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22. 10. 2020 05:47

«Un libro bianco per non dimenticare. Per non dimenticarli»

I primi comitati per i diritti nelle Rsa nacquero sulla triste scia delle migliaia di morti all’interno delle case di riposo durante i mesi più bui della pandemia

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«La morte non arriva con la vecchiaia, ma con la solitudine», scriveva Gabriel Garcia Marquez. La solitudine dei più fragili ed anziani imposta dai protocolli sanitari nelle Rsa è al centro del “libro bianco” redatto dall’associazione Felicita.

«Un libro bianco per non dimenticare. Per non dimenticarli»

L’associazione Felicita, da quando è stata fondata, si propone come punto di contatto e coordinamento di queste realtà sul territorio nazionale: l’obiettivo non è semplicemente ottenere giustizia per i parenti delle vittime, ma sensibilizzare istituzioni ed opinione pubblica ad una nuova cultura dell’anzianità. Giulia Calisi (foto, ndr) è un membro attivo dell’associazione ed una delle redattrici del “libro bianco”. Ai microfoni di Mi-Tomorrow racconta il senso di quest’ultima iniziativa.

Giulia Calisi
Giulia Calisi

Che cos’è il “libro bianco”?
«Il “libro bianco” raccoglie decine di testimonianze di parenti sulle difficoltà nel poter visitare i propri cari nelle strutture anche e soprattutto nei mesi post lockdown. In molte Rsa le visite sono ancora vietate, in altre sono possibili per alcuni minuti una tantum, ma spesso a distanza, addirittura attraverso una finestra».

Non esistono delle linee guida sugli incontri nelle Rsa?
«Il primo settembre l’Istituto Superiore di Sanità ha emanato alcune linee guida per un ritorno graduale delle visite in struttura. Queste dovevano essere recepite dalle Regione e poi a loro volta applicate dalle case di riposo. Ma sembra regnare l’anarchia: ognuno applica il regolamento che vuole e Regioni e Rsa continuano a rimbalzarsi le responsabilità».

Quanto è importante per un anziano l’incontro con la propria famiglia?
«È fondamentale, così come lo è il contatto fisico con i propri cari. Spesso i pazienti sono persone con problemi come la demenza senile, di conseguenza è difficile spiegare loro cosa sia il virus e come stiano cambiando i nostri comportamenti e le nostre vite».

E come si sentono i pazienti delle Rsa in questa fase?
«Non ricevere visite viene interpretato dagli anziani, soprattutto quelli afflitti dalle problematiche che le elencavo poco fa, come un abbandono. Questa sensazione non è un solamente un sentimento, ma un fattore determinante nel deterioramento delle condizioni di salute».

Ma i protocolli di sicurezza vanno pur rispettati…
«Indubbiamente. Siamo i primi a chiedere la tutela sia per i pazienti della Rsa che per tutto il personale lavorativo delle strutture. Ciò nonostante delle soluzioni alternative esistono. Noi parenti non chiediamo di tornare alle visite quotidiane, ma che almeno avvengano con regolarità. Ci siamo resi disponibili a sottoporci al tampone prima di ogni visita».

E che risposte avete ottenuto?
«Le Rsa si celano dietro la classica frase “non possiamo, è per la salute dei vostri cari”. Ci vorrebbe una presa di posizione netta da parte delle istituzioni e delle direttive serie».

Pensate di consegnare il “libro bianco” a qualcuno in particolare?
«Il ministro della Salute Roberto Speranza, dopo il lockdown e lo scandalo delle morti nelle Rsa, ha istituito una commissione per ripensare il modello di accoglienza nelle strutture per anziani. A capo è stato messo il monsignor Paglia, che prossimamente ci ospiterà e con il quale speriamo di poter dare il via ad un tavolo di lavoro. Nell’occasione sottoporremo anche il nostro “libro bianco”».

Siete ottimisti?
«Siamo fiduciosi nell’operato del monsignor Paglia. Lui stesso ha parlato della necessità di riformare il modello di assistenza e accoglienza rivolto agli anziani».

Che modello immaginate?
«Una delle soluzioni ipotizzate potrebbe essere il co-housing con gli anziani. Sono strutture di dimensioni più piccole, in cui la gestione dell’anziano è più agevole e più umana. Poi certamente dal confronto con il monsignore speriamo possano emergere anche tante altre soluzioni».

Capitolo indagini sulle morti nelle Rsa: a che punto siamo?
«Non ci sono novità particolari. Siamo nelle mani della magistratura e attendiamo da parte dei tecnici l’esito finale delle indagini».

708

le strutture assistenziali per anziani in Lombardia

60.000

gli ospiti delle Rsa lombarde

Oltre il 50%

la percentuale di coloro che non ricevono visite da febbraio

Fonte: Cisl Lombardia

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