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16. 05. 2021 09:02

Parole per sconfiggere il male: «Dono libri per ricordare mia mamma»

L’iniziativa dello scrittore Crocifisso Dentello che raccoglie testi per l’Istituto dei tumori di Milano

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Trasformare il dolore in un’azione che possa far del bene al prossimo. Così nasce l’iniziativa dello scrittore Crocifisso Dentello che lo scorso novembre ha perso la madre di 62 anni a causa di un tumore al seno.

Da qui l’idea di ricordarla raccogliendo libri da donare all’Istituto dei tumori di Milano. «Il dolore è devastante – racconta Dentello – io ero legatissimo a lei. In qualche modo ho trovato in questa iniziativa un modo per esorcizzare il dolore».

Com’è nata questa idea?

«Ho pensato ai momenti passati all’Istituto dei tumori in attesa di visite e chemioterapie. Io e mia mamma passavamo l’attesa leggendo libri. Inizialmente volevo dedicarle una scaffalatura nella biblioteca dell’Istituto, ma non era possibile. Mi hanno consigliato di raccogliere libri e metterli a disposizione dei malati. Così ho lanciato l’appello».

Come si può partecipare?

«I libri possono essere spediti in via Jan Sibelius, 28 20162 Milano. Chiedo di scrivere sul frontespizio “Dono in memoria di Melina Vella” aggiungendo poi il proprio nome e la città. Ne sono già arrivati un centinaio da tutta Italia e qualcuno da Londra. Proseguirò fino al 15 febbraio, giorno della nascita di mia mamma, in quell’occasione li donerò all’Istituto».

Quanto può offrire un libro in una situazione di difficoltà?

«È importante evitare libri sulla malattia. Leggere e distrarsi fa bene, non solo ai malati, ma anche ai familiari. Mia mamma in quelle ore di lettura cercava di non pensare ai suoi mali».

Che libri piacevano a sua madre?

«Avevamo gusti abbastanza diversi, lei adorava i romanzi di narrazione mentre io cerco qualcosa di più impegnato. Però sono orgoglioso di averla convinta a leggere alcuni libri come la serie L’amica geniale di Elena Ferrante».

E invece dei suoi libri cosa pensava?

«Non li amava particolarmente, era molto severa con quelli scritti da me. Era una giudice inflessibile».

Lei sui social si è chiesto se sia giusto amare così tanto una persona: ha trovato una risposta?

«Io ho avuto un’infanzia e un’adolescenza di totale solitudine, mi sono aperto tardi agli amici e mia madre è sempre stata il mio punto di riferimento diventando il centro affettivo di tutta la mia esistenza. Mia madre era l’unica donna che ho amato, ho riversato tutto su di lei. Quando è mancata mi si è aperta una voragine. I miei fratelli hanno una loro famiglia, io ora mi sento solo. La malattia ci ha unito ancora di più, ho conosciuto il suo corpo, l’ho lavata e l’ho accudita».

La ricorderà con un libro?

«Sì sarà edito da La nave di Teseo e parlerà di mia mamma. È un libro che mi fa male perché mi fa pensare a lei, ma voglio farlo, è un modo per tenerla viva e averla idealmente accanto».

 

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