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24. 05. 2022 17:16

M6 pronta dopo le Olimpiadi: il clamoroso autogol di Milano

Che senso ha spendere soldi e fatica e non avere un'infrastruttura del genere nel momento in cui ospiti un evento internazionale?

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La M6 pronta dopo le Olimpiadi, la sesta rete metropolitana della città di Milano a disposizione solo post Milano-Cortina 2026. Questo è un clamoroso autogol da parte dell’amministrazione pubblica e uno smacco non indifferente a livello internazionale. Che senso ha adeguare la città per ospitare una manifestazione di questa portata se poi le infrastrutture sono pronte dopo l’evento stesso? 

La nuova linea, una città totalmente coperta

Avere la M6 pronta dopo le Olimpiadi vuol dire non dare il famoso boost al miglioramento della viabilità cittadina. Già, perché la sesta rete metropolitana è quella linea che dovrebbe, in teoria, attraversare tutta la città. La «Rosa» (questo sarà il colore della metropolitana) in un primo momento da Certosa avrebbe dovuto percorrere l’asse del Sempione e passare per il centro e poi proseguire lungo via Ripamonti fino al comune di Noverasco. Poi, dopo una prima rivisitazione, si è deciso per un nuovo tracciato che invece di andare lungo la direttrice nord-sud, collegherà la zona di sud-est della città con quella di sud-ovest. Un tragitto ancora da definire nel dettaglio e che conterebbe 12 stazioni; dovrebbe esserci un capolinea ad est a Ponte Lambro, poi fermate alla futura Arena di Santa Giulia, nel quartiere di Morsenchio, a Zama intersecando il passante e la futura Circle Line, a Piazzale Cuoco e a Lodi T.I.B.B. con interscambio con la linea M3. La linea dovrebbe proseguire e fare capolinea ad ovest all’Ospedale San Paolo in zona Barona. Tradotto: copertura quasi totale della città, con molti punti scoperti che avrebbero così un traffico urbano che ora non c’è. 

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L’annuncio dell’assessore Censi

Su come stiano le cose si è esposta chiaramente l’assessore comunale ai trasporti Arianna Censi: «Sulla progettazione una volta definito e condiviso il percorso, cioè dove deve passare, io credo che nel giro di un anno, un anno e mezzo, riusciremo a raggiungere l’obiettivo. Poi dovremo trovare i finanziamenti, però se riusciamo a progettare un’opera che tenga anche conto dei costi di realizzazione oltre che di gestione, credo che potremo fare un’opera che non arriverà prima delle Olimpiadi, ma che sarà un servizio per la città immediatamente dopo». Quindi, l’utilità di un servizio del genere? Certo, rimarrà alla cittadinanza nel periodo post olimpico, ma a noi serve mostrare al mondo intero che Milano è città pronta per ospitare qualsiasi tipologia di evento. 

Le risorse economiche che mancano

Arianna Censi ha parlato di una ricerca di finanziamenti. I primi 4,5 milioni di euro stanziati dal governo per lo studio di fattibilità vanno bene, ma chi andrà ad investire su un progetto che non arriverà per le Olimpiadi del 2026? Chi andrà a gettare soldi in un progetto del quale si parle ormai da 12 anni e del quale oggi non si ha neanche l’idea del percorso? «Milano non può sopportare un altro intervento di penetrazione dentro il cuore della città, ma noi dovremo collegare la linea 1, 2 e 3 alla linea 6». Non resta che aspettare e sperare che la M6 pronta dopo le Olimpiadi non sia un pessimo biglietto da visita per la città.

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