colori dentro di noi abbiano l’odore umido dell’autunno e il grigiore invernale.

 

 

L’idea. In un paese bloccato a casa, le autostrade sono sgombre ed ecco che le buone idee viaggiano velocemente: così, prendendo spunto da un’analoga iniziativa a Napoli, un gruppo di amiche dei quartieri Bovisa e Dergano ha creato l’iniziativa Ceste Sospese per offrire un aiuto materiale a chi è rimasto senza lavoro e si trova in difficoltà a causa dell’emergenza sanitaria. I cestini sono accompagnati da un cartello, che in otto lingue diverse sintetizza efficacemente l’obiettivo: chi può metta, chi non può prenda. È un modo – spiegano le promotrici – per attivare una nuova rete di solidarietà nel vicinato e sviluppare azioni di abitare collaborativo, che in tempi di coronavirus, ma non solo, è essenziale.

Ceste sospese
Ceste sospese

Cibo e non solo. Nelle ceste sospese si possono trovare e mettere prodotti alimentari, rigorosamente confezionati per evitare il contagio: dalla pasta al riso, dai pelati alle farine, passando per latte, legumi e tonno in scatola. Spazio anche a prodotti per l’igiene personale e c’è pure chi nel cestino ha messo quaderni e pastelli. L’iniziativa è partita giovedì scorso con le prime sedici ceste calate dai balconi o appese fuori dal portone di molte vie dei due quartieri: online una mappa aggiornata per trovarle. A sostenere l’iniziativa sono alcune realtà della zona, come il circolo La Scighera, la Fondazione CondiVivere, il caffè-bistrot-libreria Mamusca e Rob de Matt: anime di un quartiere vivace e, più in generale, simboli di una periferia che è centro di vita.

Viaggio nella Milano sospesa: pasti, dentisti e compleanni

Sono tante le iniziative nate negli anni a Milano ispirate al tradizione filantropica napoletana del caffè sospeso. Nel 2015, in occasione di Expo, la Caritas Ambrosiana avviò, per esempio, la cena sospesa: in una trentina di ristoranti della città i clienti potevano lasciare un’offerta, che veniva poi convertita in ticket restaurant del valore di 10 euro distribuiti alle famiglie in difficoltà. Tra le altre esperienze spiccano le visite mediche e odontoiatriche sospese del Centro Santagostino e i progetti Diritto al compleanno e Diritto al matrimonio, promossi dal Comune e dall’associazione Energie sociali Jesurum lab.

Diritto al compleanno
Diritto al compleanno

Cecilia Di Gaddo – ceste sospese, l’intervista

«Tutto è partito quando l’amica e collega giornalista Ilaria Bartolozzi e Francesca Rendano di Mamusca sono venute a conoscenza dell’iniziativa del Panaro solidale a Napoli: hanno subito pensato di replicare l’iniziativa qui». Così Cecilia Di Gaddo, art director e graphic designer, tra le promotrici del progetto.

Come è nata l’idea?   
«Abbiamo “infiammato” la chat di gruppo, che riunisce una ventina di mamme, e in quarantott’ore la cosa era fatta».

Il quartiere è, d’altronde, abituato…  
«È vero: siamo un quartiere di periferia con tante idee e azioni sul campo, grazie a una rete virtuosa tra cittadini, associazioni, commercianti e cooperative. Ciò produce cose meravigliose, come il bookcrossing o lo scambio tra mamme di abiti per bambini e giochi usati».

Ceste sospese
Ceste sospese

Come vanno le ceste sospese?
«Siamo partite con 16 cestini, ma ogni giorno si aggiungono tantissime nuove persone, con richieste di adesioni anche da altre zone della città. Ci fa molto piacere: bastava solo accendere la fiammella. Si tratta di piccolo gesto solidale in totale anonimato: ci sembra la cosa più giusta in questo momento».

Perché?
«Perché dà la possibilità a chi ha difficoltà a chiedere di poter prendere senza problemi e a chi ha voglia di aiutare a farlo senza doversi impegnare troppo. Si tratta, in fondo, di comprare un paio di confezioni di pasta in più e lasciarle in un posto vicino a casa».

Da qui la scelta di disseminare il quartiere di cestini?         
«Esatto. Abbiamo cercato di distribuire i cestini in tanti punti diversi della zona, unendo Bovisa e Dergano: si tende a differenziare sempre i due quartieri, ma, alla fine, sono attaccati e in grande connessione tra loro».

Prossime tappe?        
«Vogliamo coinvolgere il maggior numero di persone, anche in quartieri più distanti come Affori o Quarto Oggiaro. Sfruttiamo sia i social network, straordinari in questa fase, ma stiamo pensando di affiggere anche dei volantini qua e là per raggiungere chi non va su Internet. Confido che questa iniziativa si espanderà a macchia d’olio, perché, nella sua semplicità, è estremamente efficace».

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