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21. 06. 2021 23:29

I 110 anni della Drogheria Radrizzani: «Forti delle nostre tre C: caviale, champagne e… candeggina!»

Cento dieci anni di storia e passione per la Drogheria Radrizzani, che ne ha viste davvero di tutti i colori: «Ecco perché, anche adesso, vinceremo ancora noi»

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La macchina dei ricordi, quella che riporta alla mente Jannacci e il rum, la spesa di Milva e l’italiano emigrato in Australia. Ma anche due guerre mondiali e questa terza che si sta combattendo contro un virus invisibile: «Eppure vinceremo ancora noi». Ne è sicuro Emilio Radrizzani, bottegaio sul quale gravita il peso di 110 anni di attività di una delle drogherie più antiche di Milano.

I 110 anni della Drogheria Radrizzani

Radrizzani, come ha avuto inizio questa che è una vera e propria epopea?
«Siamo andati in Camera di Commercio a cercare date precise, ma non ne abbiamo trovate. Abbiamo visto, però, che il fondatore Camillo Robbiani iscrisse la sua attività il 1º gennaio 1910».

Nella vostra locandina celebrativa si legge che si tratta di «110 anni di famiglia»…
«Qui lavoriamo in 15, compresi me e mia moglie. Io so tutto di loro, loro tutto di me. Un meccanismo che funziona. Ci piace chiamarla bottega perché fa capire lo spirito».

E che spirito c’è? 
«C’è gente che è con noi da 30 anni. L’anno scorso, ad esempio, è andato in pensione Kidane, un eritreo che aveva 19 anni quando bussò alla porta di mio papà. Scappato perché c’era la guerra civile nel suo Paese, era un clandestino».

Poi cosa successe?
«Kidane disse a papà che aveva bisogno di mangiare, che avrebbe lavorato gratis in cambio di cibo. Lo tenemmo due mesi, poi papà l’aiutò con le pratiche per l’assunzione. È andato in pensione l’anno scorso: questa è la famiglia della Drogheria Radrizzani».

Com’è cambiato il modo di lavorare?
«È stato stravolto, ma basta rimanere al passo con i tempi. In guerra la nostra zona venne bombardata e nel dopoguerra ricostruita. Mio nonno, allora, decise di chiedere ad uno studio di architettura di pensare a qualcosa di diverso».

E?
«Nacque il negozio con gli scaffali. Prima entravi, chiedevi lo zucchero e il droghiere apriva gli armadi, non era tutto in vista. Ancora oggi ci sono studenti di architettura che vengono perché la nostra storia è finita spesso in tesi di laurea».

Radrizzani
Radrizzani

Un visionario, il nonno.
«Sì. Senza dimenticare l’idea di avere al fianco di generi di prima necessità anche articoli inconsueti. Nel dopoguerra in drogheria c’era una delle poche bottiglie di champagne presenti in tutta Milano».

Generi di prima necessità e specialità: è ancor oggi così?
«Certamente. Rimaniamo fedeli alla filosofia delle tre C di papà: il meglio del cibo con il caviale, il meglio del bere con lo champagne e il meglio del pulito».

Ovvero?
«La candeggina! (Ride, ndr)».

Come avete vissuto il lockdown di primavera?
«Non ci ha stravolti perché il delivery l’abbiamo sempre avuto come servizio, la zona lo richiede. Ma non siamo riusciti a stare dietro alle richieste. Dovevamo staccare il telefono per le troppe consegne. Guadagni non elevatissimi, ma la gente privilegiava i generi di prima necessità. In pratica: abbiamo lavorato di più, con un fatturato calato».

La consegna più bizzarra della sua carriera?
«In Australia. Ogni anno un italiano che ha un’azienda lì organizza un container con pasta, pomodori, panettone e vino: pacchi regalo per i suoi dipendenti».

Qui passava anche Enzo Jannacci…
«Entrava, prendeva il rum e mi diceva: “Mi raccomando, non lo dica al mio medico”. Ricordo anche Milva, che faceva la spesa al telefono e veniva a ritirarla di persona».

E oggi?
«Oggi vedo tanta rabbia, ma deve esserci anche la consapevolezza che certe cose non si possono fare. Durante l’estate ci siamo presi diverse libertà e in cattiva luce ci è finita una categoria precisa. Che, forse, non ha saputo autogestirsi».

Che prospettive vede per voi?
«Io sono sempre positivo, come nonno e papà. Il mio sogno è avere clienti che possano venire da noi anche solo per salutarci e scambiare delle chiacchiere. Anche questa è l’anima di una bottega».

La storia

Nel 1910 Camillo Robbiani apre una drogheria bottiglieria in viale Piave 20 (allora via Monforte).

L’11 settembre 1940 (come da certificato della Camera di Commercio) Gaspare Radrizzani rileva insieme alla moglie Maria l’esercizio di viale Piave.

Nel 1943 l’immobile viene distrutto dai bombardamenti bellici di Milano per essere poi ricostruito nel maggio 1945.

Nel 1950, approfittando del Piano Fanfani per la ricostruzione, Gaspare Radrizzani acquista con un mutuo i locali nella nuova costruzione sempre al civico 20 di viale Piave.

Nel 1965 la drogheria bottiglieria passa al figlio Giovanni Fausto, che a sua volta la cede in gestione – anni dopo – ad Emilio e alla moglie Patrizia.

drogheria Radrizzani anni '45
drogheria Radrizzani anni ’45

Drogheria Radrizzani

Viale Piave 20, Milano
02.76.02.31.19
drogheria@radrizzani.it

Dal martedì al sabato
dalle 8.15 alle 13.00
e dalle 15.30 alle 19.30
Chiuso domenica e lunedì mattina

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