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22. 09. 2021 13:35

Luigi Ferri, dall’incidente alla ripresa: «Cerco i miei soccorritori»

La storia di Luigi Ferri, travolto a febbraio in sella al suo scooter, in via Melchiorre Gioia: «Un uomo e una donna mi hanno salvato e chiamato i soccorsi, li sto cercando»

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Di quel brutto pomeriggio, alcuni ricordi sono sfocati e confusi, altri ben fissati nella testa. Come il ricordo di quelle due persone che lo hanno salvato, soccorrendolo e infondendogli coraggio, e che ora vorrebbe poter ringraziare. Luigi Ferri, 29enne milanese, racconta con l’amaro in bocca ciò che gli è accaduto due mesi esatti fa. E ha chiesto l’aiuto della redazione di Mi-Tomorrow per diffondere la sua storia e provare a ritrovare le persone che cerca.

 

Luigi Ferri, la storia

Il fatto. Un sabato pomeriggio invernale, come tanti a Milano. L’emergenza coronavirus non era ancora esplosa e tutto scorreva come normale routine, tra traffico, code e via vai di pedoni. Luigi, che aveva in gestione un chiosco di piazza della Repubblica, a fine giornata chiude i locali e si avvia verso casa, in sella al suo scooter.

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«Arrivato in direzione Porta Nuova, vicino al Fatebenefratelli, ho superato con il semaforo verde l’incrocio con Melchiorre Gioia», spiega. Ma lì un’auto, nel curvare lo travolge. Uno schianto pazzesco e poi la confusione.

«È stato uno scontro violento, come se mi fosse passato sopra un treno – racconta Luigi – Sono stato tempestivamente soccorso in particolare da due persone. Una signora e un ragazzo, che passavano da lì in quel momento. Probabilmente non si conoscevano tra loro e hanno gestito il primo soccorso».

Conseguenze. Nell’impatto, Luigi è rimasto gravemente ferito e ha subìto sul colpo una semi-amputazione del piede sinistro. «Ma sono sempre rimasto lucido e non ho mai perso conoscenza», sottolinea. E ciò che da allora non ha mai dimenticato è stato quell’intervento provvidenziale.

«Ho ricordi confusi. La donna era bionda, con gli occhiali; sarà stata sulla cinquantina. Aveva i capelli mossi, era distinta, elegante. Lei si è occupata di tutta la parte “emotiva” della situazione. Mi stringeva la mano, mi teneva sveglio, mi ha chiesto il cellulare per avvisare la mia famiglia. Per altro mia moglie è incinta, perciò ho chiesto che venisse avvisata successivamente, con delicatezza, e che venissero avvertiti prima i miei fratelli. In quei venti minuti di attesa dell’ambulanza, che son sembrate ore, abbiamo parlato di tutto».

Il ragazzo invece ha gestito la parte pratica del soccorso. «Si è sfilato prontamente la cintura e me l’ha stretta intorno alla gamba ferita. Mi ricordo che mi ha chiesto se sentivo stringere e, quando ho annuito, ha risposto che era buon segno. Ha reagito con lucidità, sapeva ciò che faceva e credo che non tutti sarebbero riusciti a usare quella prontezza di riflessi. Era un ragazzo sui 30 anni, atletico».

Ricerca. Quando Luigi è stato caricato sull’ambulanza, ha perso le loro tracce. Vorrebbe ritrovarli, capire chi erano per poterli ringraziare, ma non è mai riuscito. La sua famiglia ha scritto post su Facebook e lanciato diversi appelli ma non si è mai riusciti a risalire ai due soccorritori. Le telecamere in quel momento puntavano verso un’altra direzione e non hanno ripreso quanto accaduto. E i vigili hanno riferito che al loro arrivo non c’erano più testimoni.

Condizioni. L’ambulanza ha spedito Luigi al San Raffaele, dove è stato operato. «Mi hanno dovuto amputare la gamba da sotto ginocchio in giù. Ero consapevole che il piede non si sarebbe salvato, dopo il botto ero lucido e vedevo in che condizioni era.

Ma quando mi sono svegliato dall’operazione, e ho visto che era stata amputata anche una parte della gamba, sono entrato in crisi. Purtroppo non si poteva fare altrimenti, per evitare rischi di infezioni e per poter posizionare poi la protesi. Ma non me lo aspettavo».

Dopo tre giorni dall’intervento, Luigi è stato spostato nel reparto di riabilitazione e dopo 40 giorni è stato dimesso. «Mi hanno dimesso più velocemente del previsto perché nel frattempo è scoppiata l’epidemia di coronavirus e hanno valutato che fosse più sicuro per me mandarmi a casa. Una volta a settimana vado al San Raffaele per la medicazione».

Rallentamento. Da quel momento la sua vita è stata totalmente stravolta. «Ero in un periodo felice della mia vita. Un bambino in arrivo, avevo appena cambiato lavoro. Un secondo prima stavo benissimo, e improvvisamente mi sono ritrovato catapultato in questa situazione. È stato un trauma. Mia moglie è entrata ora nel sesto mese di gravidanza e dovrei essere io a dare una mano a lei».  Ora per Luigi inizia una seconda fase, che però sta subendo grossi rallentamenti a causa dell’emergenza coronavirus.

«Dovrei seguire un supporto psicologico ma si è bloccato, e a fine marzo avrei avuto un appuntamento per la protesi a Bologna, ma è stato disdetto. Per ora è tutto fermo. Mi hanno spiegato che dovrò imparare a camminare daccapo, ci vorrà un anno di lavoro: sarà un percorso faticoso. Ma sono consapevole che sarebbe potuta andare anche peggio e che, senza l’aiuto di quelle due persone, probabilmente non ce l’avrei fatta. In ospedale mi hanno detto che era stata recisa un’arteria e che il loro intervento è stato provvidenziale. Per questo adesso per me è così importante ritrovarli e dirgli un immenso grazie».

Luigi Ferri, chi sta cercando

Due persone che lo scorso 8 febbraio, poco dopo le 18.00, hanno soccorso Luigi dopo un incidente in scooter. Il fatto è avvenuto in zona Porta Nuova, all’altezza del Fatebenefratelli.

La donna

Una donna sulla cinquantina, bionda, con i capelli mossi e gli occhiali. Distinta, elegante e ben vestita, ha aiutato Luigi nella parte emotiva, tendendogli la mano, facendolo parlare e avvisando i suoi familiari.

L’uomo

Un ragazzo di circa 30 anni, con un fisico atletico e che con sicurezza ha gestito la parte pratica e di soccorso dell’incidente, sfilandosi la sua cintura e stringendola attorno alla gamba di Luigi.

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