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07. 05. 2021 12:42

Conoscete bene San Babila? Un viaggio tra chiese e palazzi antichi

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Scendendo alla fermata San Babila della linea M1, la rossa, è possibile scoprire luoghi davvero particolari della nostra città senza fare poi neanche tanta strada a piedi. Prima di tutti ovviamente, la basilica che dà il nome alla fermata e alla piazza: dedicata al culto di San Babila, un culto proveniente dal lontano oriente, la sua costruzione risale agli ultimi decenni dell’Undicesimo Secolo, a pochi metri delle mura storiche della città costruite ancora dai Romani.

 

Tradizione vuole che la nuova basilica prenda il posto di un edificio più antico, il “Concilium Sanctorum” (Concilio dei santi), che ospitava il clero missionario orientale, già costruito sulle rovine del tempio dedicato probabilmente ad Apollo. Restaurata nel 1880 dall’architetto Paolo Bianchi, che realizzò il recupero dell’originaria struttura romanica con integrazioni in stile, la sistemazione della facciata fu eseguita, invece, qualche anno più tardi da Cesare Nava. Il campanile, costruito nel 1820 in sostituzione di quello crollato nel Sedicesimo Secolo, nel 1926 fu trasformato nelle forme neo-romaniche che oggi ammiriamo.

Prendendo corso Matteotti vale la pena alzare lo sguardo più o meno all’incrocio con via Montenapoleone per ammirare un altro campanile, quello della chiesa di San Carlo. Difficile da credere che sia il più alto della città, ma è l’unico elemento che ci permette di capire dove siamo quando sia guardano le foto di inizio ‘900 di questa zona. Proseguendo dopo piazza Meda non prima di aver visto la scultura di Pomodoro, girando a sinistra si entra in via San Paolo. Qui è possibile notare Palazzo Spinola, una di quelle residenze che lasciano a bocca aperta.

Costruito nel 1580 per volere di Leonardo Spinola, di cinquecentesco in realtà non rimane moltissimo ed è solo richiamato dai rifacimenti ottocenteschi. Come da tradizione milanese, la facciata ben poco ha a che vedere con i capolavori interni. Molto semplice, elegante, ma sobria. L’interno, però, danza su tutt’altra musica: stucchi, dorature, affreschi, colonne per un lusso e una ricchezza di primo livello, senza però intaccare eleganza e stile, mai pesante o eccessivo. Il capolavoro maggiore lo firma il Tazzini che decora la Sala d’Oro, su progetto di Arganini.

Siamo a pochi metri da piazza Liberty, un vero gioiello del centro meneghino che deve il nome all’ex hotel Corso costruito nel 1905 dagli architetti Angelo Cattaneo e Giacomo Santamaria. La piazza, realizzata nel Dopoguerra, è stata oggetto di numerosi cambiamenti, ma la bellezza del palazzo che si può ancora oggi ammirare lascia sgomenti, a meno che vogliate scendere le scale ed entrare in un mondo decisamente più moderno: il negozio della Apple.

CI VEDIAMO IN…
Palazzo Sormani

Lo splendore degli interni resta un ricordo testimoniato dalle foto precedenti alla guerra, ma quanto s’è conservato testimonia degnamente la storia di una tra le più lussuose residenze milanesi a cavallo tra ‘600 e ‘700. L’origine però è già cinquecentesca, con le forme rinascimentali classiche edificate dal marchese Castaldo. Sempre nelle sue lineari forme rinascimentali, la proprietà successiva è di quelle che in città non si scordano.

Qui arrivano i Medici di Marignano, ovvero quel ramo mediceo che dà i natali a Pio VI zio di San Carlo Borromeo. Si entra in una nuova fase con la proprietà Monti, cardinale e grande collezionista d’arte. E’ lui infatti che chiama il Richini e ristruttura il palazzo in funzione della propria collezione. Morto il cardinale, il nipote mette nuovamente mano al palazzo convertendolo secondo la nuova moda del barocchetto. In particolare, la facciata si trasforma, arrivando alle forme rotonde che vediamo oggi e che all’epoca rivaleggiavano con Palazzo Litta, in corso Magenta.

L’occhio più attento avrà notato come la facciata rivolta al giardino non c’entri nulla con quanto successo fino ad ora; il retro infatti è da considerarsi una seconda facciata ed è settecentesca, lineare in chiaro contrasto con le forme bombate della facciata principale. Nel 1783 arrivano gli Andreani e il giardino lo firma Pollack. Qui iniziava la parte nobile della cerchia dei navigli, una sequenza di ville e giardini che da Palazzo Sormani arrivava ininterrotta fino a Brera.

RETROBOTTEGA
Casalinghi Fornaro

Il 28 novembre 1945 nasce Casalinghi Fornaro. La guerra è finita da poco e Stefano ed Anita Fornaro hanno voglia, desiderio di ricominciare. I primi articoli proposti sono lanterne a petrolio, catini e ghiacciaie: di questo la gente aveva bisogno. Col passare degli anni la sempre attenda visione del mercato in continuo mutamento porta Casalinghi Fornaro ad ampliare la gamma di prodotti: piccoli elettrodomestici, articoli da regalo e le “Liste Nozze”. Cambia anche la gestione rimanendo sempre famigliare: prima Adriano e Lidia ed oggi, terza generazione, Eleonora e Stefano. Serietà, competenza, qualità dei prodotti ed un incredibile entusiasmo: questi i termini per descrivere 73 anni di attività durante i quali la bottega storica, in piazza San Nazaro in Brolo 15, è diventata un punto di riferimento per i milanesi e non solo.

SE PARLA MILANES

Chi se cascia in tropp defà, el ven vecc e preste el va
Traduzione letterale: “Chi fa troppe cose diventa vecchio e muore presto”. Un modo di dire che invita a fare le cose con le giuste proporzioni senza esagerare. Si sa, infatti, che il troppo stroppia. E per essere chiari, senza troppi giri di parole, il dialetto meneghino con questo proverbio non vuol far altro che invitarci a moderare i nostri impegni e imparare a goderci la vita.


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