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16. 05. 2022 07:06

Il compleanno del Civico Planetario: «Novant’anni con il naso all’insù»

Compleanno prestigioso per il Civico Planetario, l’opera voluta da Ulrico Hoepli che continua ad appassionare milanesi «di ogni età», racconta Stefania Ferroni

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«Alla generosa Milano, mia patria d’adozione, dono, con animo riconoscente, il Planetario». Con queste parole Ulrico Hoepli, il 20 maggio 1930, inaugurava il Civico Planetario all’interno dei giardini pubblici di Porta Venezia.

Da allora, sono passati 90 anni durante i quali il più grande Planetario d’Italia ha svelato ai milanesi e non il cielo con i suoi pianeti e le sue costellazioni. Stefania Ferroni, socio-fondatrice de LOfficina del Planetario, racconta un’attività che ha l’obiettivo di «rendere fruibile la struttura a gente di tutte le età».

 

Il compleanno del Civico Planetario, parla Stefania Ferroni

Stefania Ferroni

Ferroni, di cosa si occupa LOfficina?
«Ho fondato l’Associazione LOfficina nel 2006, tramite la quale ho iniziato a collaborare saltuariamente con il Planetario. Dal 2016, ci occupiamo della programmazione di tutte le attività all’interno della struttura».

Il Planetario è indissolubilmente legato ad Ulrico Hoepli.
«Lui era un editore svizzero, ma innamorato della città di Milano, alla quale decise di donare il Planetario nel 1930. Per costruire l’edificio, fu incaricato l’architetto Piero Portaluppi che scelse come location i giardini di Porta Venezia, poiché luogo centrale della città ma di raccoglimento e lontano dallo stress cittadino, evidentemente presente già allora».

Chi è, invece, Aldo Venturi?
«È stato il custode del Planetario, luogo dove viveva con tutta la sua famiglia. Ancora oggi all’interno della struttura si può vedere la stanza usata ai tempi come bagno. Venturi fu colui che, durante la Seconda guerra mondiale, smontò il Planetario e, rischiando non poco, lo portò al sicuro in una chiesa di Limbiate, ottenendo per questo gesto successivamente l’onorificenza di Cavaliere della Repubblica».

Nel 1968, con l’installazione dello Zeiss modello IV, si inaugura la seconda vita del Planetario. Quali sono gli eventi più significativi da allora?
«Senza dubbio l’allunaggio nel 1969, che è stato trasmesso all’interno del Planetario. Difatti, tra le funzioni principali per il quale era stato costruito nel 1930, c’era anche quella di ospitare una sala cinema per proiettare documentari scientifici. Il periodo storico delle missioni Apollo è stato quello che ha portato il maggior afflusso di pubblico».

E poi?
«Sicuramente c’è stata una flessione dei numeri. Tra il 1978 ed il 1980, il Planetario ha chiuso per lavori di ammodernamento e fra gli anni ’80 e ’90 c’è stato un passaggio a sistemi multimediali. Nell’ultimo periodo abbiamo incrementato l’attività della struttura, restando aperto 7 giorni su 7, con chiusure brevi durante l’anno aumentando così anche l’afflusso di pubblico».

Com’è cambiata l’osservazione del cielo negli ultimi anni?
«Innanzitutto sono cambiate le strumentazioni ed è aumentata la conoscenza scientifica. Poi, qui al Planetario, abbiamo optato per una modifica nello stile di conduzione che è passato dall’accademico al colloquiale».

Ovvero?
«Abbiamo cercato di rendere più appetibile l’astronomia a tutti, senza però perdere di vista l’obiettivo della divulgazione scientifica».

A tal proposito, da tanto tempo portate avanti progetti di insegnamento scientifico rivolti alle scuole. Il lockdown come ha cambiato la vostra attività?
«Le scuole, nell’ultimo periodo di apertura, hanno rappresentato circa il 60% del nostro pubblico. Durante questo periodo di lockdown, abbiamo creato delle campagne social e tutorial per attività da condurre in casa con tutta la famiglia. Abbiamo sperimentato anche dei talk live sui social. Sono tutte attività che hanno ottenuto un buon riscontro e che porteremo avanti in questo periodo di chiusura».

Una delle vostre peculiarità è quella del “conferenziere dal vivo”. Proseguirete con questa filosofia?
«Assolutamente sì. Le nostre attività si svolgono ispirandosi ad un’idea di teatro più che di televisione. L’interazione ed il coinvolgimento, anche emotivo, sono due fattori che non possono mancare».

In questi mesi, intanto, gli appassionati di astronomia di certo non si sono annoiati, tra la Superluna ed il passaggio dell’asteroide 1998 OR2.
«Ci avviamo verso l’estate e proprio in questi giorni Venere e Mercurio si incontrano dopo il tramonto sull’orizzonte occidentale. Il 22 maggio si è registrato uno spettacolare abbraccio tra i due pianeti, mentre al crepuscolo del 23 e 24 avrete certamente visto il falcetto della luna crescente accompagnata da Mercurio e Venere. Chi vuole mantenersi informato, può seguire l’hashtag #ilcieloinunbinocolo».

Quando si potrà tornare al Planetario per riveder le stelle?
«Il Planetario non rientra nella categoria musei, ma è più affine ad un teatro. Per questo motivo non abbiamo ancora la certezza di quando riaprire. La speranza è di poter tornare in estate, con tutte le precauzioni del caso».

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