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18. 05. 2022 01:29

“Guida senza patente”, arriva il nuovo libro: «Pieni d’amore per i nostri piccoli»

Daniele Marzano e Mickol Lopez tornano con Lascia splendere la tua meraviglia

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Le avventure quotidiane di Guida senza patente sono tornate a imprimersi con l’inchiostro su un libro. Una delle famiglie social più seguite, composta dai coniugi milanesi Daniele Marzano e Mickol Lopez e dai loro tre figli, ha pubblicato da poco Lascia splendere la tua meraviglia (Fabbri Editore, 15,90 euro).

“Guida senza patente” in libreria con Lascia splendere la tua meraviglia

E’ un viaggio che parte da quando le stanghette del test di gravidanza hanno certificato che la mamma era incinta, fino ai giorni nostri, ora che Samuel ha sette anni, David quattro e Liam un anno e mezzo. Nel volume marito e moglie incoraggiano i piccoli ad apprezzare la loro unicità, a sviluppare i loro talenti, a credere in se stessi. Il libro sarà presentato domani pomeriggio alla Libreria Popolare Tadino, ma i posti sono già esauriti. Daniele e Mickol replicheranno però sabato 26 marzo, alle 10.00 alla Cascina Roma di San Donato Milanese alla finale del concorso letterario Smarrimenti.

guida senza patenteNon è un caso che Lascia splendere la tua meraviglia sia presentato nel giorno della Festa del papà. Guida senza patente ha sempre fatto emergere un ruolo non stereotipato di questa figura. «Da sempre si parla molto di maternità, ma è ancora raro sentire i papà raccontare la loro esperienza e quando succede in genere si descrive un papà comico e goffo: una figura che speriamo sia un po’ sorpassata», spiega Mickol.

Daniele, che papà sei?

«Come racconto sui social, sono un papà che cambia i pannolini, che chiede il congedo di paternità, che accompagna i figli alle visite mediche, che per tre volte si è occupato dell’inserimento dei bambini durante i primi giorni di asilo nido e che con la moglie si divide equamente i compiti. Tutto questo senza farsi chiamare “mammo”».

Veniamo al libro. A chi è rivolto?

Mickol: «E’ corredato da illustrazioni “sognanti”, ma è un libro per adulti, che a loro volta possono leggerlo insieme ai figli. Raccontiamo la nostra esperienza, ristabilendo un equilibrio fra la visione edulcorata della genitorialità e l’idea che fare figli in quest’epoca così precaria sia una follia. Per noi scriverlo è stato il mezzo per trasmettere a Samuel, David e Liam il nostro amore e perché facessero di questo amore la malta per creare la loro autostima, per poter un domani essere degli adulti felici».

Parlateci del capitolo intitolato “Una vita da mezzano”.

D: «E’ dedicato a David, il mezzano. Parafrasando la canzone di Ligabue Una vita da mediano, lui ha il ruolo più difficile, più stimolante. Non è quello che si prende sempre i meriti, perché non è un bomber, e non è neanche quello che para i rigori. E’ uno che fa un lavoro costante, che consente alla squadra, la famiglia, di portare a casa le vittorie».

Milano è a misura di bambino?

D: «E’ una città che dà tante possibilità a tutti. Abbiamo progettato iniziative importanti, anche con il Comune, sposando la campagna della blogger Onalim per chiedere la presenza di fasciatoi nei bagni degli uomini o negli spazi comuni: un modo anche per favorire le famiglie omogenitoriali o con due papà. Quando si evidenziano nuove esigenze Milano risponde».

Cosa andrebbe cambiato?

D: «La mentalità. In alcuni locali i bambini vengono visti come elementi di disturbo perché parlano ad alta voce, anche se è ciò che rende gioioso il mondo. Inoltre bisognerebbe continuare a favorire lo smartworking per i genitori: non è un privilegio, ma una necessità».

Cosa vi piace fare a Milano?

D: «Amiamo andare nei parchi vicino a casa nostra, come quelli delle Cave e dei Fontanili. Frequentiamo spesso anche il parco Sempione, il Castello Sforzesco e ci piace pranzare con gli amici in ristoranti dotati di area giochi. Poche settimane fa siamo andati tutti insieme alla manifestazione per la pace».

Come avete vissuto questi anni?

D: «Quando la pandemia è iniziata Mickol era incinta di Liam. In una prima fase eravamo un po’ preoccupati che non tutto sarebbe andato bene. Poi abbiamo cercato di vedere le cose in positivo.

In che modo?

D: «Durante le due gravidanze precedenti ho sempre assistito a tutte le visite. Nel 2020 i papà non potevano farlo più, così ho seguito le ecografie da casa sullo schermo con i primi due figli: è stata un’esperienza di condivisione bellissima. In questi anni abbiamo cercato di dare voce ai bambini in generale, ai quali è stato chiesto il maggior sacrificio, e alle donne che sono state costrette a lasciare il lavoro perché dovevano restare a casa con i figli per la chiusura delle scuole».

Non pensate che l’esposizione dei vostri figli sui social network potrebbe dare loro fastidio in futuro?

M: «E’ una riflessione che abbiamo fatto fin dall’inizio. Perciò abbiamo deciso di smettere di affrontare argomenti “divisivi” e non pubblichiamo mai foto che potrebbero mettere in imbarazzo, ridicolizzare, i nostri bambini. Il nostro racconto è talmente pieno di amore nei loro confronti, che faccio fatica a immaginarmi un futuro in cui loro ci chiederanno di “cancellate tutto”. Se dovesse accadere sarebbe un’occasione per confrontarci, come già facciamo con loro ogni giorno».

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