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05. 12. 2020 09:05

Milano, per non dimenticare Lea Garofalo: inaugurati i giardinetti intitolati alla testimone di giustizia

Il comune di Milano ha intitolato i giardinetti pubblici di via Montello a Lea Garofalo, testimone di giustizia brutalmente uccisa 10 anni fa

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Nel pomeriggio di ieri in via Montello, di fronte civico 4, il presidente del Consiglio Comunale di Milano Lamberto Bertolè ha fatto le veci del sindaco Beppe Sala – impegnato in una riunione d’urgenza con il Governatore Fontana sull’ordinanza regionale anti covid – alla cerimonia di intitolazione dei Giardini alla testimone di giustizia Lea Garofalo.

Lea Garofalo: un’intitolazione per non dimenticare

Il 19 ottobre 2013 in piazza Beccaria si celebrava il funerale civile di Lea Garofalo, una donna capace di spezzare i vincoli dell’omertà, di liberarsi dalle catene di una famiglia di ‘ndrangheta in nome della libertà, sua e della figlia Denise. A distanza di dieci anni dalla morte, il Comune di Milano le ha dedicato ufficialmente il Giardino di viale Montello 3, antistante al caseggiato dove Lea ha vissuto.

lea garofalo

Quest’angolo allegro e curato tra Via Paolo Sarpi e Piazzale Baiamonti, con i palazzi di vetro della Fondazione Feltrinelli sullo sfondo, ha accolto le autorità comunali e regionali, ma anche i rappresentanti di Libera e soprattutto tanti cittadini, compresi i volontari dell’associazione “Giardini in Transito” che da sette anni si prendono cura di questo spazio verde strappato alla ‘ndrangheta.

Una cerimonia colma di emozioni

Una cerimonia suggestiva, aperta dalle note struggenti de “Gli Angeli” di Vasco Rossi e chiusa da quelle di “Ovunque Proteggi” di Vinicio Capossela, le musiche che Denise scelse per il saluto di Milano a sua madre, hanno risuonato mentre cadeva il drappo che scopriva la targa di intitolazione: “Giardino Lea Garofalo, Testimone di Giustizia 1974 – 2009”.

«Questo è un luogo molto importante della nostra città: Via Montello, questo giardino, sono diventati luoghi della memoria della città di Milano – ha detto Bertolè – luoghi attivatori di impegno e consapevolezza, per ricordare sempre che le cose che oggi ricordiamo sono avvenute davvero, ci sono passate accanto mentre noi conducevamo le nostre vite. La memoria deve essere qualcosa che ci rende più scomodo il ricordo».

lea garofalo

«Ci vuole coraggio per denunciare, ci vuole ancora più coraggio per denunciare il tuo compagno e ci è voluto ancora più coraggio, da parte di Denise, per denunciare suo padre – ha detto con la voce vibrante di emozione Lucilla Andreucci a nome di Libera Milano – per cambiare le cose serve coraggio. È una storia triste quella di Lea, 1 kg e mezzo di ossa ritrovate vicino a San Fruttuoso, una bara leggerissima portata dall’allora sindaco di Milano Giuliano Pisapia e dal nostro presidente Don Luigi Ciotti, con tanti cittadini, associazioni, forze dell’ordine, perché il cambiamento lo si fa insieme. Sentivamo dentro il prezzo pagato da quella donna, quel suo coraggio e quello dello Stato che non ce l’ha fatta a proteggere la sua testimonianza, ma ha aperto e dato forza a tante altre donne. Oggi c’è un protocollo portato avanti da Libera “Liberi di scegliere”, grazie al quale tante donne che si vogliono liberare dalla prepotenza mafiosa ce la possono fare. Questa è una rivoluzione importante che parte dalle donne. Milano è una città che ha coraggio e consapevolezza del valore della memoria e tantissime iniziative sono state fatte per la città di Milano, città antifascista e antimafiosa, città della Resistenza, che sa dire no e getta un ponte simbolico, oggi, verso la Calabria e il piccolo paesino di Petilia Policastro dove è nata Lea».

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